di Miriam Bocchino

È stato in scena al Teatro Belli lo spettacolo Sleepless. Tre notti insonni” della drammaturga britannica Caryl Churchill, con la regia di Lorenzo Loris e l’interpretazione di Elena Callegari e Mario Sala.

L’opera è inserita nella rassegna TREND – Nuove frontiere della scena britannica, giunta alla sua XIX edizione e per la prima volta, a causa dell’emergenza sanitaria da Covid – 19, proposta instreaming. Il festival è a cura di Rodolfo di Giammarco e durerà fino al 21 dicembre 2020.

Nello spettacolo, sapientemente portato in scena dai due attori, lo spettatore esamina tre relazioni di coppia.

Le tre storie vengono raccontate nella penombra di una camera da letto che dilata le conversazioni e i silenzi.

In chiave tragicomica, sebbene l’elemento drammatico siaimperante, Sleepless. Tre notti insonni” narra l’incomunicabilità a cui la vita può condurre ma, soprattutto, mette in evidenza come il rapporto con l’altro non può essere salvifico per la propria interezza di essere umano.

La prima coppia vive una relazione affaticata e stanca: gli obblighi hanno sostituito l’amore e la serenità.

Lei è dipendente da lui, non ha un lavoro ed è una donna impaurita, si lamenta con l’uomo della vita condotta e nonostante la consapevolezza della mediocrità del rapporto non riesce a porre fine allo stesso. Il matrimonio appare sull’apice del crollo e le recriminazioni, nella notte insonne, si susseguono: dai tradimenti si giunge alle questioni economiche. Sulla scena l’eloquio di entrambi scavalla l’altro, le parole si sovrappongono e le paurdivampano, prendendo il sopravvento e non lasciando scampo.

La seconda coppia si contrappone alla prima per il tono apparentemente tranquillo del dialogo. L’uomo parla di un film che ha visto al cinema, la donna della paura di scomparire: le due conversazioni sembrano assurde, perché distanti per senso, e l’altro appare quasi come proiezione della mente.

La terza coppia, pur se inizialmente si manifesta come la sintesi perfetta delle prime due, lentamente fa trapelare un disagio latente: il divario comunicativo impedisce alla vita e alla felicità di realizzarsi.

Le videoproiezioni, curate da Davide Pinardi, rendono lo spettacolo un ibrido tra dimensione teatrale e cinematografica, consentendo allo spettatore di osservare in forma visiva i pensieri e le pulsazioni dei personaggi.

L’opera teatrale, pur essendo stata scritta nell’Inghilterra del 1982 quando il divario economico e sociale aveva raggiunto livelli elevati, sembra raccontare l’uomo contemporaneo con la sua solitudine e insofferenza. La paura, infatti, pur non concretizzandosi in un oggetto o in un evento particolare, è talmente soffocante da impedire il fluire sereno dei pensieri, il compiersi delle emozioni e l’accettazione dei propri limiti.

L’altro, in questo testo di Caryl Churchill, è solo una manifestazione visiva dei propri orrori e terrori: è un mezzo ma non un fine.

Traduzione Paola Bono

Scena e decorazioni di Daniela Gardinazzi

Costumi Nicoletta Ceccolini

Intervento pittorico Giovanni Franzi

Luci e fonica Luigi Chiaromonte

Collaborazione ai movimenti Barbara Geiger

 

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