di Tonino Pinto*

 

E’ la splendida e conturbante attrice Virginie Efira, la pietra dello scandalo almeno finora alla 74a Festival del cinema di Cannes, abbiamo finalmente visto, superando i non facili sbarramenti anti Covid, questa mattina alle 8.30, Benedettal’attesissimo film in concorso per la Palma D’Oro del trasgressivo regista Paul Verhoeven, un cineasta che ha una grande conoscenza della “macchina” cinema con film come Basic instinct, Elle, Fiori di carne, Robocop, un autore delle passioni primarie ed anche religiose che possono apparire come certi film di Buñuel, blasfeme, passione, vita, morte, religione come in “Benedetta, film che ha acceso a Cannes il gioco dei consensi e dei contrasti fra critici e pubblico con una storia vera del 1600,quella di Benedetta Carlisi suora lesbica di clausura accusata di blasfemia nell’Italia dominata dalla Chiesa all’epoca della controriforma.

Verhoeven da par suo, mescola abilmente spiritualità’ e tentazione, vocazione e sessualità’, un film che appassiona e intriga anche per le scelte pruriginose a il regista olandese attinge, rispettando soprattutto il grande gioco del cinema. Attorno però c’è ’anche un “je accuse” sull’ipocrisia e sulla sudditanza al potere di quella chiesa inquisitrice, in questo caso perdente e non vi sveleremo perché’. tranne che nella realtà’, dietro l’ambiguità di Verhoeven come in Basic instinct, c’è’ molto di più’. Benedetta Carlisi in verità, fu la prima donna forse a lottare per la libertà’ dei costumi.

Non mi prendo mai sul serio e dissi no al dieci per cento sugli incassi che mi offrì il regista Camerun se avessi accettato di fare Avatar“. Così” fra selfie con il pubblico e interviste a distanza l’eterno ragazzo Matt Damon a Cannes dopo la proiezione di La ragazza di Stillwater” di McCarty interpretato con Camille Cottin, un thriller melodrammatico ispirato sembra alla vicenda che coinvolse la studentessa americana Amanda Knox a seguito dell’omicidio della sua coinquilina Meredith Kercher entrambe studentesse a Perugia. Quella del film è la storia di Bill Baker (Matt Damon) che dall’ Oklaoma si ritrova a Marsiglia per aiutare la figlia in carcere per omicidio dimostrare la sua innocenza.

Ho cercato come padre di quattro figlie di trovare una vicinanza emotiva” ha dichiarato  Matt Damon, ”sono venuto a Cannes tante volte anche con i miei amici Brad Pitt e George Cloney, ma questa è molto speciale dopo aver vissuto la limitazione del Covid ,esperienza inumana è angosciante. Mi sono commosso a ritrovare il pubblico in sala.

E al Festival che punta molto sui film che parlano di rapporti fra padri e figlie è anche il momento di Sean Penn, l’attore in concorso come vi avevamo accennato nelle nostre corrispondenze ha presentato il suo quinto film come regista (terza volta a Cannes) ancorché protagonista di Flag Day, dove veste i panni di John Vogel, un personaggio fuori dal comune. La prima a subire il fascino, il magnetismo, la capacità’ di fare della vita una grande avventura è la giovane figlia Jennifer, fino a quando scoprirà la parte segreta della vita e della personalità del padre, un rapinatore di banche ed esperto truffatore. Ispirato anche questo ad un fatto di cronaca vero, Flag Day è il ritratto di una giovane donna costretta ad affrontare e guarire le ferite del suo passato che vede tra gli interpreti anche i due figli di Sean Penn, Dylan e Hopper Jack; ed è il primo dopo l’impegno dell’attore ad Haiti per aiutare la popolazione colpita dal terremoto.

Fra le tante curiosità’ proposte dalle sezioni collaterali come En certe regarde, abbiamo visto Onoda 10.000 notti nella giungla, che il franco giapponese Arthur Harari dedica all’incredibile storia di un soldato giapponese dell’ultima guerra mondiale, Hiro Onoda (morto nel 2014). Passato alla storia per essere stato l’ultimo soldato dell’impero giapponese ad arrendersi agli alleati sull’isola filippina di Lubang, rifiutando nel 1944 di lasciare la sua postazione irraggiungibile nella giungla e di credere che il Giappone si era arreso rimanendo nella foresta per trent’anni a combattere da solo la sua guerra.

Viene invece dalla Finlandia l’altro film in concorso tratto dal libro della scrittrice Rosa Liksom. Si tratta di Scompartimento n.6 diretto da Juho Kuosmanen, che narra il lungo viaggio in treno di una studentessa e di uno sconosciuto che devono dividere lo scompartimento loro malgrado.

Altro tipo di viaggio è quello rivisto nella sezione Classici con la copia restaurata del film di Pietro Germi Il cammino della speranza interpretato da Raf Vallone ed Elena Varzi, il viaggio della speranza dei lavoratori di una solfatara chiusa e in cerca di un nuovo futuro in Francia negli anni cinquanta. Un film che ci ricorda qualcosa oggi!

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

Condividi su: