Geraldina Colotti e le maschere del fascismo nel terzo millennio, Edizioni dei Merangoli, 2026
Alcuni libri raccontano il passato e altri insegnano a riconoscerlo quando ritorna. L’ombra lunga, il volume collettivo curato da Geraldina Colotti, appartiene alla seconda specie, quella più rara e più necessaria.
L’immagine del titolo è già una tesi. Un’ombra si allunga quando la luce si abbassa, e più il tempo si fa crepuscolare più la sagoma del passato arriva lontano. Il fascismo del Novecento è finito come regime, ma la sua forma continua a proiettarsi sul nostro tempo. Si presenta in modo diverso, con meno uniformi e più dispositivi, meno adunate e più flussi di dati. Il libro ha il grande merito di dire questo con chiarezza: il fascismo non è un capitolo chiuso, è una possibilità che torna ogni volta che un sistema in crisi sceglie la paura come strumento di governo.
Trentasei voci tra intellettuali, scrittori e attivisti, dall’Europa all’America Latina, compongono un coro ampio e appassionato. Tra loro ci sono figure di primo piano del pensiero critico come Atilio Borón, Néstor Kohan e Fernando Buen Abad. Le tre sezioni del libro sono «Umanesimo o nazifascismo», «Il neofascismo oggi» e «Il Venezuela di fronte all’aggressione neofascista». Insieme compongono un percorso che va dalla memoria storica all’analisi del presente fino alla geopolitica. Il passo è sempre quello dell’urgenza.
Le pagine più illuminanti sono quelle dedicate al rapporto tra autoritarismo e tecnologia. Il volume dà nome a fenomeni che tutti percepiamo e che pochi sanno definire: il «fascismo digitale», la «dittatura algoritmica», la «guerra cognitiva». Il conflitto politico oggi passa anche per la selezione invisibile dei contenuti che vediamo, per la costruzione delle nostre percezioni, per l’orientamento quotidiano delle nostre paure. Leggere queste pagine aiuta a guardare in modo diverso lo schermo che teniamo in mano.
La cura di Geraldina Colotti si sente in ogni scelta. Giornalista, saggista e traduttrice, vive tra Roma e Caracas e da anni racconta l’America Latina dall’interno. Ha saputo mettere insieme sensibilità e linguaggi diversi in un’opera coerente, e l’ha fatto con coraggio: il libro dichiara apertamente da che parte sta. Non si nasconde dietro la falsa neutralità di molta saggistica. Si propone come una vera «cassetta degli attrezzi interpretativa», uno strumento per capire e quindi per agire.
L’ombra lunga è un libro d’intervento nel senso più nobile. Non si limita a descrivere il mondo, chiede al lettore di non restare spettatore. In un tempo in cui l’autoritarismo arriva più spesso con le notifiche che con gli stivali, è una lettura che consiglio a chiunque voglia restare vigile.





