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Il grido di Noa a Villa Osio: «La Pace non può aspettare: il momento è ORA»

Dalle parole di Khalil Gibran alle note cristalline del suo nuovo album The Giver and The Sea, l’artista israeliana ci insegna a non temere il cambiamento.

Per il Roma Summer Fest 2026, Villa Osio – con la sua magnifica cornice di pini romani simbolo da sempre , nell’immaginario collettivo, di Roma – ha ospitato il concerto di Noa – Achinoam Nini. Davanti ad un pubblico che ha gremito ogni posto a sedere disponibile, ma che si è assiepato anche  lungo il perimento riservato alla platea, l’artista – perché indicarla solo come cantante è assolutamente riduttivo – israeliana ha presentato il suo ultimo lavoro discografico: The Giver and The Sea.  Con lei sul palco Ruslan Sirota un virtuoso del pianoforte e vincitore di un Grammy ,  co-produttore dell’album. Le presenze di Daniel Dor con le sue percussioni e Omri Abramov, eclettico polistrumentista che si è alternato  tra il basso elettrico e il sassofono, hanno completato il quartetto musicale.

Noa

Noa, con la sua impronta vocale così pura e cristallina, capace di escursioni e tonalità tra loro molto distanti – a testimoniare la sua grande estensione timbrica – ha preso per mano gli spettatori portandoli nel suo sogno di pace nel mondo. Che fosse un concerto differente dai precedenti lo si è intuito subito, già dal primo brano Be Song , che l’artista ha eseguito, con un assolo al piano.  L’album , grazie alla presenza di Sirota, ha il suo perno centrale nella musicalità del pianoforte, non ci sono affetti sonori superflui e la voce di Noa si eleva a preghiera di una armonia e di una coesistenza “in pace” ; voce  forte e netta di un impegno che da anni l’artista sta portando avanti, schierandosi apertamente contro il conflitto israelo-palestinese, ma anche contro tutte le altre guerre aperte nel mondo.  

E il titolo di questo lavoro è esso stesso una provocazione linguistica che, appoggiandosi su un gioco di parole ribalta lo slogan «From the river to the sea»  – «dal fiume al mare» che indica l’area compresa tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo, dunque quella che viene individuata come la regione della Palestina.

Con The Giver and The Sea – titolo anche indicato come The Giver and The See – Noa  trasforma The River in The Giver (il donatore) che porta vita e nutrimento, mentre The Sea diventa The See, e il mare (sea) si trasforma nell’atto del “vedere” (see) un futuro di armonia e protezione reciproca.

Il fiume resta protagonista della serata: intervallando l’esecuzione dei brani, Noa legge infatti in italiano una riflessione di Khalil Gibran – poeta libanese a cavallo tra il XIX e il XX secolo – intitolata Il fiume e l’oceano. Il testo racconta di un fiume che, guardandosi indietro, teme di scomparire una volta confluito nell’oceano. Pur riconoscendo che nel suo cammino verso il mare non c’è possibilità di ritorno, la riflessione mette in luce come il fiume debba accettare la propria natura: unirsi all’oceano non significa svanire, quanto trasformarsi e ampliare la propria esistenza.

Tornando al concerto, l’artista israeliana ha eseguito, nella prima parte, i brani del suo ultimo lavoro, tra cui, oltre a Be Song, già menzionato, The Giver, Brokenhearted e I’m Yours. Senza mai risparmiarsi sul palco, ha ricordato al pubblico presente anche la sua bravura come percussionista, dando tutta se stessa nell’esecuzione di Re-start. Anche in questa serata ha inserito i suoi caratteristici virtuosismi vocali, o meglio, ha fischiettato talvolta tra un brano e l’altro, ricordandoci, forse, che il suo spirito è libero come l’immagine raffigurata sul ciondolo che indossa: chissà, magari proprio un quetzal, l’uccello tradizionalmente e notoriamente associato alla libertà.

A metà performance, Noa lascia il palcoscenico a Sirota, Dor e Abramov, per un loro assolo con il brano : In trhut, un jazz morbido che emoziona il pubblico.  Al suo rientro sul palco, l’omaggio all’Italia, riproponendo due brani Santa Lucia – scritta originariamente da E. A. Mario nel 1919 –  che fa parte dell’album Noa Sings Napoli e Alla Fierra – titolo originario Alla Fiera di Mastrandrea – con un virtuosissimo duetto vocal-strumentistico con Omri Abramov.

Altri pochi brani e si giunge a conclusione di questo concerto, quasi due ore di grande esibizione canora, musicale, dove il messaggio che emerge forte e chiaro, da Noa è che “il momento è ora”, è ora che bisogna agire e lavorare per la pace, non tra un po’, non domani: ORA.

Ruslan Sirota, Noa, Daniel Dor, Omri Abramov

Applasui scroscianti ed attesa da parte di un pubblico che non lascia la Casa del Jazz, sperando in un bis. Ma Noa non regala un bis, bensì due brani iconici, di speranza: Imagine di J. Lennon chiedendo la partecipazione del pubblico e che tutti, ma proprio tutti hanno cantato, e , stavolta sì, l’ultimo brano diventato negli anni un vero e proprio inno alla resilienza umana:  Beautiful That Way, scritto assieme a Nicola Piovani e che Roberto Benigni scelse per il suo film Premio Oscar: La vita è bella, diventato un inno ed un manifesto di speranza.

La scaletta della serata: Be SongThe GiverWaterMishaelaBrokenheartedRe-startFear and the riverI’m yoursThere’s a Song In trhut-Ruslan,Dani,OmriSanta Lucia  (Santa Lucia Luntana)All fierra  (Alla Fiera di Mastrandrea)The raceLittle lovingNo babyKeren orImagineBeatiful that way

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The Giver and The Sea concerto Noa, con Ruslan Sirota, Omri Abramov, Daniel Dor, in copetina Noa, Casa del Jazz – Villa Osio, 28 luglio 2026

Foto ©Grazia Menna

(all rights reserved – normativa sul Diritto d’ Autore Legge 22 aprile 1941. n.633)

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