Emerald Fennell restituisce la sua rilettura passionale e trasgressiva del romanzo di Emily Bronté, provocando e turbando, senza lasciare per nulla indifferenti.
Irrompe sullo schermo una storia d’amore e ossessione che esula dalla fedeltà al romanzo, una spirale pop di seduzione e tormento con un’attitudine kitsch voluta e ricercata. Del gotico permangono la scenografia della dimora di Wuthering Heights, le atmosfere e gli spazi aperti e inquieti della brughiera, selvaggia e sconfinata, un elemento esterno che incarna il moto interiore di ribellione di Catherine e Heathcliff a una società rigida che castiga il vero sentimento. Una ricerca di Assoluto romantico che in questo adattamento passa per la via della carnalità e di una fisicità che travolge e consuma. La regista Emerald Fennell prende le pulsioni represse dei protagonisti del romanzo e trasforma l’inespresso in corporalità disinibita, cambiando radicalmente il volto di Cime Tempestose.

Con un inizio provocatorio che delinea da subito il senso delle virgolette del titolo la regista infatti personalizza il romanzo di Emily Brontë fino a rasentare la mancanza di rispetto, inserendo immagini erotiche e caratterizzazioni eccessive, che deformano personaggi e contenuti, generando un caleidoscopio di immagini che esalta un sentire moderno e spregiudicato. Eros e Thanatos danzano tuttavia insieme in un film che con una regia avvincente trasmette l’energia viscerale del romanzo e ne esplora le ambiguità etiche, tenendosi lontano dall’emettere giudizi morali.
L’obiettivo della Fennell sembra essere quello di cogliere la tensione emotiva che suggella la sensualità dell’opera originale unendo sessualità e profondità spirituale. La bellezza di Cime Tempestose si rintraccia infatti in quella simbiosi di anime che è di per sé orgasmo emotivo, violento che tutto sottomette al proprio grido. Focalizzarsi tanto sul fisico distoglie da quell’intensità? De-romanticizza e attenua la poesia del grande classico letterario? Nell’adattamento in questione il rischio è piuttosto quello di non penetrare del tutto in profondità nella psiche dei personaggi, ammaliare ma non restituire la complessità della prosa di Emily Brontë e sfiorare in alcuni momenti provocatori il ridicolo per via dell’esagerazione esasperata.
L’indagine psicologica non è dunque particolarmente sottile né sofisticata. Si rischia di finire nel grossolano, nel dominio dell’emozione vistosa e dirompente. “Cime Tempestose” celebra infatti la forza del sentimento irruento, ma si perde nella ricercatezza introspettiva. Un surplus di eccessi che incanta e folgora ma lascia al tempo stesso basiti. Questo non significa che il film sia un fallimento. Il trasporto con cui ci porta a Wuthering Heights è non di poco conto. Il ritmo è esplosivo, travolgente, quasi musicale. La fotografia vistosa e loquace. Emozioni forti e viscerali, ruvide e incalzanti. Pulsioni sessuali, fame di dannazione, esplosione di desiderio.
Forte la chimica tra Jacob Elordi e Margot Robbie, nucleo focale del film e della campagna di promozione. Lei una Barbie gotica, a metà tra Maria Antonietta e La Sposa Cadavere, lui tenebroso e rude nella parte iniziale, quando il suo sguardo è ancora dolce e vulnerabile, autoritario e rancoroso dopo. Si intravedono in Heathcliff anche dopo il suo ritorno sfumature di tenerezza e fragilità, solo e soltanto con Catherine, ma a dominare la scena sono il risentimento e il degrado dei suoi intenti. Margot Robbie interpreta il suo personaggio con intensità, freschezza e fascino, nonostante i suoi 35 anni. Ne incarna capricci e vanità, orgoglio e passione, emotività e romanticismo, insieme a quel tocco di delicata crudeltà. Tuttavia nessuno dei due riesce del tutto a penetrare negli abissi dell’anima del proprio personaggio con quella profondità totale e ricchezza espressiva che si desidererebbe dopo aver letto il romanzo.
I costumi eccentrici e lussureggianti della Catherine post matrimonio, per nulla realistici, ricordano con la loro sfilata di maestosità e bellezza il glamour sfacciato e sovversivo di Marie Antoinette di Sofia Coppola, ma qui sono adeguamento alla società, un’era dell’immagine anticipata che si contrappone quasi all’intimità delle semplici vesti iniziali. Un amore quello di Catherine e Heathcliff che è turbato e ostacolato dal rigore di una società che mette al primo posto ricchezza e status sociale. Ad andare in frantumi è la speranza di poter assecondare i propri sentimenti, questo la Fennell lo dice bene.

La regia gioca sul contrasto tra brutalità e patinato, tra crudezza e sequenze che per la loro esaltazione del bello iperbolico rimandano all’estetica dei videoclip musicali. La regista restituisce così con questi cambi d’andamento la ruvidezza e urgenza fisica della sessualità, lo squallore della società, il mondo interiore dei personaggi e la stucchevolezza e ipocrisia delle classi sociali agiate. Rimane un’inconcludenza negli intenti del film, che non chiarisce il senso delle scene scandalose e si prende libertà un po’estreme. La sceneggiatura taglia intere parti del romanzo per semplificare la narrazione. Esiste solo il presente, nessuna storia nella storia, nessuna doppia narrazione. Solo il tempo in cui Catherine e Heathcliff si amano.
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Cime Tempestose – Regia e Sceneggiatura di Emerald Fennell – Basata sul celebre romanzo Cime Tempestose di Emily Brontë – Con: Margot Robbie, Jacob Elordi, Hong Chau, Shazad Latif, Alison Oliver, Martin Clunes, Ewan Mitchell – Musiche: Anthony Willis – Canzoni originali di Charli XCX – Montaggio: Victoria Boydell – Scenografie: Suzie Davies – Costumi di Jacqueline Durran – Direttrice del casting: Kharmel Cochrane – Direttore della fotografia: Linus Sandgren- Produttori esecutivi: Tom Ackerley e Sara Desmond – Prodotto da Emerald Fennell, Josey Mcnamara, Margot Robbie- – Warner Bros. Pictures e MRC – Una produzione Lie Still & Luckychap Entertainment – Nei cinema dal 12 febbraio 2026





