di Laura Dotta Rosso

 

Un uomo entra nella tua casa senza un apparente motivo e si siede al tavolo della cucina. All’inizio sembra innocuo, strano poi, improvvisamente, diventa provocatorio e invadente. Non spiega come ha fatto a entrare nella tua proprietà, conosce dettagli della tua esistenza molto intimi e il suo atteggiamento è sempre più curioso e terrorizzante. Ed ecco che da un normale post colazione con un giornale, la giornata diventa, improvvisamente, angosciante e destabilizzante, per te che credevi di avere le giuste certezze, dopo anni passati ad affrontare gli esami di coscienza. Il rapporto con tua moglie sembra essere, a detta dello sconosciuto, non così profondo come credevi: lei fingerebbe durante i vostri rapporti sessuali e, probabilmente, ti starebbe nascondendo di essere incinta. “Le persone mentono, i governi mentono… nascondere la verità è l’unico modo per proteggere i tuoi cari” e allora te ne autoconvinci, non racconti la verità a te stesso e nemmeno a tua moglie, perché se non ne parli con nessuno, a poco a poco anche tu ti convinci che non sia successo, che sia stato solo un episodio isolato e che la tua natura non sia quella di quell’evento. Indifferente alla tua verità , alla tua realtà , indifferente al rapporto che hai con chi ti sta accanto, perché non è importante, è solo un insieme di tante piccole azioni della quotidianità che può andare avanti per anni. Tu sei stato nell’esercito, ma hai detto a tua moglie che eri nella parte amministrativa, tu non hai avuto nulla a che fare con le persone che hanno ucciso e sono scese in campo. Lei è una donna tranquilla, ti ha aiutato per anni a superare le visioni da cui eri afflitto, lavora in un museo, insieme a mille statue, mille quadri , mille cornici, mille oggetti che per te sono solo morti. E’ insoddisfatta della sua vita, manda avanti il suo tran tran senza porsi troppe domande , senza confrontarsi con te, senza chiederti nulla. “Io sei quello che riempie le tombe e mi manca da morire bruciare, saccheggiare” ma come si fa ad urlare al mondo tutto questo? Come si fa ad essere indifferenti davanti a queste emozioni? E chi è questa persona che sembra conoscerti meglio di quanto tu non conosca te stesso?

“L’indifferenza” spettacolo in scena al Teatro Argot studio dal 19 al 21 dicembre, scritto e diretto da Pablo Solari, porta in scena un sentimento molto provato e poco affrontato.

Una struttura di ferro come unico tramite per attraversare la realtà affrontata in scena, un tavolo e due sedie per richiamare la casa e il museo; solo questi elementi bastano per far rompere alla platea la quarta parete, e sentirsi presente durante l’azione. Gli interpreti Luca Mammoli, Woody Neri e Valeria Perdonò sono ben amalgamati e riescono a mantenere un ritmo incalzante con una forte e incisiva presenza scenica. La regia, seppur con pochi elementi , è capace di incuriosire; l’uso della cornice, del coltello, del bicchiere sono studiati e ben equilibrati in un gioco di erotismo attrazione e riflessione umana. In alcuni momenti il pubblico non riesce a comprendere lo scopo di alcuni passaggi del testo ma si può ipotizzare che questo senso di straniamento sia stato voluto e cercato per destabilizzare la platea. La valigetta dell’uomo misterioso si chiude, l’indifferenza sarà stata affrontata?

 

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