La Chiesa di San Paolo Entro le Mura fa da cornice di un momento musicale che restituisce il passaggio dal gusto neoclassico all’espressività romantica.
Proseguono con successo gli eventi musicali dentro la Chiesa di San Paolo Entro le Mura, con l’esecuzione dell’opera liturgica Stabat Mater di Gioachino Rossini da parte dell’orchestra sinfonica Città di Roma, del coro dell’Accademia Vocale Romana e dei quattro cantanti solisti, diretti da Lorenzo Macrì. Lo Stabat è stato introdotto dal Concerto per pianoforte a quattro mani e orchestra in Do maggiore op. 153 di Carl Czerny con le pianiste Barbara Cattabiani e Claudia Agostini.

Orchestra Sinfonica Città di Roma
Stabat Mater rappresenta la presa di posizione di Rossini rispetto al cambiamento di linguaggio musicale che stava avvenendo sulla musica religiosa nel periodo della sua composizione, ovvero tra il 1831 e 1842, anno della prima esecuzione: al contrario degli altri compositori, che si inoltravano verso una musica in linea con le tendenze romantiche, Rossini rimase legato alla tradizione neoclassica, alternando stile severo e contrappuntistico a movimenti più melodici e teatrali, diventando rappresentazione della transizione tra il vecchio e il nuovo linguaggio musicale.
La stessa dialettica tra romanticismo e neoclassicismo la possiamo ritrovare, in un certo senso, anche nel brano d’apertura: il Concerto per pianoforte a quattro mani e orchestradi Czerny sembra infatti collocarsi tra l’eredità beethoveniana e la brillantezza primo-romantica. Diviso in tre movimenti, ha una compagine ritmica variegata, partendo dall’Allegro, passando per l’Adagio e finendo con un carattere più danzante, il Rondò alla Polacca: questa alternanza permette di esprimere il virtuosismo degli esecutori in tutti gli aspetti, partendo dall’energia dell’inizio, per poi passare a un respiro più raccolto e riflessivo nel secondo movimento, e concludendo con una scrittura che pone in un dialogo serrato tra le due parti, pianoforte e orchestra. D’altronde, Czerny è maggiormente conosciuto come autore di studi tecnici per pianisti pensati per la didattica, e anche se questa opera mostra un lato meno “scolastico” del compositore, rientra in maniera lineare nella sua attività.
La scelta dell’opera di apertura è dunque coerente con Stabat di Rossini: si tratta infatti di due composizioni, entrambe della prima metà dell’Ottocento, che rappresentano gli ultimi riecheggi della tradizione neoclassica verso in un contesto dove la musica stava cambiando, in linea con la nuova sensibilità romantica: Rossini mantiene la tradizione dell’espressione degli affetti in Stabat Mater, in una concezione di una musica che deve essere descrittiva delle emozioni, piuttosto che cercare di identificarsi con esse. Questa eredità neoclassica è ancora più evidente nel Concerto di Czerny, dove i richiami a Beethoven sono espliciti, in particolar modo sembra far riferimento al Triplo Concertonell’ultimo movimento dell’opera di Czerny, che condivide con esso la tonalità di do maggiore, l’idea di una scrittura virtuosistica ampia e il finale in forma di Rondò alla Polacca. Inoltre, è interessante la scelta compiuta di inserire in programma, ancora una volta, un’opera scritta per orchestra per pianoforte a quattro mani e orchestra, un organico non così solito.
L’esecuzione è complessivamente riuscita: l’energia richiesta dalla scrittura nell’inizio del Concerto di Czerny si è sprigionata in modo dirompente, aprendo la serata in modo maestoso; durante secondo movimento si è percepito il respiro comune tra le due parti, guidato dalle pianiste e accompagnato dagli archi, e nel terzo è stato interessante ascoltare il dialogo tra le e due parti, in un gioco continuo di entrata e dissolvenza gestito in modo magistrale. Nell’esecuzione di Stabat Mater le parti corali basse si sono distinte per una profondità sonora notevole: sono infatti i movimenti che hanno il coro come protagonista tra gli elementi che hanno spiccato particolarmente, ovvero il primo e gli ultimi due, ma in generale anche l’esecuzione orchestrale è stata apprezzabile.

Il tenore Delfo Paone e il baritono Alessio Quaresima Escobar
Nell’equilibrio tra eredità classica e nuove sensibilità romantiche portate dai brani scelti, il concerto ha restituito il senso di un’epoca musicale in trasformazione. L’esecuzione è stata perfettamente in grado di reggere questa tensione, valorizzando la forza architettonica e timbrica del programma proposto.
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C. Czerny, Concerto per pianoforte a quattro mani e orchestra in Do maggiore op. 153 – G. Rossini, Stabat Mater – Pianoforte: Barbara Cattabiani, Claudia Agostini – Soprano: Luisa Ciciniello; Contralto: Beatrice Maccaroni – Tenore: Delfo Paone; Baritono: Alessio Quaresima Escobar – Orchestra Sinfonica Città di Roma – Coro: Accademia Vocale Romana – Direttore: Lorenzo Macrì – Opera in Roma – domenica 3 maggio, Chiesa di San Paolo Entro le Mura, Roma
Foto: ©Paolo Pin





