di Miriam Bocchino

 

È in scena al Teatro dei Documenti di Roma fino al 13 ottobre lo spettacolo “Per Giulia” di Dacia Maraini.

Il monologo, interpretato da Sara Pallini, con la regia di Iolanda Salvato e le musiche di Federica Clementi, racconta la vicenda di una giovane donna morta tra le macerie del terremoto de L’aquila nel 2009.

Un corpo che quasi sussulta, una veste bianca, i piedi scalzi: Sara Pallini calpesta lo spazio del teatro e lo fa diventare “esistente”.

Giulia Carnevale è davanti agli spettatori, è presenza e non più corpo spezzato di cui è rimasto tra le rovine solo un anello e una scarpa.

Giulia esiste, è voce, è ricordo.

Il ricordo è quello di una madre che racconta le scosse continue che squassavano la città nei giorni precedenti al terremoto. Scosse che, non suscitando timore, hanno provocato morte e sofferenza.

Una strada interrotta in una fatale notte di dolore ed errore umano.

Lo spettacolo, tuttavia, non vuole raccontare l’aspetto tragico della storia ma la vita di una ragazza fatta di sogni semplici, attese e speranze.

La madre, così come la migliore amica Marta e la sua insegnante del liceo, la dipingono come una giovane buona, pura e generosa.

Giulia diviene adolescente davanti agli spettatori; legge il suo diario, di nome Margot, e rivive gli amori spensierati di quegli anni.

“Per Giulia” è un’opera articolata eppure semplice: Dacia Maraini è riuscita a restituire bellezza a una scomparsa e Sara Pallini a rendere quella assenza “presenza”.

Oggi la giovane è ricordata con l’asilo di Onna, un progetto ideato da Giulia e scoperto tra i file del computer rimasto in macchina in quella tragica notte.

“Non si vive senza una passione, senza uno scopo, la mancanza di una meta da raggiungere chiude l’orizzonte e fa vivere un presente ristretto e triste”.

Le parole dell’insegnante che ricordano la giovane durante gli anni del liceo fanno comprendere ancora di più la voglia di vita di Giulia.

“Ero felice allora ma non lo sapevo”.

Nella voce spezzato di una madre si ritrova il senso vero dell’esistenza: la felicità rincorsa ciecamente quando in realtà è già presente.

Sara Pallini, che si muove sul palcoscenico come una danza, catturando lo spazio e ogni suo elemento, con un’interpretazione magistrale riesce in poco tempo a lasciare un segno nel pubblico, una traccia indelebile del valore di una vita umana.

Giulia è una ma è anche tutti, è l’esistenza che mai più visibile rimane pulsante: è la vita che abbandona il corpo per divenire involontariamente simbolo e sacrificio.

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