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Leo Gullotta: “Tiresia smaschera le vanità, rifiuta il potere e si batte per la verità”

Da un ancestrale e leggendario passato, un veggente che racconta odierno e futuro. All’Anfiteatro della Radura prenderà vita una storia.

Il prossimo 8 agosto, la sesta e fortunata edizione del Mythos Festival sotto la direzione di Luigi Tabita, come ogni anno, andrà a terminare. È trascorso già un mese dal suo inizio ufficiale: trenta giorni proseguiti fra laboratori, spettacoli e l’una o l’altra anteprima nazionale. Trenta giorni e la rinomanza di una rassegna ellenica da continuare a preservare, a Troina, borgo fra i più belli dello Stivale, una gemma sui Nebrodi, normanna e medievale. E allora, non poteva esserci conclusione migliore. Ed è di Fabio Grossi, insieme a Giusi Checcaglini l’origine ideativa di quel che di particolare accadrà nel verdeggiante Anfiteatro della Radura dove a declamare ci sarà “un uomo di Sicilia”.

Un uomo che ha da sempre un calibro e un rilievo, dallo schermo al palcoscenico, un prestigio e un’inusitata levatura: Leo Gullotta, comico e attore, doppiatore e imitatore. Con l’arte nelle vene e la sua terra nel cuore, vi tornerà per raccontare di colui che fu “simbolo di conoscenza totale oltre i confini del genere”, maschile o femminile: Tiresia, “figura sovrastante” e cieco veggente, l’indovino chiosato da Omero fino a Dante. Greco e profetico, lucido preveggente, ed il passato mitologico che rimbomba, oltremodo, sul presente. Con il maestro Gullotta noi vi abbiamo conversato. E qui sotto proveremo a consegnare, seppur per iscritto, il fascino espositivo e argomentativo di un artista saggio e sapiente, dalla dialettica puntuale ed elegante, accurata e aderente, tanto garbata quanto profondamente brillante e intelligente.

In scena Tiresia attraversa Omero, Sofocle, Euripide e altri autori classici. Qual è stata la voce che l’ha sorpresa di più e che le ha restituito un Tiresia inatteso?

Tutte, perchè con questa lettura, con questo reading non ci limiteremo soltanto ad evocare Tiresia. Ma per l’eco appunto del vaticinatore, che ancora risuona, proporremo un confronto a specchio con altrettanti autori moderni, che in modi differenti hanno glossato la figura sovrastante di Tiresia. E naturalmente tutto questo attraverserà autori come Ovidio con le Metamorfosi, Omero e Sofocle, Euripide ed Eschilo, Orazio e Virgilio. È a cominciare dalla bellezza dei loro versi che proporremo con grazia e tenacia una sorta di apologia di Tiresia. Versi che direttamente o indirettamente, ci offrono la personalità preveggente, maschile o femminile di colui che non vedeva con gli occhi ma con la mente. Tuttavia, tutto quello che giunge a noi sugli stereotipi del mito è per via indiretta. Possiamo godere di racconti tra il serio ed il faceto che danno luce a personaggi incastonati nella Storia e nell’Epica. Ma, come con gli storici, anche nella letteratura il punto di vista è soggettivo. Uno stesso racconto assume varie vesti in base all’autore. E quindi, è andando avanti e indietro tra il classico e il moderno, che scambierò, diciamo, il turno sia nel tessuto del racconto che nel singolo concetto. La particolarità di tutta la serata sarà proprio questa. Ad esempio c’è il bellissimo pezzo, più contemporaneo ed anche divertente, ironico e graffiante di Andrea Camilleri. Anche questo è un punto di riferimento preciso per parlare di Tiresia.

Uno spettacolo come questo non segue una narrazione lineare, ma è costruito, si è detto, come un attraversamento di testi e pensieri. Da attore, qual è stata la sfida più complessa: trovare un filo narrativo o trovare un respiro emotivo che tenesse insieme tutto?

