Filippo Nigro e Fabrizio Arcuri mettono in scena una narrazione efficace, capace di esplorare con misura e ironia le fragilità dell’esistenza
Il luogo spettacolare è il Bastione San Matteo, uno dei quattro torrioni angolari del basamento di Castel Sant’Angelo a Roma che affaccia sul Tevere e dal quale si può ammirare, in lontananza, la maestosità di San Pietro. Sulla sua sommità, una piccola piazzetta circolare, dove la sera dello scorso 9 settembre è andato in scena, per la rassegna L’Angelo e la Luna, lo spettacolo EveryBrilliant Thing (Le cose per cui vale la pena vivere). È la sera in cui il teatro abbandona la sicurezza delle quinte per mescolarsi direttamente con le persone in platea.

Filippo Nigro
Sul palco – o per meglio dire, in mezzo al pubblico – si è mosso da vero mattatore Filippo Nigro, protagonista di questo celebre monologo firmato dall’autore Duncan Macmillan. Diretto dallo stesso Nigro insieme a Fabrizio Arcuri, lo spettacolo viene portato nei teatri italiani fin dal 2021 con grande e ininterrotto successo.
Che non si trattasse di un monologo tradizionale, con la solita scenografia fissa, i soliti riflettori e la classica barriera tra chi recita e chi guarda, lo si è capito fin dall’inizio. Ancor prima che lo spettacolo entrasse nel vivo, mentre il pubblico prendeva posto, lo stesso Arcuri si aggirava tra le sedute distribuendo un cartoncino – di cui si dirà poi – ai presenti. Un gesto informale che rompe subito la quarta parete e prepara una struttura drammaturgica interattiva, capace di trasformare la finzione scenica in un’esperienza collettiva viva e profonda.
Al centro del testo c’è il racconto di un dolore intimo, che affronta argomenti delicati come la depressione e la piaga del suicidio. La storia nasce dalle vicissitudini e dagli escamotage di un bambino di appena sette anni, deciso ad aiutare la propria madre a superare una grave fase depressiva e autolesionista e, forse, ad esorcizzare la paura che inconsciamente inizia a manifestarsi in lui. Per convincerla che la vita offre sempre dei motivi per andare avanti, il piccolo inizia a scrivere una lista speciale con le cose per cui vale davvero la pena vivere. Quello che parte come un semplice gioco legato alle piccole gioie dell’infanzia cresce insieme al protagonista: attraversa l’adolescenza, arriva all’età adulta e raccoglie alla fine un milione di buone ragioni per continuare a vivere.
La drammaturgia assegna un ruolo fondamentale agli spettatori, chiamati a interagire attivamente nel flusso del racconto. Attraverso il cartoncino – di cui sopra – distribuito ad alcuni spettatori designati, viene dato un numero e un testo specifico da declamare ad alta voce, oppure un piccolo ruolo da interpretare. Questa imprevedibilità nelle reazioni e nella partecipazione del pubblico, rende la pièce ogni volta diversa dalla precedente.
È qui che emerge tutta la bravura attoriale di Filippo Nigro: con una prova intensa e partecipata, Nigro domina l’imprevedibilità con maestria, guidando gli spettatori-attori a dire le battute giuste, mantenendo un perfetto equilibrio tra ironia e dolore, per continuare il flusso narrativo.
Seguiamo così l’intero percorso di vita del bambino diventato uomo: la crescita, gli studi della laurea, il matrimonio e infine l’inevitabile scontro con la morte della madre. In un finale toccante, sarà proprio quella lista , dimenticata dal figlio tra qualche pagina dii un vecchio libro, a sostenere il padre ormai solo, aiutandolo a sopravvivere al peso del lutto per la scomparsa della moglie. La dimostrazione catartica di come la bellezza possa riemergere anche nelle situazioni più tragiche della nostra esistenza.
La prova di Nigro è di grande levatura, a suo agio in tutti momenti narrativi e, come già detto, con un controllo completo sulle dinamiche con gli spettatori, che ha condotto con abilità e perizia, verso il finale dello spettacolo.
La serata all’aperto ha mostrato però qualche piccolo limite pratico che ha penalizzato chi sedeva nelle file di fondo dell’emiciclo. Nella parte iniziale si è avvertita la mancanza di microfoni per gli spettatori chiamati a leggere la lista – problema di cui Nigro si è poi accorto ponendovi rimedio – a cui si sono sommati alcuni rumori di fondo provenienti dalle manifestazioni all’esterno di Castel Sant’Angelo. Trattandosi di un lavoro che vive di partecipazione, la pièce beneficia sicuramente di più in uno spazio chiuso, al riparo da distrazioni sonore e dove tutti possano percepire correttamente ogni singolo passaggio narrativo.

Filippo Nigro
Ma al di là di queste piccole pecche logistiche, lo spettacolo ha riscosso un grande e meritato successo. Il pubblico presente ha tributato lunghi e ripetuti applausi sia a Filippo Nigro sia a Fabrizio Arcuri, festeggiando un’opera potente capace di abbattere le barriere e celebrare la forza della vita.
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Every Brilliant Thing (Le cose per cui vale la pena vivere) – con Filippo Nigro, regia Filippo Nigro, Fabrizio Arcuti, Rassegna L’Angelo e la Luna, in copertina filippo Nigro, Castel Sant’Angelo, 9 settembre 2026
Foto ©Grazia Menna
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