Al Teatro Garage un monologo essenziale che restituisce umanità, politica e potenza alla lingua dantesca
Al Teatro Garage, Le parolacce di Dante si è rivelato uno spettacolo sorprendentemente denso nella sua apparente semplicità. In scena un solo interprete, Giacomo Moscato, con uno sgabello e un leggio. Nient’altro. Una scelta minimale che non impoverisce, anzi concentra. Alle sue spalle scorrono diapositive: le parole “incriminate” e immagini legate al momento della loro comparsa. Un supporto visivo essenziale, che aiuta lo spettatore a orientarsi nel testo e a coglierne la forza senza appesantire la scena.
Il cuore dello spettacolo è la parola di Dante Alighieri. Non il Dante monumentale e distante, ma quello più ruvido, polemico, corporeo. Le cosiddette “parolacce” emergono nel loro contesto originario, rivelando quanto siano espressione di tensione politica, morale, umana. Moscato le attraversa con misura: non c’è compiacimento, non c’è ricerca dell’effetto facile. C’è piuttosto un lavoro attento sul ritmo, sulle pause, sull’intenzione. Il monologo regge proprio grazie a questa presenza scenica calibrata. Lo sgabello diventa punto d’appoggio, il leggio riferimento, ma è la voce a costruire lo spazio. Il pubblico viene guidato dentro la lingua dantesca senza sentirne il peso scolastico: le parole tornano vive, persino attuali.
L’uso della musica – brevi accenni jazz e blues – accompagna alcuni passaggi come piccoli respiri tra un blocco e l’altro. Interventi discreti, quasi sospensioni, che creano una lieve variazione atmosferica senza sovrapporsi alla centralità del testo. Più che elemento drammaturgico autonomo, sembra una cornice sonora, un modo per lasciare sedimentare ciò che si è appena ascoltato.
Nel complesso, uno spettacolo molto interessante, capace di dimostrare come bastino un attore, un testo potente e una scena essenziale per costruire un’esperienza teatrale intensa. Proprio per la chiarezza dell’impianto e per l’equilibrio tra rigore e accessibilità, lo spettacolo si presta in modo particolare a un pubblico scolastico: offre strumenti concreti per rileggere Dante fuori dalla dimensione puramente manualistica, stimolando curiosità e senso critico senza rinunciare alla precisione filologica.
E forse è proprio questa nudità a colpire di più: quando resta solo la parola, e qualcuno che sappia sostenerla, il teatro torna alla sua forma più pura.
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Le parolacce di Dante – a cura di Giacomo Moscato – Teatro Garage di Genova 1 marzo 2026





