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Sono rimaste 262 giacche appese a quel gancio a forma di ragno

Ultima tappa a Bois du Luc gdello spettacolo sulla strage di Marcinelle

Si è conclusa la tournee europea di 262 vestiti appesi nella città mineraria de La Louvière, in Belgio. Progetto ideato da Alessandro Idonea, la storia porta sul palco una delle pagine più buie della storia belga e in qualche modo italiana, ovvero l’incidente avvenuto nel distretto minerario di Marcinelle, a Charleroi, nel quale la miniera di carbone Bois du Cazier si è trasformata in un portale infernale che si è preso 262 vite di persone emigrate in belgio illuso da promesse di un futuro migliore, tra le quali 136 italiane. Dopo più di dieci anni di repliche tra Italia ed estero, l’opera di Idonea arriva a chiudere con la tappa al Bois du Luc non solo l’ultima tournée europea, ma anche le miniere belghe in cui lo spettacolo è andato di scena, delle quali mancava solo Bois du Luc prima di ieri. 

L’ex sala delle feste del distretto minerario si trasforma, per la durata dello spettacolo, nella miniera stessa, e porta il pubblico negli inferi, nel cuore della terra, grazie a un espediente scenografico sorprendentemente efficace: le scale a pioli. Unico elemento scenico della pièce, cambiano funzione a ogni quadro: sono il pullman degli emigranti, lo stendino per i panni, l’ascensore che sale e scende nella miniera, scandendo una discesa che sembra non finire mai. Alla fine, assemblate, diventano quel mostro meccanico che, per un inceppo, ha lasciato appesi al gancio 262 giacche. Semplici supporti, le scale, per quello che è il vero motore della vicenda: una scenografia fatta di corpi.

Il racconto della tragedia prende forma attraverso la scrittura di una canzone, composta a quattro mani dai due protagonisti, Turi e Antonio, che non si sono lasciati travolgere dalla frenesia dei compagni e non sono partiti. Ricostruiscono i fatti a partire da ciò che arriva in Sicilia dal Belgio: lettere alle mogli, avvisi, manifesti, ogni parola scritta che racconti la vita, e la morte, delle migliaia di persone partite alla ricerca di un sogno annerito dal carbone. Sul palco il processo è lo stesso che precede la messa in scena di una vicenda reale: oltre alle ricerche e ai sopralluoghi, ogni lettera, contratto o documento rimasto diventa materia prima per la drammaturgia. Turi e Antonio costruiscono così, a loro volta, la drammaturgia della canzone che stanno scrivendo. Più che di metateatro, si può parlare di un “meta-pre teatro”: a essere portata in scena è la ricerca stessa della storia, una struttura davvero interessante.

Altrettanto straordinario è il lavoro dei corpi e delle voci in scena. I personaggi non rappresentano un nome e un cognome, ma sono archetipi, in cui si riconosce la storia di chiunque abbia intrapreso quella strada. Il passaggio senza soluzione di continuità tra scene di racconto e quadri quasi onirici è possibile e credibile solo grazie agli interpreti, Alessandro Idonea, Luciano Fioretto, Luigi Nicotra e Federica Fischetti, capaci di muoversi con naturalezza tra canto e recitazione. Trascinano il pubblico con sé nella gioia di una nuova opportunità, nella leggerezza che stempera la precarietà delle condizioni che attendono gli emigranti, fino all’angoscia di un lavoro che schiavizza e alla paura del fuoco che avanza in una galleria alta appena cinquanta centimetri.

Non c’è futuro senza memoria, e non c’è teatro senza l’intento di costruire comunità e partecipazione. Per questo uno spettacolo come “262 vestiti appesi” è fondamentale: racconta i nostri errori, ci rende più consapevoli e, forse, migliori. A settant’anni dalla tragedia di Marcinelle, le 262 giacche appese in scena continuano a interrogare chi guarda, e lo fanno in luoghi che quella memoria la custodiscono davvero, come i siti minerari della Vallonia. È su questa funzione che l’arte teatrale è nata, e un teatro civile, sociale e storico, come quello portato avanti da GAGS in oltre dieci anni di repliche, non tiene viva soltanto la memoria: tiene viva l’arte del teatro stessa.

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262 vestiti appesi – Ideazione e regia: Alessandro Idonea – Drammaturgia: Maria Elisa Corsaro – Con: Alessandro Idonea, Luciano Fioretto, Luigi Nicotra, Federica Fischetti – Musiche: Mario Incudine – Coreografie: Donatella Capraro – Traduzione in francese: Jean Paul Manganaro – Produzione: G.A.G.S. – Con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE, nell’ambito del bando Per Chi Crea 2025 – Con il patrocinio del Bois du Cazier – Giovedì 8 ottobre 2026, MMDD – Musée de la Mine et du Développement Durable, Bois-du-Luc, Salle des fêtes, Rue Saint-Patrice 2B, 7110 La Louvière, Belgio.

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