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“Uno si distrae al bivio”, a Cinecittà la preview del documentario di Alessandra Lancellotti

Nel solco di Scotellaro, presentato a giornalisti e addetti ai lavori, il film prodotto da Caucaso rilegge la memoria contadina lucana tra eredità e futuro.

Nella mattinata del 25 febbraio scorso, negli spazi di Cinecittà, è stato presentato in anteprima a un pubblico selezionato di giornalisti e professionisti del settore Uno si distrae al bivio, documentario scritto e diretto da Alessandra Lancellotti.

La proiezione ha offerto la visione di un’opera ancora in fase di completamento e ha rappresentato un importante momento di confronto e verifica in vista dell’uscita ufficiale, prevista tra maggio e giugno. La preview si è configurata come una tappa intermedia del percorso produttivo, utile a raccogliere osservazioni e suggerimenti: contributi che i presenti hanno condiviso attraverso indicazioni puntuali, destinate a orientare le fasi finali della lavorazione.

Il titolo richiama l’immaginario poetico di Rocco Scotellaro, una  tra le voci più intense del mondo contadino lucano del Novecento. Un riferimento che attraversa il film come traccia ideale, legando memoria letteraria e indagine antropologica.

Prodotto da Caucaso in collaborazione con Fedelissimi, il documentario ha ottenuto il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE nell’ambito del programma Per Chi Crea, oltre al supporto della Lucana Film Commission – Lucana Doc e della Film Commission Torino Piemonte attraverso il Piemonte Doc Film Fund. Il progetto è stato inoltre sviluppato nel programma Itineranze Doc, percorso dedicato alla crescita e all’accompagnamento di opere documentarie.

Ambientato in Lucania, il film documentario si apre su un paesaggio rarefatto, quasi immobile, sospeso in una dimensione altra rispetto alla contemporaneità. In questo scenario si staglia Guastamacchia, contadino e cantore, figura cardine e insieme guida poetica del racconto, che attraversa campi di grano e ruderi rurali accompagnato dalla sua asina. Nel ritmo dei suoi passi e nella forza evocativa del canto riemergono le vicende di una comunità profondamente segnata dalla riforma agraria del 1950: un progetto di emancipazione e rinnovamento rimasto incompiuto, travolto dall’illusione industriale e tradotto in una costellazione di rovine.

L’opera  non si limita a registrare una perdita né indulge in nostalgie compiaciute. Costruisce piuttosto un racconto corale che intreccia le testimonianze degli anziani –  custodi di saperi e pratiche ancestrali –  con le energie di una generazione più giovane, impegnata a riattivare e reinterpretare quei gesti in una prospettiva futura ancora incerta ma vitale.

La visione in anteprima ha restituito un impianto visivo rigoroso, attento alla lentezza ciclica della terra e alle pause dense della narrazione orale. Alcuni snodi potranno essere ulteriormente calibrati sul piano del ritmo, ma la struttura complessiva è solida e coerente con l’intento dichiarato: interrogare le fratture di una promessa storica senza rinunciare a intravedere possibilità di rigenerazione.

In attesa della versione definitiva, Uno si distrae al bivio lascia l’impressione di un’opera che procede con passo misurato e deciso, attraversando una terra che, nonostante le ferite, continua a generare racconto, memoria e visione.

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