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Quando amare è lasciare andare…

Al Nuovo di Verona la rivisitazione di Valerio Binasco su “Una della ultime sere di carnovale” di Carlo Goldoni ricorda al pubblico la verità semplice e pura dell’amare.

“In fondo di questa Commedia è un’allegoria, che ha bisogno di spiegazione. Essendo io in quell’anno chiamato in Francia, e avendo risolto di andarvi, per lo spazio di almeno 2 anni, immaginai di prender congedo dal Pubblico di Venezia col mezzo di una commedia.”

Nicola Pannelli, Elisabetta Mazzullo e Marta Cortellazzo Wiel.

Inizia così l’introduzione di “Una della ultime sere di carnovale” commedia corale veneziana di Carlo Goldoni datata anno 1761. Ad introdurcela è l’autore stesso che definisce fin dal principio il carattere allegorico della sua opera.  Allegoria perché lo stesso Goldoni si apprestava in quegli anni a prendere congedo dalla familiare Venezia per recarsi a Parigi, alla direzione della Comedie- Italienne. Ma in che modo tutto ciò rientra nella trama di questa commedia?

Tutto ha inizio in una Venezia del Settecento durante una delle ultime sere del celebre carnevale, l’anziano tessitore Zamaria organizza una festa nella propria casa dove invita amici e colleghi. Accanto a lui la dolce figlia Domenica, innamorata e ricambiata segretamente con il noto disegnatore di stoffe Anzoletto.

Sarà la figura di Anzoletto a regalare il primo colpo di scena: arrivato alla festa egli svela la sua decisione di partire per affari in Russia, notizia che riempie di nostalgia i partecipanti e ancor di più l’innamorata Domenica.

Anzoletto chiede alla giovane di sposarlo e andare con lui in Russia ma l’entusiasmo dei giovani è subito placato da Zamaria che non se la sente di lasciare andare la sua unica figlia con il rischio di non rivederla più…tra partite di carte, balli e conversazioni riusciranno le circostanze a portare ad un lieto fine?

In questa rivisitazione della commedia in tre atti di Goldoni la regia di Valerio Binasco fa emergere l’importanza di mostrare con ironia e delicatezza i rapporti umani nella loro fragilità. In primo luogo con il significato, puramente reale, del senso più unico e raro dell’amare.

Sarà infatti Domenica nel suo monologo alla fine del primo atto ad esclamare: “No voria che l’andasse; ma no vorave gnanca esser causa mi, che l’perdesse la so fortuna (…) E mi, che a Anzoleto che voggio ben; mi saria capace de farghe perder el so conceto?”.

Un conflitto, quello che attraversa la giovane, che racchiude il senso dell’amore, l’amore, quello vero, che non priva e vincola ma lascia andare, l’amore vivo perche’ vissuto con libertà.

Anzoletto rappresenta o tenta di comunicarci la necessità del personaggio, e in questo caso anche del suo autore, di andare oltre, uscire dalla propria comodità, rappresentata dal sicuro ambiente veneziano, per andare verso l’ignoto, alla scoperta di sé stesso. Un egoismo che possiamo definire sano, necessario per crescere come persona.

Domenica amandolo si ritrova con la consapevolezza di doverlo lasciare andare, certezza dolorosa ma frutto di un amore puro; differente invece l’atteggiamento di suo padre Zamaria che, consapevole della sua solitudine, egoisticamente non è disposto a perdere la figlia.

Il tutto è arricchito dai tempi e le battute comiche della commedia che gli attori introducono con maestria ed incalzante accento veneto. Il ritmo è scandito da silenzi ed intervalli, dove tra una simpatica battuta di Sior Agustin, Sior Momolo e della “malata” Siora Alba il pubblico ride fragoroso.

La scenografia, curata da Guido Fiorato è ricca, bella, versatile ai cambi di situazione, con degli ingressi retrostanti decisamente interessanti e valorizzanti per la stessa messa in scena. Il suono, curato da Filippo Conti è molto presente e scandisce i diversi momenti di una commedia che sa essere a tratti ironica, ed in altri profondamente riflessiva.

Le luci curate da Alessandro Verazzi sono calde ed avvolgenti, a richiamo dell’atmosfera di festa e calore. Allo stesso modo anche i costumi di Alessio Rosati sono caldi, colorati, vivi.

Milva Marigliano e Michele di Mauro.

Come in un carnevale dove la gente si maschera la commedia in questione vela con delicatezza le nostre emozioni, quelle più vere e nitide, quelle che più ci spaventano. Dietro una risata e un tiro di carte ogni personaggio svela una parte di sé e un profondo desiderio di sentirsi, a suo modo, amato ed accettato.

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Una delle ultime sere di carnovale. Soggetto di Carlo Goldoni; regia di Valerio Binasco. Con Andreapietro Anselmi, Natalino Balasso, Mauro Bernardi, Marta Cortellazzo Wiel, Matteo Cremon, Michele Di Mauro, Giordana Faggiano, Milvia Marigliano, Daniele Marmi, Elisabetta Mazzullo, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Cristina Parku, Aron Tewelde e Ivan Zerbinati. Scenografia di Guido Fiorato; luci di Alessandro Verazzi; suono di Filippo Conti; costumi di Alessio Rosati. Spettacolo coprodotto da Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, TSV – Teatro Nazionale e Teatro Stabile di Bolzano con il sostegno di Fondazione CRT – Teatro Nuovo di Verona dal 27 ottobre al 1 novembre 2026

Foto e copertina: ©Teatro Stabile Torino-Ph Virginia Brown

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