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Sguardi s(confinati): il corto al femminile illumina il mondo

Dieci registe internazionali raccontano traumi, resistenza e desiderio di libertà nella sezione cortometraggi di Sguardi Altrove.

Sguardi Altrove ha dedicato la giornata di mercoledì 11 marzo ai cortometraggi. In sede IULM viene dato spazio, al mattino, ai cortometraggi di ragazze e ragazzi studenti della stessa Università ospitante. Nel corso del pomeriggio spazio al concorso dei cortometraggi internazionali Sguardi (s)confinati, con 10 proposte. Tante proposte interessanti e soprattutto visibilità per registe talentuose. 

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Se c’è un obiettivo che Sguardi Altrove porta avanti pervicacemente è quello di guardare e illuminare il fronte registico al femminile, solitamente ignorato. Risulta ancora una fatica incredibile, per le registe di qualunque nazione, guadagnarsi un posto nel panorama cinematografico. In comunione con ciò, SAFF si pone l’obiettivo di sensibilizzare la platea su tematiche di imprescindibile rilevanza sociale. Il talento di queste artiste si sposa alla perfezione con la volontà di portare su schermo rapporti umani che spesso devono combattere la violenza, traumi transgenerazionali, sessismo e patriarcato. Alla base, il desiderio di un mondo più inclusivo e paritario.

Sguardi (s)confinati è una sezione sempre molto ricca e illuminante, dove si celano talenti spesso non ancora conosciuti. Il cortometraggio è storicamente il luogo dell’esodio, un concentrato d’arte che può vedere la luce poiché spesso autoprodotto. Una possibilità che il lungometraggio fatica a restituire con la stessa frequenza. Attualmente però anche il panorama dei cortometraggi appare mutato, sia per quanto riguarda gli investimenti, sia per l’accoglienza. Sono prodotti completi, finiti anche se concentrati in uno spazio temporale minore. 

Quest’anno, la selezione di Sguardi Altrove ha visto intrecciarsi diversi generi. Un genere che, un po più di altri, appare meno popolare a regia femminile, come il noir, viene proposto da Miriam Quesada, con il suo Stay Within Me. Un noir che si concentra sulla maternità, un altro tema complesso da trattare. E su come si percepisca sempre un solo modo di essere donna, ossia madre. E un solo modo di essere madre.

La protagonista scopre una sorta di confraternita distopica in cui un gruppo di donne incinta cerca di trattenere il più a lungo possibile il suo bambino nella pancia. Il cortometraggio illumina una serie di difficoltà psicologiche legate alla maternità. La prospettiva si concentra sul legame viscerale tra madre e figlio/a, riflettendo sulla difficoltà di molte donne a “lasciare andare”. La narrazione affronta però anche il possibile rifiuto del neonato o neonata e la depressione post-partum; tutti aspetti ancora troppo poco socialmente sensibilizzati. 

Anche Saline Water affronta il tema della maternità, dell’elaborazione di un aborto. E dell’importanza di saper chiedere aiuto. Un lutto che spesso viene banalizzato e non compreso, ma che se sottovalutato può compromettere gravemente la salute psico fisica della protagonista. Può essere interessante analizzare un frame, in questo corto, che ricorda un’importante passaggio di Jeanne Dielman, 23, quai du Commerce, 1080 Bruxelles. Film iconico della regista belga Chantal Akerman, contiene una scena che ritrae la protagonista nella vasca da bagno, intenta a lavarsi. Una scena che è scritta sui libri di storia del cinema, come esempio di antivoyerismo dato dalla posizione della macchina da presa, che non oggettifica e sessualizza il corpo della donna. 

Ad uno sguardo più attento, si possono cogliere altre suggestioni legate a citazioni di altri prodotti cinematografici. Alcuni corti, in particolare Minuet, di Diana Darhaieva, sembrano catapultare il pubblico nell’universo distopico di The Handmaid’s Tale. La donna vista solo come generatrice di nuova vita. Il dualismo di sfruttamento del femminile, o per il sesso o per la procreazione. Il volto delle donne è coperto da un velo bianco, che ne cancella l’identità. Un foglio bianco, su cui scrivere ciò che si vuole; o da accartocciare e gettare sul ciglio della strada. A queste donne è stata tolta la voce. Sono oggetti gestiti da uomini che, con la maturità emotiva di un infante, rimangono assoggettati a un potere, esso stesso maschile.

Di una regista belga, Frederique de Montblanc, è un corto intitolato Under the radar. A far la differenza qui è la scenografia, le inquadrature al dettaglio e un montaggio serrato, perfettamente in armonia con il sottotesto emotivo del corto. Un’esplosione di colori usati sapientemente, intrecciati a un mix di dettagli. E una situazione quotidiana in cui molte donne, ahimè, si riconosceranno.

Gestire il lavoro, i figli, lo stress, se presi in carico totalmente, portano inevitabilmente a un crollo psico-fisico. Il rumore di un aereo che passa sopra la sua testa diventa assordante. La protagonista, allo stesso tempo, controlla il traffico aereo credendo in una maledizione contro di lei, ma guarda le destinazioni e sogna di poter saltare su uno di questi e arrivare nel paese più lontano. E ritrovarsi magari a bordo piscina con un cocktail in mano.

Ritorna la necessità di imparare a chiedere aiuto, anche se fa rabbia, in certi casi, che si debba chiedere aiuto. Il carico della vita quotidiana, della gestione dei figli e della casa, dovrebbe spettare alla coppia diviso in modo equo. Vedere invece il partner della protagonista meditare mentre la sua compagna corre freneticamente per portare le figlie a scuola e andare al lavoro è emblematico di un sistema che ancora, troppo spesso, rimane immutato. Purtroppo solo quando si arriva al crollo, e si è costretti a un cambio drastico di approccio, si comprendono davvero le cose. 

Non manca poi il cortometraggio rappresentante del genere animazione, che sottolinea il coraggio e la forza di una piccola eroina. Coerente con l’anima del festival Sguardi Altrove, il tema dell’inclusione, della valorizzazione delle differenze viene esaltato proprio dalla collaborazione e “contaminazione” tra gruppi diversi. 

Sguardi Altrove ha dato la possibilità a una giuria di giovani studentesse, di assegnare uno dei premi destinati a questa sezione, incentivando lo spirito (e la scrittura) critico di chi si sta formando in questo mondo. Ecco la lista completa dei titoli in concorso: Aura, di Stefania AccettulliCura sana di Lucia G. Romero; Éiru di Giovanna Ferrari; First Summer di Heo Gayoung; Minuet di Diana Darhaieva; Saline Water di Abraham Delgado e Ivet Moreno; Stay with me di Miriam Quesada; Turnaround di Aisling Byrne; The Third Child di Serna Amini; Under the Radar di Frederique de Montblanc

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