Più che altro trovare un sapere dentro la Storia. Grattare la Storia con curiosità e per conoscere, perchè è in questo terreno prezioso, gigantesco e meraviglioso, tra le righe degli innumerevoli libri che si ritrova anche la vita. Sempre e comunque. E gli anfiteatri, in fondo, servono a questo: ad osservare dentro la Storia. Eppure, purtroppo, da essa sembra che nessuno abbiamo ancora imparato nulla. Prendiamo come esempio la disputa umana, la guerra. Da sempre, l’uomo fa accompagnare la propria vita dalla guerra. Pensavamo nella nostra epoca di averla distanziata da grandi sacrifici, mentre adesso siamo contornati dall’eco della stessa. Dopo aver vissuti momenti drammatici, li stiamo, ahimè, rivivendo. Ed è qui che entra in gioco con forza l’espressione “corsi e ricorsi storici” di Giambattista Vico, dalla sua opera principale, La scienza nuova. Mai nulla si è imparato per non ripetere assassinii e devastazioni. Tante menti libere hanno insegnato l’uso della compassione e della carità. Demiurghi che si dichiarano seguaci dell’amore di Cristo ma non si fermano di fronte a genocidi che ripetono atrocità vissute e provate. Atrocità di cui sono i bambini le prime vittime, in riferimento alle decine di migliaia di giovani vittime uccise a Gaza. In questo momento il mondo è come se avesse perso la parola. È impaurito, messo da parte, inerte. Quindi, ha bisogno di essere un po’ scosso. Con la storia e attraverso la storia. Questo è l’intento di questa serata che mi è stata richiesta e che, nella mia Sicilia, con grande piacere ho accolto. Io sono di Catania, amo la mia città. Sono stato a Catania fino a 22 anni e, da circa quarantatré, abito a Roma, una città altrettanto meravigliosa ma oggi anch’essa sconvolta, ansiosa, impazzita, cambiata. Oppure, prendiamo un altro esempio. La questione degli omosessuali e della donna. I diritti riguardanti l’emancipazione delle donne e quelli LGBT. La piaga del femminicidio indica che molto ancora c’è da fare. Per quanto riguarda gli omosessuali, la situazione è altrettanto complessa e varia notevolmente da un paese all’altro. Si pensi che in 63 paesi c’è ancora il divieto, con otto di questi che prevedono la pena di morte per atti omosessuali. A questo proposito, ricorderò una serie di nomi che si sono battuti nella storia: da Magnus Hirschfeld a Heinrich Ulrichs, Harvey Milk, Mario Mieli e tanti altri. Per poi arrivare a Curzio Malaparte e D’Annunzio e ancora avanti su tutto questo. Ed ancora sempre Tiresia. Fino ad arrivare a Michela Murgia. Tiresia e Michela Murgia sono separati da millenni ma uniti dallo stesso gesto, cioè dire la verità al potente. Il veggente tebano, cieco ma lucido, smaschera la hybris, svela le conseguenze della tracotanza e della superbia. Michela Murgia, scrittrice e attivista, fa lo stesso con il presente. Decostruisce il linguaggio del potere. Entrambi parlano da una condizione marginale. Tiresia è vecchio ed escluso dalla corte. Michela Murgia ha fatto del corpo malato e queer un luogo politico. La loro autorità nasce proprio dalla vulnerabilità. Non hanno troni, hanno parola. Per entrambi, la profezia è etica. Se taci davanti alla colpa, diventi complice. E quindi la differenza sta nello scopo. Tiresia ristabilisce l’ordine cosmico, Murgia lo mette in discussione per crearne uno nuovo. Fino ad arrivare ad Oscar Wilde, oppure alla lotta delle donne. Donne in parlamento, donne nella storia. Tina Anselmi, Teresa Mattei, Nilde Iotti. E ancora, in questo andirivieni, si arriva a Piero Calamandrei, un moderno veggente. Che non leggeva il futuro negli astri come Tiresia, ma che leggeva le tendenze del presente con una lucidità che lo faceva sembrare in anticipo sui fatti. Giurista, costituente, antifascista, Calamandrei aveva capito prima di molti dove la democrazia rischiava di logorarsi. Avvertiva, infatti, che la Costituzione era un pezzo di carta che se non veniva riempita di partecipazione era un avvertimento che suonava profetico. E con il rischio di ridurre i diritti a formule vuote. Calamandrei pagava la sua visione con l’impopolarità. Parlava contro il conformismo dei partiti, contro il trasformismo, contro l’idea che la libertà fosse acquisita una volte per tutte. Tiresia è un veggente degli dei, Calamandrei un veggente della Repubblica. Il primo parla per destino, il secondo per scelta civile.

Lei, fra i tanti, ha affrontato Pirandello, Shakespeare, Eduardo. Cosa ha Tiresia che non aveva mai incontrato prima in un personaggio?

