di Fabio Salvati

 

 

“39 scalini” di Patrick Barlow (dal romanzo di John Buchan)-

Regia Leonardo Buttaroni

Al teatro Garbatella fino al 20 ottobre

 Quattro giovani attori mettono in scena la riduzione teatrale in forma di parodia del celebre film di Hitchcok e per due ore di spettacolo si travestono, faticano, corrono sul palco e in platea, simulando -a ritmi forsennati- inseguimenti in aereo, fughe in treno e in moto con una perizia atletica e recitativa invidiabili, in un repertorio rutilante di invenzioni sceniche capace di strappare risate e ampi consensi alla platea. Spettacolo già andato in scena in diversi teatri dal 2016 e, non solo a Roma, che riscuote ogni volta un notevole successo.

 L’impianto parodistico dell’allestimento percorre tutta la monumentale trama narrativa del suo antecedente cinematografico (che si fonda sul romanzo a puntate di John Buchan): si tratta di una spy story irriducibile nella sintesi in breve del presente spazio. Ma la declinazione comica e pop dell’allestimento riesce a far a meno anche del pedissequo scorrere del complesso telaio narrativo, di cui vengono comunque fatti salvi atmosfere e colpi di scena, in un avvicendarsi continuo di citazioni e rimandi alla trasposizione cinematografica, tutte rigorosamente in forma di gags esilaranti, laddove trovano spazio gli spassosi travestimenti al femminile (chiaro retaggio di altri generi teatrali), che si sommano, con perfetta coerenza di effetto comico, al telaio narrativo dell’insieme.

I complimenti vanno certamente al talentuoso gruppo di attori (Marco Zordan interpreta il personaggio centrale, mentre gli altri tre interpreti, Matteo Cirillo, Alessandro Di Somma e Diego Migeni  si avvicendano nel camuffarsi di volta in volta in un vorticoso ruotare di personaggi), ma facile attribuire  il primato della riuscita di questo allestimento alla visionarietà della regia di Leonardo Buttaroni. Efficacissime e spassose le trovate  scenografiche di Paolo Carboni, che scimmiotta il naturalismo teatrale, giocando con le convenzioni sceniche per stimolare la fantasia della platea e lasciarla immaginare i più folli transiti dell’azione.  

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