Sul Tevere con Fitzcarraldo, l’opera in battello che tra arte e preoccupazione ci mostra la città del post umano
Roma, fine estate. Un battello naviga sul Tevere al tramonto, dall’isola Tiberina a oltre la Cassazione e ritorno. Lungo la traversata anche il clima bollente che da mesi non dà tregua alla città pare placarsi, un venticello quasi dimenticato accompagna chi ha scelto di passare il primo sabato di settembre ad ascoltare Fitzcarraldo – Opera lirica su battello, l’evento che ha messo insieme il Teatro dell’Opera di Roma ed E45, grazie alla direzione artistica di Fabio Morgan, alla direzione musicale di Francesco Leineri e al libretto di Andrea Carvelli.

E se non bastasse sufficiente c’è la musica a lasciar subito di stucco. Alessio Cavaliere alle percussioni, Luigi Ginesti al corno francese e Francesco Leineri dedicato al live electronics. Questo trio, lontano dall’idea classica di opera lirica, anticipa i temi della vicenda, come se in quella modernità fosse racchiuso un mondo che già non è più. Non sono le possibilità dell’avvenire, il domani che si spalanca grazie alla tecnologia di Leineri. Quello, ormai, è già passato. La musica è cupa, carica d’ansia. E in una Roma di fine estate, dal basso del fiume, sotto il livello stradale, là dove oltre agli altri naviganti son ben pochi gli esseri umani, anche chi assiste si sente già lontano dalla vita che aveva sul molo.
Ad accompagnare gli spettatori, quaranta per evento, è una storia da fine della storia umana, quella di un regista, Fitzcarraldo, della sua compagnia, dell’arte che prova a sopravvivere a una Roma distrutta dal male del mondo, dove la storia lascia spazio alla contemporaneità e la contemporaneità diventa matrigna, portatrice di morte. Con lui un attore, un’attrice, l’aiutoregista e un piccolo coro. Forse non gli ultimi sopravvissuti di questo mondo in rovina, ma certo quelli che vorrebbero portarlo avanti in un modo solo, tramite l’arte.
Il protagonista, non lo vedremo mai. Giorgio Celenza fa navigare il suo Fitzcarraldo con lo sguardo sempre rivolto in avanti. Cosa vede in quel domani che potrebbe non esserci? Q \ualsiasi cosa sia è ben più importate del mostrarsi al pubblico, al quale concede solo la sua voce elegante. Più che una guida, però, appare assorto in sé, in quel mondo intimo che vuol tirar fuori e che deve tirar fuori, pena il doversi arrendere a un mondo in rovina.
Chi invece vediamo bene sono gli altri protagonisti. Antonio Sapio dà voce all’attore, Clara La Licata alla sua compagna attrice. L’ansia di quel domani-non-domani che sembra pararsi innanzi a loro è ben più mitigata in queste due figure poste anche fisicamente al centro della scena. In loro, anzi, con un canto più leggero, si sente l’aspettativa per l’avvenire, il futuro che ancora è lì, in arrivo. A guidarli forse la fiducia in Fitzcarraldo, che su di sé carica l’ansia se non di una specie almeno di un gruppo, quasi come un padre.
Dall’altra parte del battello, quasi alle spalle degli spettatori, Yuri Guerra è l’aiuto regista che dà indicazioni ai due attori, quel collante tra Fitzcarraldo che guarda avanti e lo spettacolo che si sta preparando. Di lui spicca, oltre alla voce, la capacità attoriale. Dirige e dà ordini compiacendosi più o meno col volto a seconda di come lavorano gli altri due. Se Fitzcarraldo sa di star portando avanti il mondo, di avere quasi una missione, lui ha la consapevolezza del soldato fedele; forse non è certo di come andranno le cose, ma nel dubbio fa ciò che deve con serietà, e a quel ruolo di aiuto regista affida tutta la vita che ancora trattiene in sé.
Fisicamente interposta tra Fitzcarraldo e i suoi due attori, sita a prua e rivolta agli spettatori, una piccola rappresentanza della Cantoria del Teatro dell’Opera di Roma ha dato vita al coro di accompagnamento delle vicende del gruppo d’attori. Nel loro canto armonioso ma a tratti lugubre il racconto del mondo che va verso la propria fine, il lamento della storia mentre vive il suo ultimo atto. Nel loro cantare si rivede Roma, Roma vista con gli occhi del dopo, la Roma silenziosa che scorre con il battello sul Tevere. È nelle loro voci che la tensione musicale si esaspera, controbilanciata dalla quotidianità dei temi degli attori. Così come nella voce dell’oracolo, il fuoricampo di Antonello Dorigo, preso in prestito dal mondo classico perché si sa, tutto è circolare, e la fine non può che essere un ritorno all’inizio, e poi chissà.

Quando la musica finisce e il battello attracca di nuovo al molo davanti all’Isola Tiberina, dove si può camminare accanto a rumorosi stand che vendono di tutto, dall’incenso alla pizza, sembra di essersi risvegliati da un sogno, un viaggio in un’altra dimensione, in un altro tempo e un’altra Roma. L’aria fresca che ha scortato i naviganti lungo il fiume si è placata, e la sera settembrina troppo calda risveglia i pensieri e qualche preoccupazione. Dove ci hai accompagnati, Fitzcarraldo? Lungo il tuo domani in cui ancora vedi speranza o lungo l’ansia del vuoto in cui potrebbe precipitare il nostro?
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Fitzcarraldo – Ideazione, direzione artistica: Fabio Morgan – Composizione e direzione musicale: Francesco Leineri – Libretto: Andrea Carvelli – Con: Giorgio Celenza, Yuri Guerra, Clara La Licata, Antonio Sapio -Antonello Dorigo – Alessio Cavaliere, percussioni – Luigi Ginesti, corno francese – Francesco Leineri, live electronics – Cantoria del Teatro dell’Opera di Roma: Maria Chiara Bisceglia, Dario Casavecchia, Anita Cirillo, Jlenia Cozzolino, Federica Lanna, Gabriele Lucani, Giulia Manzini, Dorotea Marzullo, Christian Masciavè, Christine Mazza, Lorenzo Piroli, Ferdinando Schettino, Andrea Sordi, Emanuele Sordi, Francesca Squillace – Produzione esecutiva e allestimento: Alessandra Muschella – Direzione organizzativa Gianni Parrella – Organizzazione: Daniele Grifoni, Giacomo De Rose – Assistente costumista: Martina Turella – Direzione tecnica: Concetto Cipriani, Marco Cipriani – illustrazione Funkamore – ufficio stampa Marta Volterra per HF4 – Foto e video: Emidio Vallorani, Francesca Vangieri – Progettazione: Gianluca Cheli – Un progetto realizzato dal Teatro dell’Opera di Roma, E45 con il sostegno di Roma Capitale in collaborazione con Zètema Progetto Cultura – Dal 2 al 5 settembre sul Tevere