Il fatto che in quanto veggente è qualcos’altro. Il veggente è colui che seguendo il suo animo entra più di chiunque altro nella realtà degli accadimenti. A questo proposito c’è anche un altro grande indovino greco: Calcante. Si descrive di lui nell’Iliade di Omero. Rispetto a Tiresia è più tecnico e meno tragico. Tiresia ha un ulteriore tratto unico. Ha vissuto sia come uomo che come donna per sette anni. Questo lo rende simbolo di conoscenza totale oltre i confini del genere.

Un veggente che racconta il futuro ma è intrappolato nel mito. Ha sentito il peso della responsabilità di dare voce a questa figura senza tempo?

Ho sentito un input e da questo è arrivata la spinta. Nonostante io oggi abbia 80 anni, non appena mi danno un input io parto subito in quarta. È una spinta, un entusiasmo che cerco di dare anche ai giovani, ai quali mi rivolgo e li esorto a crederci, a raccogliere esperienza, a mettere studio, professionalità, attenzione. A ragionare, piuttosto che a imbambolarsi. Il talento è come una pianta e spesso non è sufficiente. Senz’acqua la pianta non cresce. Nel caso del teatro ad esempio, rispetto al cinema e al rapporto con la macchina da presa è un linguaggio completamente differente. Queste sono conoscenze che si devono apprendere, anche quelle sul modo in cui si adopera la voce davanti ad un microfono.

Qual è stato il punto di contatto più forte che ha trovato tra il mito e il presente? Cosa significa per lei oggi interpretare un indovino?

Significa battersi sempre per la verità, e io qui ci rivedo me stesso. Tiresia è la figura perfetta. Cieco, veggente, androgino. La storia è piena di riferimenti all’androgino, al maschio femmina-maschio. E Tiresia suo malgrado visse questa condizione per apoteosi. Tiresia, colui che, come ho detto, ha sempre lottato per la verità. La sua profezia smaschera vanità, predice lutti, rifiuta potere. E quindi combatte a favore della verità. Ad esempio, Cassandra che male aveva fatto se solo aveva parlato di verità? Se pensiamo a oggi, la verità è una parola sconosciuta. Oggi, più di ieri, nell’era dei social, prevale il falso, il cosiddetto fake. Prevale la bugia concepita come un pregio. O forse concepita come qualcosa di valido se travestita da utilità. Prevale, quindi, il falso, e le tesi irrazionali di pochi prepotenti. E qui subentra immediatamente Orlando di Virginia Woolf. Lei dice e scrive sulla verità. Altro non rimane che confessare la verità. Orlando è diventato una donna. Mai creatura umana da che mondo e mondo era apparsa più affascinante. Le sue forme univano il vigore di un uomo alla grazia di una donna. Parole meravigliose di Virginia Woolf.

Dal punto di vista della costruzione fisica e vocale di Tiresia, che tipo di confronto è nato con il regista e come si è preparato per arrivare a questo personaggio? Cosa le ha richiesto Tiresia che nessun altro ruolo fin qui le aveva mai richiesto?

Sicuramente come per tutti i ruoli ha richiesto uno sforzo. Ho lavorato spesso con il regista, Fabio Grossi. In particolare, però, in questo caso, e da uomo di Sicilia mi piaceva l’idea di contribuire a far crescere un bellissimo Anfiteatro che si erge in una piccola realtà come Troina.

C’è una frase di Tiresia che, terminate le prove, continua a risuonarle dentro tutte le volte?

La figura di Tiresia in sé. Non c’è una frase specifica. È piuttosto la forza con cui Tiresia pronuncia ciascuna di esse, ciascuna delle intuizioni e parole. Il linguaggio che usa in qualsiasi tipo di situazione. E lo sentirete e spero di riuscirlo a trasmettere in questo spettacolo che è stato pensato e diretto da Fabio Grossi, scritto da quest’ultimo insieme a Giusi Checcaglini, con le bellissime musiche evocatrici di Germano Mazzocchetti. Quindi, spero di indurre la platea a sapere, a conoscere, a pensare. Perchè pensare per il tramite della storia significa ritornare alla vita. La nostra vita.

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TEIPEΣIAΣ TIRESIA TEIRESÍAS Il mito del veggente androgino e cieco – costruzione drammatica di Giusi Checcaglini e Fabio Grossi – regia: Fabio Grossi – con: Leo Gullotta – musiche: Germano Mazzocchetti – produzione: Compagnia Castalia – in collaborazione con: Mythos Troina Festival – direttore artistico: Luigi Tabita – Anfiteatro della Radura di Troina, 8 agosto 2026

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