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Dietro le sbarre della famiglia: “Lungo viaggio verso la notte” al Teatro Argentina

Con regia e interpretazione di Gabriele Lavia, il dramma di Eugene O’Neill prende vita in uno spazio cupo e sontuoso, sorretto da attori carismatici

Siamo in una elegantissima villa nel Connecticut, alta e austera quanto immensa e vuota. È la residenza della famiglia Tyrone, che grazie al denaro del padre attore James e delle terre ipotecate di sua proprietà può permettersi un lusso sfrenato, con una cameriera e una cuoca e una libreria sontuosa. Eppure James è teso, insoddisfatto – come e più di lui la moglie Mary, donna di casa inquieta e fragile che seppellisce nella morfina un malessere che non ha voce. Con loro i figli Edmund e Jamie, ben consapevoli dei fantasmi che aleggiano tra i loro genitori, e consapevoli che ormai è troppo tardi per scappare. Edmund, in particolare, desta inquietudine coi suoi frequenti colpi di tosse.

Gabriele Lavia e Federica De Martino

L’elemento portante che assicura il successo continuato di Lungo viaggio verso la notte, che valse al suo autore il Premio Pulitzer al momento della sua uscita, è quello autobiografico. Eugene O’Neill non racconta la storia di una famiglia fittizia ma, sotto falso nome, della propria. Il disagio e la rabbia repressa vengono da una vita vissuta e così rimangono sul copione. In tal senso si può contestualizzare un’interpretazione poco sperimentale, che rappresenta un vero e proprio spaccato di vita. Il Lungo Viaggio che va in scena al Teatro Argentina si mantiene, tuttavia, fin troppo legato a una struttura tradizionale. Una lettura quasi filologica, un “ritorno alle basi” scenografico, che smorza la carica dei suoi elementi migliori. 

I pezzi ci sono tutti, soprattutto negli attori. Gabriele Lavia è un James Tyrone possente, autorevole, che catalizza l’attenzione e occupa tutto lo spazio che richiede. Lo accompagna una languida Federica di Martino, che pare quasi fluttuare in scena, ma che non è tuttavia priva dell’affetto e dell’umana fragilità del personaggio. Interpretazioni forti e magnetiche, in uno spazio che prescrive il loro movimento a uno spazio troppo riconoscibile, troppo consueto. 

Elemento distintivo dello staging sono le sbarre metalliche che delimitano il palco, separando gli attori dal pubblico e circondando la famiglia Tyrone da una metaforica gabbia. Una scelta indubbiamente coraggiosa, che sigla in modo incancellabile la loro disfunzione e l’oppressione dei loro spazi, ma che allo stesso tempo crea una spiacevole distanza anche con il pubblico. Le sbarre finiscono a coprire i volti, falsare le distanze, e impediscono di entrare “davvero” in casa Tyrone a viverne la quotidiana disavventura. Le sbarre alla finestra alle loro spalle sarebbero state sufficienti per comunicare un’immagine non dissimile. 

Gabriele Lavia e Federica De Martino

Lungo viaggio verso la notte è un esercizio stilistico elegante, ricco di talento. Nella sua austera semplicità porta rispetto a O’Neill, e possiede la scintilla vitale di fondo di una buona produzione. In una scena teatrale come quella di Roma, sempre più curiosa, avrebbe tuttavia beneficiato di una personalità più forte. 

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Lungo viaggio verso la notte – di Eugene o’Neill – traduzione Bruno Fonzi – adattamento Chiara de Marchi – regia Gabriele Lavia – con Gabriele Lavia, Federica di Martino, Jacopo Venturiero, Ian Gualdani, Beatrice Ceccherini – scene Alessandro Camera – costumi Andrea Viotti – musiche Andrea Nicolini – luci Giuseppe Filipponio – suono Riccardo Benassi – aiuto regia Mattia Spedicato – scenografo assistente Andrea Gregori – assistente costumi Giulia Barcaroli – assistente alla regia Renato Civello – produzione Effimera – Fondazione Teatro della Toscana – Teatro Argentina dal 4 al 15 febbraio 2026

Foto di ©Tommaso Le Pera

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