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Dall’Europa alla Sicilia, l’arte dei Van Biesbroeck alla GAM di Palermo

Alla Galleria d’Arte Moderna,” non solo un’esposizione monografica, ma un racconto stratificato che intreccia arte, relazioni umane e storia culturale della città tra Otto e Novecento.

Nel panorama espositivo palermitano, la GAM propone, fino al prossimo 17 maggio, una mostra che si distingue per la sua costruzione narrativa nitida e ricca di ispirazioni. I Van Biesbroeck a Palermo non si limita a riportare alla luce due figure dell’arte europea tra Otto e Novecento, ma ricostruisce un intreccio di vicende artistiche e familiari che hanno contribuito in modo concreto alla formazione del patrimonio culturale cittadino. Attraverso opere, documenti e testimonianze, l’esposizione restituisce il clima di una Palermo aperta agli scambi internazionali, capace di accogliere e rielaborare stimoli provenienti da contesti diversi. L’esposizione è curata da Mauro Bassi, dieci anni esatti dopo che gli stessi ambienti museali avevano ospitatoJulius van Biesbroeck – un fiammingo a Palermo nel primo Novecento, la quale ebbe invece la curatela di Gioacchino Barbera.

Il percorso prende avvio dalla recente donazione di diciotto opere appartenute alla famiglia La Manna, ma si sviluppa come una narrazione più ampia che coinvolge due nuclei familiari: da un lato gli artisti belgi Jules Evarist van Biesbroeck e il figlio Jules Pierre van Biesbroeck, dall’altro il collezionista palermitano Edoardo Alfano e la sua famiglia. È proprio dall’incontro tra questi protagonisti che prende forma un dialogo fecondo, capace di lasciare tracce durature nella vita artistica palermitana. L’arrivo di Jules Pierre in Sicilia nel 1908, in seguito al terremoto di Messina, segna l’inizio di un legame destinato a consolidarsi negli anni successivi. A Palermo, grazie all’ospitalità degli Alfano, l’artista entra in contatto con un ambiente colto e ricettivo, che favorisce la circolazione delle sue opere tra le famiglie aristocratiche e borghesi della città. Le numerose lettere tra le due famiglie testimoniano un rapporto che va oltre la dimensione professionale, configurandosi come un autentico sodalizio umano e culturale.

Uno degli aspetti più interessanti della mostra è la sua capacità di restituire non solo le opere finite, ma anche il processo creativo. Disegni preparatori, bozzetti e calchi dialogano con sculture e dipinti, permettendo al visitatore di cogliere le diverse fasi del lavoro artistico. In questo contesto, emerge con chiarezza l’evoluzione stilistica di Jules Pierre van Biesbroeck, che, pur partendo da una formazione accademica, si apre progressivamente a suggestioni simboliste e Liberty, influenzato anche dalla luce e dall’atmosfera mediterranea. La mostra si distingue inoltre per l’attenzione al contesto storico e sociale. Il passaggio dalla cultura ottocentesca alle istanze della modernità – emblematicamente rappresentato anche dalla diffusione della fotografia, praticata dallo stesso Alfano – fa da sfondo alle vicende personali dei protagonisti. Episodi come la morte prematura di Ennio Alfano nel 1917 e la successiva donazione di opere alla nascente GAM nel 1918 evidenziano il ruolo del mecenatismo nella costruzione del patrimonio pubblico. Non meno significativo è il dialogo con il contesto artistico locale: figure come Michele Catti e Domenico Costantino testimoniano come Palermo, in quegli anni, fosse attraversata da stimoli europei e da una vivace circolazione di idee.

Un passaggio particolarmente significativo del percorso espositivo è legato al terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908, il più grande disastro naturale della storia d’Italia. Una tragedia che segnò profondamente l’immaginario collettivo dell’epoca e che vide una straordinaria mobilitazione internazionale. Squadre di soccorso provenienti da diversi paesi – tra cui contingenti russi – raggiunsero le città devastate dello Stretto, dando vita a un imponente dispiegamento di aiuti. In questo contesto si inserisce il lavoro di van Biesbroeck figlio, che illustrò, con nove sanguigne su carta, i versi di Delenda Messana, del poeta palermitano Achille Leto. Tra le opere esposte, colpisce in particolare il componimento dedicato ai marinai russi accorsi in soccorso della popolazione: un’immagine che, riletta oggi, in un contesto internazionale segnato da nuovi conflitti, assume una risonanza inattesa e invita a riflettere sul valore della solidarietà tra i popoli.

Dalle tre navi ferree scendeste, o biondi arcangeli, alla riva donde vi giunse il gemito di tanta gente seppellita viva / e sui fumanti ruderi, tra l’fuoco e l’acqua, ai poveri sepolti porgeste, primi, tenera, la rude mano e ne salvaste molti. […] E a voi qui da quest’isola che piange la città morta, la bella città scomparsa, arrivino gli echi del cuor che i popoli affratella!”

I Van Biesbroeck a Palermo riesce quindi a coniugare rigore storico e capacità narrativa, offrendo al pubblico non solo una selezione di opere di grande interesse, ma anche uno spaccato significativo della vita culturale palermitana in quella Belle Epoque destinata a infrangersi con l’arrivo del grande conflitto mondiale. Più che una semplice mostra, è un invito a riflettere sul valore delle relazioni, della memoria e del mecenatismo nella costruzione dell’identità culturale collettiva.

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I Van Biesbroeck. Dalla collezione Alfano alla donazione Alioto – La mostra è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo, curata da Mauro Bassi e organizzata da Civita Sicilia, con il sostegno della Fondazione Sicilia e del Museo Diocesano di Freising (Monaco di Baviera) – La Manna – Galleria d’Arte Moderna di Palermo 21 marzo – 17 maggio 2026

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