Il Teatro Arcobaleno di Roma conclude la stagione con Il Misantropo, diretto da Vincenzo Zingaro, confermando il proprio impegno nel valorizzare i classici come chiave per interpretare il presente.
Come può una commedia scritta nel 1666 risultare ancora così attuale? Probabilmente perché i grandi commediografi del passato erano anche intellettuali e profondi osservatori dell’animo umano, capaci di interpretare la società con uno sguardo lucido e trasversale. Molière appartiene a questa categoria di autori: con Il Misantropo scava nelle contraddizioni dell’essere umano e porta in scena dinamiche che continuano a riguardarci da vicino.

Al centro della vicenda vi è Alceste, uomo radicalmente sincero, insofferente verso una società fondata sull’apparenza, sulle convenzioni e su rapporti costruiti più sulla reciproca approvazione che sull’autenticità. Rifiuta il mondo delle maschere sociali, l’ipocrisia dei salotti e la falsità delle relazioni umane. Eppure, proprio lui finisce per innamorarsi di Célimène, giovane e brillante cortigiana che vive invece di mondanità, seduzione e leggerezza, alimentando le illusioni dei suoi numerosi corteggiatori.
È qui che Molière costruisce il grande paradosso umano: Alceste è attratto esattamente da ciò che rifiuta. Una contraddizione universale, che rende il personaggio profondamente vivo e contemporaneo. La commedia non mette semplicemente in opposizione verità e finzione, ma mostra quanto entrambe appartengano inevitabilmente all’essere umano. Vivere nella totale sincerità può condurre all’isolamento; dire sempre ciò che si pensa rischia di rompere gli equilibri sociali e di trasformare l’autenticità in una forma di esclusione. Dall’altra parte, però, la leggerezza, il gioco e persino una certa superficialità fanno parte della vita e del bisogno umano di relazione.
La domanda che Molière sembra porre allo spettatore resta allora aperta: è possibile trovare un equilibrio tra verità e adeguamento sociale? L’autore non offre risposte definitive. Solleva un conflitto e invita ciascuno a confrontarsi con esso.
L’adattamento di Vincenzo Zingaro inserisce questo universo all’interno di una dimensione onirica. Il sogno diventa elemento simbolico e richiama il concetto filosofico orientale di Maya, l’illusione che avvolge l’esistenza umana. La vita stessa appare allora come una rappresentazione sospesa tra realtà e sogno, lasciando emergere un interrogativo ancora più profondo: che cosa è davvero reale?
Con questa messinscena, il Teatro Arcobaleno conclude la stagione confermando ancora una volta la propria identità artistica: portare in scena i grandi classici come opere vive, capaci di parlare ancora al presente. Da oltre trentatré anni Vincenzo Zingaro, insieme alla compagnia Castalia, porta avanti un lavoro rigoroso sul teatro classico, restituendone non soltanto il valore letterario, ma soprattutto la forza scenica ed emotiva.
La regia si distingue per la cura meticolosa dell’impianto scenico, dei costumi e dell’utilizzo simbolico delle maschere, chiaro richiamo alla tradizione della Commedia dell’Arte da cui Molière trasse ispirazione nella costruzione dei suoi personaggi. Elementi che amplificano ulteriormente il tema dell’apparenza e del conflitto tra verità e finzione.
Ma è soprattutto nel lavoro attoriale che lo spettacolo trova la sua forza maggiore. Vincenzo Zingaro interpreta Alceste restituendone tutta la tensione interiore: rigidità morale, fragilità emotiva e insofferenza verso una società fondata sull’apparenza convivono in un personaggio intenso e profondamente umano. Attraverso sguardi trattenuti, pause dense di significato e movimenti sempre controllati, il protagonista mantiene costante la tensione scenica senza mai perdere autenticità.
Accanto a lui, Annalena Lombardi costruisce una Célimène credibile, vivace e seducente, restituendo con naturalezza la leggerezza mondana e l’ambiguità del personaggio attraverso espressioni, sguardi e movenze frizzanti ma sempre misurate. Giovanni Ribò interpreta Filinte con equilibrio e misura, incarnando efficacemente il contrappunto razionale alla visione estrema di Alceste, mentre Piero Sarpa dà vita a un Oronte ironicamente vanitoso, mettendo in evidenza la fragilità nascosta dietro il bisogno di approvazione del personaggio.
Particolarmente incisiva Laura De Angelis nel ruolo di Arsinoè: estremamente espressiva e caricaturale senza mai eccedere, costruisce un personaggio divertente e tagliente che, per intensità mimica e precisione comica, ricorda a tratti la capacità trasformista di Anna Marchesini, pur mantenendo una propria identità interpretativa. Sina Sebastiani restituisce invece un’Eliante delicata, misurata e autentica, capace di trasmettere profondità anche nei momenti più silenziosi della scena.
Completano efficacemente il quadro Fabrizio Passerini nei panni di Acaste, Rocco Militano in quelli di Clitandro e Paolo Oppedisano Basco, tutti perfettamente inseriti all’interno di una costruzione scenica compatta e corale.
Ed è proprio la coralità uno degli elementi più riusciti dello spettacolo. Ogni attore appare perfettamente integrato nel ritmo collettivo della messinscena: movimenti, posture, gestione degli spazi e tempi recitativi rivelano uno studio accurato e condiviso. Anche le pause non risultano mai vuote, ma diventano spazi carichi di sguardi ed emozioni trattenute, soprattutto nei momenti di maggiore tensione interiore di Alceste. Il ritmo della recitazione resta costantemente vivo, alternando leggerezza e inquietudine senza cedimenti, mentre il pubblico segue con partecipazione crescente, tra sorrisi, silenzi e coinvolgimento emotivo.

Le emozioni emergono con naturalezza e intensità, senza mai risultare artificiali. Anche nei gesti più caricati o stereotipati si avverte una costruzione scenica consapevole, frutto di un lavoro artistico accurato e disciplinato. È proprio questa precisione interpretativa a rendere i personaggi vivi, credibili e profondamente umani, restituendo tutta la complessità della scrittura di Molière.
____________________
Il Misantropo di Molière ovvero il Sogno di Alceste, adattamento e regia di Vincenzo Zingaro – con Vincenzo Zingaro, Annalena Lombardi, Giovanni Ribò, Piero Sarpa, Laura De Angelis, Fabrizio Passerini, Rocco Militano, Sina Sebastiani, Paolo Oppedisano – musiche Giovanni Zappalorto – scene Vincenzo Zingaro – costumi Emiliana di Rubbo – disegno luci Giovanna Lenzi – aiuto regia Piero Sarpa – Teatro Arcobaleno di Roma 8-17 maggio 2026
Foto di ©Enzo Maniccia





