di Tonino Pinto *

 

“Sanremo piange”, a leggere oggi il divertente editoriale dell’amico di mille avventure in giro per il mondo, Marco Molendini, inclusa l’ultima esclusiva intervista prima della sua scomparsa in California con la leggendaria Ginger Rogers, sembrerebbe proprio di sì. ”Piange il festival” scrive Molendini: ”Piangono le canzoni, piangono i cantanti, piangono gli ospiti, la Pausini per la gioia del Golden Globe, Fedez non si sa perché, piangono le conduttrici, piangono i conduttori, piange anche la Rai perché’ gli ascolti crollano, con oltre  l’11 percento in meno di share”.

Fra gli show meglio riusciti, su tutti quello in stile anni ruggenti con tanto di bluebelle nostrane di piume svestite, mattatori Fiorello e Amadeus e applausi finti, così si è conclusa la cinque giorni canora tutta italiana che ha caratterizzato la 71/a edizione del festival di Sanremo.

Alla fine hanno conquistato il palmarès la band romana dei Måneskin, chitarra, basso, batteria, archi(dell’orchestra) e tanta voce, stile Led Zeppelin di “Kashmir” con una canzone rock generazionalmente rabbiosa dal titolo che risuona come un monito “Zitti e buoni”.

”Questa edizione di Sanremo” ha scritto sul Fatto Quotidiano da par suo, Daniele Luttazzi, “è un festival apotropaico, con troppi cantanti che sembrano inadatti al loro ruolo”. Un festival voluto a tutto i costi dalla Rai, un’edizione forse poco riuscita, piena zeppa di tutto e assai lontana dalla musicalità, un appuntamento complicato dalla pandemia, dall’assenza di pubblico e dalle emozioni canterine che nella sua lunga storia è stata per lo più’ generosa, lontano anni luce dalle note fischiettate dalla gente per strada il giorno dopo l’esibizione di un’artista. ”Volare” su tutte, che segnò  la svolta di un’epoca  a cui giusto per fare un esempio si è avvicinato  Diodato con la sua “Fai rumore”, trionfatore nell’edizione 2020, solo un anno fa l’otto di febbraio, pochi giorni prima che l’Italia fosse assediata dal virus”. È stato un festival questo dei cantanti “sconosciuti” sentenziava caustico il critico Aldo Grasso”.

Se il centravanti del Milan in trasferta d’onore profumatamente ricompensata,  ha fatto ridere anche gli interisti e se Fiorello da par suo, assieme ad Orietta Berti agli Extraliscio, Ornella Vanoni, Fausto Leali, Gigliola Cinquetti in revival sono stati i più intonati dell’intera compagnia, significa che quest’anno la tendenza al ribasso di ascolti di Sanremo aveva qualcosa di esistenziale, legata certo alla situazione drammatica del Paese, di capire le parole dei cantanti con le voci poco bilanciate dal mix rispetto all’orchestra”(per non parlare poi del fastidioso ed esasperato utilizzo dell’autotune), ma legata soprattutto  al fatto che l’Ariston non può’ essere il “Festival degli sconosciuti” di Ariccia, così’ sconosciuti alla gran parte del pubblico, che nemmeno le cover, nemmeno Lucio Battisti, sono riusciti nell’ardua impresa di restituirgli un’identità. Ibrahimovic ha cantato quasi come tutti i cantanti delle nuove generazioni, stonando e vestendo male, ma almeno lui se lo può permettere” .“Ci resta solo Fiorello” conclude Aldo Grasso, promuovendolo “Ministro della salute(morale).”

Colleghi cantanti, basta fingere, anche noi facciamo flop” ha dichiarato Malika Ayane che a Sanremo 2020 ha portato sul palco dell’Ariston il brano “Ti piace così’.

La cronaca di questo festival all’insegna del consenso social(Ferragni docet!), al di là delle canzoni belle e meno belle come le esibizioni di Achille Lauro volutamente provocatorie(per la gioia dei pubblicitari e discografici, gli unici a fregarsi le mani), evidenziano un modo di interpretare la popolarità’ in una società, sempre più’ schizofrenica e priva di punti di riferimento (a cominciare dalla politica). Alla fine della giostra, la canzone che mi è piaciuta di più’ da perfetto consumatore di note è stata “Polvere da sparo” cantata da Luca Gaudiano,  vincitore delle nuove proposte..

Canta che ti passa” dice un vecchio proverbio. Si Sanremo è vero sarà pure un  festival apotropaico, ma come giustamente sottolinea Luttazzi “non si addice a tutti”.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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