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L’infrangibile guinzaglio del male

I mostri dentro la Storia: la catena imperitura e indistruttibile di un sadismo di colore “blu”.

Lo spettacolo allestito nel tardo pomeriggio di domenica 15 febbraio, al chiuso della Sala Verde del Centro Culture di Catania, è l’ulteriore tassello di quel mosaico contemporaneo a cura di Pamela Toscano e Sergio Zinna. Barbablù, questo il titolo, è l’ennesimo accrescitivo di un assemblaggio creativo sul teatro dell’oggi: un testo, che per la rassegna AltreScene ne è il significativo impreziosimento. Un siffatto impreziosimento che apporta due firme essenziali: quella di Sofia Bolognini, nella drammaturgia, e la seconda di Michele Losi, nella regia.

Sebastiano Sicurezza

Insieme i forgiatori di un testo per il quale i più avvezzi al genere letterario fiabesco avranno già individuato l’origine. Quest’ultima si rintraccia, infatti, nella Francia del Seicento ed in particolare nella leggenda ad opera di Charles Perrault, il narratore e scrittore, la cui fantasia e immaginazione diventano i paradossali veicoli coi quali scaraventarci nella materializzazione. Nella realtà di infiniti Barbablù che, forti del dominio che credono di possedere e di esercitare, dall’alba dei tempi, dimorano il mondo traendone godimento. Traendo sfrontato godimento dal male procurato agli altri, dal male inflitto a coloro che denigrano e controllano. E che poi ingannano e ricattano. E che, finanche, uccidono.

A condurci nel ventre del male appagante, soddisfazione in chi lo compie, sono gli attori Benedetta Brambilla e Sebastiano Sicurezza. Attori-osservatori con cui “varchiamo la soglia” di un male da scomporre e da sviscerare, prima ancora che da raccontare. Da raccontare, azzuffandosi e rincorrendosi fra scansioni e contorsioni, frammenti e stropicciamenti. Da raccontare, arrabattandosi nel pulviscolo metaforico di piccole e intermedie chiome e ciocche artificiali, tendaggi di ciuffi e ritagli sospesi, drappi stracciati e brandelli di stoffa da affastellare, spargere e smistare. Una radio portatile e un guardaroba di dolore indelebile. Cassette da ascoltare e tracce da rivelare.

Dal baule avvelenato e contaminato, inquietante e inquinato, prosciugato e rovesciato di un prestigiatore: un crudele predatore, spietato illusionista, disumano mago del male. E a raccontare di un assassino seriale ci aveva già pensato Perrault millenni addietro, tratteggiando, senza saperlo, l’immagine prototipica dell’individuo peggiore. Un’immagine che nessuno si aspetterebbe da una fiaba. Una fiaba che non è analoga alle altre.

È una narrazione che di fantastico ha quel tanto che basta per definirla tale. E che associa l’irreale al reale, e per volontà dello stesso autore, che all’inventiva aveva accostato la possibilità effettiva e concreta che la Storia, già allora, fosse piena di uomini che privilegiavano di un potere al solo scopo di ferire, gloriosamente ferire e altrettanto gloriosamente assassinare. E occultare. Come Gilles de Rais, ad esempio. Lo stratega del campo di battaglia, il “nobile” Barbablù commilitone di Giovanna D’Arco nella Guerra dei Cent’anni. Commilitone della donna emblema di audacia, ardimento e intrepidezza. E de Rais la completa personificazione della scelleratezza: l’antesignano trucidatore di “vittime bianche, bianchissime”. Innocenti e “sbrindellate”: i bambini.

Benedetta Brambilla

Da qui, dal massacro dell’innocente moltitudine, l’intuizione del letterato francese di scrivere di un uomo orrendo fin dalla sua stessa barba che, nei meandri del suo castello “di bugie”, si dilettava ad eseguire la “virtuosa” pratica omicida. Un omicida fra le donne. Un omicida di donne. Il boia sterminatore, guardiano dell’inconfessabile, dell’indicibile tenuto sottochiave. Il Barbablù femminicida e abusante come tutti quegli individui di cui oggi possiamo riconoscere astutamente le avvisaglie “incontrovertibili”, “fiutarne le botte” prima che queste diventino lividi insanabili. Prima che il pianto si trasformi in sangue.

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Barbablù – regia: Michele Losi – in scena: Benedetta Brambilla, Sebastiano Sicurezza – drammaturgia: Sofia Bolognini – scene e costumi: Michele Losi, Annalisa Limonta – suono: Luca Maria Baldini, Stefano Pirovano – luci: Stefano Pirovano, Alessandro Bigatti – produzione: Campsirago Residenza – con il sostegno di: NEXT – Laboratorio delle idee per la produzione e programmazione dello spettacolo lombardo – foto: Robe Bal – rassegna: Altre Scene (stagione 2025/2026) – Catania, Sala Verde – Centro Culture Contemporanee “Zo” (15 febbraio 2026)

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