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Salvo Basile e l’isola che non smette di esistere

Da Queimada a Macondo: Cartagena, il cinema, García Márquez e l’eredità di un’avventura umana e artistica senza tempo

Il mondo del cinema e della letteratura ricorda la figura professionale e artistica di Salvo Basile, scomparso lo scorso 26 gennaio a Cartagena de Indias, in Colombia, la città coloniale del Cinquecento tanto amata dal Premio Nobel Gabriel García Márquez.

Produttore, regista e interprete di numerose serie televisive in Colombia, Basile è stato anche presidente del Festival del Cinema Latinoamericano di Cartagena e profondo conoscitore della cultura e della cinematografia del continente latinoamericano. Nel corso della sua carriera ha ricoperto il ruolo di produttore esecutivo in numerosi film di successo.

Giunse a Cartagena nel 1966, scritturato come assistente alla regia per il film Queimada, diretto da Gillo Pontecorvo(La battaglia di AlgeriKapò), avviando così un lungo e significativo legame umano e artistico con la Colombia, che sarebbe diventata la sua seconda casa.

Queimada fu la prima grande coproduzione italo-colombiana, interpretata dal premio Oscar Marlon Brando. Un potente affresco storico e politico, ambientato nell’isola immaginaria di Queimada, nell’America coloniale dell’Ottocento, allora possedimento portoghese.

Il film venne girato tra il 1968 e il 1969 in condizioni proibitive, tra caldo torrido e continui problemi logistici, tra Cartagena e Marrakech, in Marocco. Arricchito dalla colonna sonora di Ennio MorriconeQueimada vedeva Marlon Brando nel ruolo di Sir William Walker, subdolo affarista inglese e fomentatore occulto delle prime rivolte popolari per l’indipendenza contro lo sfruttamento coloniale in America Latina.

La storia di quel film e di quel set – che, fatta eccezione per Brando, Gillo Pontecorvo e pochi altri, non vide quasi nessuno rientrare in Italia al termine delle riprese – la appresi anni dopo in Ghana, ad Accra, sul set del film Contact, che seguivo come press office al fianco di Enrico Maria Salerno. A raccontarmela fu il fotografo di scena di QueimadaDivo Cavicchioli.

Professionista di grande prestigio, stimato da registi come Bernardo BertolucciPier Paolo Pasolini e Luchino Visconti, Cavicchioli, a film concluso, decise di tornare a Cartagena per stabilirvisi definitivamente insieme all’amico Salvo Basile, tra un film e l’altro e l’attesa di un nuovo romanzo di Gabriel García Márquez, che nel frattempo aveva conquistato il Nobel e con il quale erano diventati amici.

Fu quella storia, quella scintilla, che una volta rientrato a Roma mi spinse a partire per Cartagena, sulle orme di quel set perduto, inseguendo le magie e i ricordi di un film, “antes y el después de la Queimada”

«Quando camminavamo per le stradine coloniali di Cartagena – mi raccontò Salvo, che vi rimase per oltre cinquant’anni, innamorandosi della città e sposando la pittrice Jacqueline Lemaitre – portavamo con noi “Cent’anni di solitudine”il capolavoro di Gabo». La sua Macondo era anche la Cartagena di Queimada.

Per chiudere idealmente il cerchio, decisi poco prima della scomparsa di Gabriel García Márquez, che avevo conosciuto proprio grazie a Salvo Basile e Divo Cavicchioli, di realizzare un documentario per il TG1 della Rai dal titolo Cartagena, la perla del Caribe, dedicato agli eroi di questa straordinaria vicenda sospesa tra cinema e letteratura, attori e scrittori, sogni e realtà.

Oggi molti protagonisti di quella storia e di quella Queimada non ci sono più: Cavicchioli, Pontecorvo, Brando, e ora anche il caro Salvo Basile, custode fino all’ultimo di un film e di un’avventura umana che col tempo è diventata un vero e proprio film nel film.

Restano le immagini e le fotografie preziose conservate negli archivi del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, memoria visiva indelebile di un progetto monumentale, con i suoi protagonisti davanti e dietro la macchina da presa, animati da un sogno di ribellione e bellezza capace di sopravvivere al tempo. 

Come la Maconda di Gabo. Come l’isola di Queimada di Gillo.

E così, tra la luce di Cartagena e l’eco lontana di un set leggendario, resta una storia che continua a respirare. Un intreccio di cinema e letteratura, di amicizie e visioni, custodito nella memoria di chi ha saputo sognare. Come Macondo, come Queimada, luoghi dell’anima destinati a non scomparire mai, finché qualcuno continuerà a raccontarli.

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