L’adattamento del Caligola di Albert Camus
Ed è in tempi come questi che si cercano risposte ai grandi interrogativi: sfogliando il grande libro della conoscenza, ci si imbatte in bellezze ignote o in ritrovamenti di testi che sembravano ormai destinati al dimenticatoio.

Scena tratta da “Caligola” – © Virginio Favale
Lo scrittore esistenzialista algerino Albert Camus sta spopolando al cinema con la trasposizione del romanzo Lo Straniero nella visione di François Ozon e ora al Teatro Ghione di Roma dove la Compagnia Teatro della Luce e dell’Ombra ripropone l’opera teatrale Caligola, la storia del feroce terzo imperatore della dinastia Giulio-Claudia. Entrambe le opere sono appartenenti alla Triologia dell’Assurdo insieme al saggio del Mito di Sisifo in cui Camus analizza la solitudine e l’assurdità dell’esistenza, vedendo la rivolta come l’unica soluzione possibile.
Lo spettacolo ha le sembianze di un grande kolossal sull’impero romano: l’entrata dei personaggi avviene in forma solenne, con una musica imponente e importante come a sottolineare la grandezza della supremazia di Caligola. La follia è la coprotagonista della storia e si preannuncia fin da subito dopo la scomparsa fulminante di Drusilla. E’ l’inizio della devastante alienazione di Caligola con tutte le sofferenze laceranti che si porta al suo seguito. Nella perdita della ragione, Caligola si scaglia contro i suoi consiglieri e le persone a lui più vicine, cercando soddisfazioni nei bordelli per colmare le sue solitudini del corpo che prima appagava con il rapporto incestuoso con la sorella Drusilla.
Nel suo immenso delirio, Caligola ormai ha le mani insanguinate dei tanti crimini commessi, in nome di una ricerca ossessionata del cogliere ciò che è impossibile, ma finirà per esser pugnalato (nel senso più letterale) proprio da chi una volta gli era vicino.
La scenografia è essenziale ed evocativa di un contesto imperiale: la chaise longue degli imperatori, lo specchio come riflesso dell’anima dannata di Caligola, il cavallo a dondolo come simbolismo della follia infantile e metafora dei ricordi legati a Drusilla e tanti piccoli cubi che si innalzano come a creare uno spazio che si eleva verso il cielo in segno del grande potere regnante di Caligola. Infine, un gong suonato da lui stesso nei suoi momenti deliranti e talvolta anche da una sacerdotessa votata al culto di Iside. Da sottolineare l’importanza degli elementi egizi sulla scena e nei costumi, come a ricordare lo stesso rapporto incestuoso tra i due sposi-fratelli, i due dei Iside e Osiride. Sul fondale, come scenario, proiezioni di immagini ad acquerello evocano lo stato d’animo torbido dell’imperatore, alternati dai video in cui mostrano il volto del malessere di Caligola.
L’elemento femminile imperversa per tutta la rappresentazione: la moglie di Caligola, Cesonia (Eleonora Mancini), Drusilla (che compare e scompare per tutta la rappresentazione come se fosse il frutto dell’immaginazione di Caligola interpretato da Maria Angelica Duccilli) e tutta la componente femminile, sono il vero fulcro centrale che avvolge la figura di Caligola fino al suo tramonto: vi è un lavoro attoriale costruito minuziosamente, soprattutto per la parte femminile coreutica, talvolta travestita da ancelle di corte vestite di bianco, altre volte dal volto della follia e dell’angoscia di Caligola (in rappresentanza di una doppia maschera indossata dalle interpreti), componente femminile che ha l’arduo incarico di togliere la vita delle personalità che Caligola intende condannare.
Gennaro Duccilli ha una presenza scenica mastodontica, con una recitazione che richiama la tradizione del teatro classico e con una mimica facciale tragica, trasfigurandosi in una vera e propria maschera ampliata dalla cera bianca cosparsa sul viso, un po’ come era solito truccarsi Carmelo Bene (tra l’altro quest’ultimo è stato interprete di una versione del Caligola di Camus).

Scena tratta da “Caligola” – © Virginio Favale
Il racconto non si sofferma solo alla biografia di un imperatore, ma intende esplorare gli abissi nascosti di una personalità complessa, afflitta dal dolore della perdita della sorella Drusilla, lutto che conduce Caligola ad una irrefrenabile follia. Assetato di potere e accecato da una spietata crudeltà, Caligola incarna la metafora del conflitto tra la coscienza dell’individuo e l’illogicità del potere, lotta che conduce l’imperatore all’inevitabile perdita di ogni facoltà di raziocinio e di lucidità tramite la sua fase di follia per un amore incestuoso nei confronti di sua sorella.
Duccilli ripropone l’opera teatrale che risalta la crudeltà, la ferocia di un personaggio imperiale come Caligola stesso e Caligola è uno spettacolo dalle tinte forti e complesse, ma il pubblico lo ha percepito e lo ha accolto con fragore, stregato dalla storia e dal format invitante proposto.
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Caligola di Albert Camus – Regia Gennaro Duccilli – Con Gennaro Duccilli, Paolo Ricchi, Eleonora Mancini, Giordano Luci, Maurizio Castè, Natale Russo, Maria Angelica Duccilli, Fabrizio Rinaldi, Raffaello Micheli, Isabella De Cesaris, Ilenia Pierluigi, Arianna Fetahagic, Nour Ayari, Priscilla Manin – Scene Sergio Gotti – Luci Antonio Accardo – Costumi Martine Aloise – Sound Design Giulio Duccilli – Dipinti dell’artista Gianfranco Neri a cura di Luca Aldo Rondoni – Comunicazione Antonio Maria Duccilli – Foto ©Virginio Favale – dal 23 al 25 aprile 2026 al Teatro Ghione.





