Che batosta! Uno stipendio non basta. Gli affitti costano un occhio della testa. Una sola camera col soffitto basso è già una conquista.
Un argomento importante, spesso minimizzato nel nostro presente, fronteggiato paradossalmente, con l’espediente scenico più leggero e con quello drammaturgico più divertente. E dove se non a Catania, della Sicilia il più bel teatro vivente. Ciò presupponendo che a ciascun astante lo spettacolo giunga più incisivo e decisivo, più energico e penetrante. Energico, in effetti, sicuramente, considerati l’estro, la tempra e la grinta sprigionate dall’attrice monologante.

Miriam K, anche autrice, avanzava sulla scena e prontamente, con un monologo spedito e incalzante. Avanzava nella Sala Grigia di Zo Centro Culture Contemporanee con un monologo-conversazione, un monologo-interrogazione. Cioè un ironico soliloquio dove il ruolo solista diventa plurale nel momento in cui lo spettatore, direttamente interpellato, è chiamato a rispondere, a replicare con il suo punto di vista, la sua opinione. A fare da ausiliario nella narrazione. Ed ecco che l’ascolto non è più soltanto tale, ma diventa adesione e intervento, presenza e condivisione. In sintesi: compartecipazione.
La quinta edizione del Fringe Off Festival, sotto la direzione artistica di Renato Lombardo e Francesca Vitale, dunque, non poteva terminare senza far sorridere, entrambe le settimane, su un tema oggi grandemente attuale: il caro affitti, la crisi abitativa, l’inaccessibilità immobiliare.
Al punto che sorge spontaneo domandare: in questo tempo, l’affitto di una casa quanto ci viene a costare? E per rientrare nelle spese, quali sono gli stipendi che si dovrebbero possedere? A quanto dovrebbero ammontare?
Fermo restando che c’è una sorta di regola generale: il lavoratore sottopagato che vive di precariato no, il contratto a tempo indeterminato si. Significa che solamente chi ha un contratto a tempo indeterminato può permettersi l’affitto o l’acquisto del focolare domestico che ha sempre sognato.
Ma nel nostro tempo per la Casa Dolce Casa, ce ne vuole di immaginazione e di fantasia. Nel nostro tempo, nell’era del carovita e dell’inflazione, trovare una casa e preferibilmente a prezzi modici è, infatti, miraggio, chimera e totale utopia. Cosi è, così sarà e così sia.
Tra le quattro mura (se ci sono) e le mille illusioni, benvenuti nell’amara realtà dell’Italia e degli italiani. Al Settentrione, da Milano a Roma. E al Meridione. Dal centro storico alla moderna periferia. Fortunato chi ha ereditato l’attico dell’agiata zia.
Si è detto, un monologo satirico, spedito e incalzante. Il dilemma è il seguente: avere un’abitazione o stare sotto un ponte? Una ricerca frenetica e affannosa, un ossessionante tentativo invano di trovare anche solo un vano. Cioè un solo ambiente: una doccia, un forno elettrico e il letto di fronte. Si chiama minimalismo. Per tradurre: è già tanto che ci sia il bagno.
Oppure un seminterrato. Un corridoio. Una stanza in un quartiere malfamato. Un appartamento luminoso che coincide con un deposito. Una casa da spartire con un coinquilino un po’ nottivago e rumoroso, che sveglia tutti suonando musica alle tre del mattino. O, ancora, una dimora con terrazza, con uno splendido balcone.
Finalmente, è quasi un miracolo. Un solo balcone ma con le dimensioni di un posacenere. Intanto che si lascia a voi scegliere quale sia l’alternativa migliore, una cosa ve la dobbiamo dire. Non è che per caso avreste una casa? La richiesta è rivolta a chiunque: un estraneo, un amico, un nemico, il più lontano parente. Cercasi tetto disperatamente.
Scherzi a parte, tra peripezie e disavventure varie, tra affitti e subaffitti, annunci strambi e inclinazioni attoriali, telefonate sfrontate e attese estenuanti, a nostro avviso il testo è colmo di rimandi, che probabilmente notano solo i più attenti.
Fra questi l’esilarante scena del film “Fantozzi in paradiso” in cui l’arcinoto Paolo Villaggio nella sua caccia alla nuova abitazione si cimenta dapprima nel monolocale attaccato ad un’assordante torre campanaria e poi in un alloggio costruito nella stazione di una metropolitana.
E, altresì, il richiamo a Renato Pozzetto, o meglio al minuscolo miniappartamento senza finestre de “Il ragazzo di campagna”, descritto nel film come “confortevole e spaziosissimo”, dall’angolo cottura all’angolo ricreativo, dall’angolo tv all’angolo pranzo-cena con sedie ribaltabili. A “grandezza d’uomo” e un’eccedenza di angoli. Oggi come allora, fin dagli anni Ottanta, sempre la stessa tragicomica storia.
In sessanta minuti, l’attrice e autrice inserisce di tutto. Dal mimo al ballo, dal rapido travestimento a vista, al trucco. Anche improvvisando. Ed ecco che Pierrot, popolare maschera francese diventa un altro riferimento. L’ennesimo dei tanti che contraddistinguono un estro, quello di un’attrice nel ruolo di sé stessa.
Miriam Cappa fa ingresso in scena con una casa addosso. Si esatto, fa ingresso con una specie di indumento carnevalesco e la scritta “affittasi” in un cartello. Una valigia semiaperta ad attenderla sul palco. Un solo bagaglio come supporto ad almeno tre mutamenti d’abito.
Dicevamo un indumento-casetta in stile quasi promozionale ma prima c’è un video da vedere. Prima, un’anteprima. Sullo schermo una proiezione, giusto qualche anticipazione, quasi per preparare lo spettatore. E, infine, un serrato e piacevole andirivieni musicale, da Raffaella Carrà a Louis Armstrong e George Michael, da Beethoven a Ennio Morricone.

Insomma frammenti di pochi secondi di un repertorio di arte immortale che non dispiace sentire. Giacchè, recupera anche celebri colonne sonore. Ad esempio quella de “Il gladiatore”. “C’è un segnale da scatenare”, c’è un pulsante, un tasto da cliccare. Davanti a voi una pagina di improponibili annunci immobiliari da selezionare. Che una buona stella vi possa accompagnare.
Home Sweet Home. Avere una casa o non avere una casa. Questo è il dilemma – autrice: Miriam K – regia: Miriam K – interprete: Miriam K – luci: Guido Lei – costumi: Stefano Caminiti, Miriam K – produzione: Miriam K – V edizione Fringe Catania Off International Festival 2026, Teatro del Murgo (dal 15 al 18 ottobre 2026), ZO Centro Culture Contemporanee – Sala Grigia (dal 22 al 25 ottobre 2026)





