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“Train to busan”, lo zombie movie che ha cambiato il cinema coreano

Tra adrenalina, critica sociale e tensione claustrofobica, il film di Yeon Sang-ho torna nelle sale italiane in 4K, confermandosi uno dei titoli simbolo dell’horror contemporaneo.

Influenzato dall’eredità dei maestri del genere come Romero e dalla tecnica registica del più recente 28 giorni dopo di Danny Boyle, il cineasta Yeon sang-ho ha saputo ridefinire lo zombie movie moderno, reinterpretandone i temi attraverso uno sguardo sensibile e attento alle dinamiche sociali della nostra contemporaneità. 

Kim Su-an

«I film sugli zombie lasciamoli girare agli americani», questa era la frase che riecheggiava tra i corridoi delle grandi case di produzione sudcoreane fino ad un decennio fa. Qualsiasi regista a cui venisse la malsana idea di voler girare uno zombie movie era immediatamente tacciato come incauto, o almeno insensibile al gusto e agli interessi del pubblico generalista del paese. Di conseguenza il progetto veniva, senza troppi ripensamenti, cestinato. E quei pochi film che riuscivano poi, con estrema difficoltà, ad uscire nelle sale restavano ai margini del mercato cinematografico. Il genere zombesco era percepito dal pubblico mainstream sudcoreano come qualcosa di troppo lontano dalla loro cultura, ad uso e consumo del pubblico americano, appunto.

Le cose cambiano nel 2016, quando un giovane regista di Seoul, forte di una promettente esperienza nel mondo dell’animazione, dopo aver incassato l’ennesimo rifiuto — dovuto anche agli elevati costi di produzione — riesce finalmente a realizzare il suo primo lungometraggio: Train to Busan.

Il film ha il merito di invertire la rotta, dimostrando che anche in Corea era possibile realizzare uno zombie movie capace di raggiungere il grande pubblico. L’opera si guadagna così la fama di precursore di una wave asiatica che, di lì a poco, avrebbe trasformato il genere in un fenomeno mainstream, capace anche di scalare le classifiche del mercato globale.

Lunedì 31 agosto si è tenuta a Roma, al cinema Quattro Fontane, alla presenza di Gabriele Mainetti, l’anteprima del film, che verrà distribuito per la prima volta nelle sale italiane dal 2 settembre grazie a BIM Distribuzione e Tucker Film in versione 4k.

La trama è tanto asciutta e lineare quanto incisiva. Seok-wu è un manager finanziario talmente ossessionato dal proprio lavoro da trascurare la figlia Su-an. Il giorno del suo compleanno la bambina chiede al padre di essere portata dalla madre, dalla quale l’uomo si è da poco lasciato. Durante il viaggio in treno verso Busan, dove vive la mamma, si scatena una terribile epidemia che inizia a colpire anche i passeggeri del treno. Nessuno è più al sicuro e il viaggio si trasforma in breve in un’infernale lotta per la sopravvivenza.

Vedere Train to Busan è come salire sulle montagne russe e godersi due ore di pura adrenalina. Il film ha la capacità di avvolgere lo spettatore con il suo ritmo incalzante e ipnotico e di trasportarlo con sé all’interno di uno dei tanti vagoni di quel claustrofobico treno sotto attacco, tra passeggeri sgomenti e terrorizzati. L’opera però non si limita soltanto ad essere circoscritta in un horror d’azione dall’elevato coefficiente d’intrattenimento ma va ben oltre: i personaggi che abitano la scena (e quindi il treno) vengono presentati e caratterizzati uno ad uno con grande scrupolosità e realismo così da creare un vero e proprio microcosmo sociale ed eterogeneo estremamente credibile. (come fatto solo qualche anno prima dal connazionale Bong Joon-ho con il suo acclamato Snowpiercer, anche quest’ultimo ambientato all’interno di un treno).

Persino nelle sequenze più marcatamente action-thriller le sottotrame dei vari personaggi non vengono abbandonate; anzi, grazie ad abili espedienti narrativi, i protagonisti acquistano sempre più sfumature che ci spingono a voler approfondire la loro conoscenza, con sempre crescente attaccamento emotivo: insomma, ognuno di loro si evolve, cambia, trovando alla conclusione del proprio iter narrativo il suo compimento. Ciò non sarebbe stato possibile senza le brillanti interpretazioni di attori come Gong Yoo, oggi noto al pubblico internazionale per il ruolo di reclutatore nella fortunatissima serie Squid Game, o della giovanissima sorpresa Kim Su-an, capace di emozionare con la sua dolcezza e sensibilità recitativa. Da sottolineare anche le prove di Jung Yu-mi nei panni di una giovane moglie incinta e di Ma Dong-seok in quelli del marito valoroso e solidale. 

Train to Busan si colloca dunque tra i più illustri modelli di “elevated horror” del nuovo millennio capace di affiancare alla componente action spettacolare profonde riflessioni sulle idiosincrasie che regolano i rapporti sociali dell’uomo contemporaneo (nel suo caso asiatico). Lo spettatore giunge a porsi una temibile domanda: Il cieco individualismo umano può rischiare davvero di trasformare l’uomo nel più brutale dei mostri? 

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Train to Busan: Regia: Yeon Sang-ho – Sceneggiatura; Park Joo-suk – Con: Gong Yoo, Jung Yu-mi, Ma Dong-seok, Kim Su-an, Choi Woo-shik, Ahn So-hee, Kim Eui-sung – Musica: Jang Young-gyu – Prodotto: RedPeter Film – Corea 2016 – Nei cinema dal 2 settembre 2026

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