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L’Aida di Livermore al Circo Massimo: il sublime nell’estate romana

Per la stagione estiva dell’Opera, quest’anno non a Caracalla causa lavori, torna la storia di Aida e Radamès vista dall’occhi di Davide Livermore

Lo shock iniziale c’è, ed è legittimo: quando lo spettatore abituato a Caracalla si ritrova al Circo Massimo qualcosa di straniante si sente. Forse è la vicinanza con la strada, l’idea di non essere isolati dal mondo, chiusi nel microcosmo della stagione estiva dell’Opera di Roma. Qui le macchine, le ambulanze, addirittura alcuni fuochi di artificio si sentono bene. Ma è un momento, poi fa buio, le luci si spengono, Daniele Callegari sale sul podio e inizia l’Aida, in scena fino al 28 luglio e unica opera lirica scelta per questa estate romana. È lui a dirigere l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, che alla sfida dell’en plein air risponde “a me le orecchie, prego, nessuna distrazione”. Nelle capaci mani dei musicisti la magia di allontanare un pochino quel mondo che passa accanto, che vive dei suoi pensieri nel 2026 mentre i nostri son tutti rivolti ad Aida e Radamès. 

La regia, che qualcuno già conosce, è quella di Davide Livermore, in scena al Costanzi nel 2023, basata sui giochi di video della D-Wok e le luci di Fiammetta Baldiserri, che si sposano bene col fasto dei costumi di Gianluca Falaschi. Dello stesso Livermore le coreografie del corpo di ballo dell’Opera, passi leggeri che accompagnano la vita sociale di questo popolo egizio tra guerra e trionfo. Un insieme adeguato all’idea registica, che pone in abiti e scene il massimo valore, non accordandosi al massimo con possibili aspettative degli estimatori dei trionfi ultra scenici e più classici. 

Questa Aida cerca il bello, lo stupefacente. La scenografia prova sì a far immergere chi guarda nei luoghi e nei tempi, cosa che riesce bene con gli appartamenti di Amneris nel secondo atto, ma la ricerca di Livermore va verso il sublime, cercando di sfruttare la modernità a suo vantaggio. 

Funzionale in teatro, proprio per il confronto con le linee architettoniche classiche, anche se all’aperto l’effetto cinematografico potrebbe far storcere il naso a qualche appassionato. Sublime, appunto, sì, ma per accompagnare i protagonisti o per superarli, in una storia come quella di Aida e Radamès che in sé racchiude già i temi più forti: amore, patria, guerra, morte? 

L’equilibrio c’è, ma resta fragile. Eccezione fatta per l’ultimo atto, ove la scenografia riesce, invece, a sposarsi bene con i sentimenti di paura e dolore che deve accompagnare.

Buone le scelte di cast, a cominciare da Yolanda Auyanet. Aida soffre sul palco, la voce della sua interprete no. Ai lati del palco due schermi fanno lo zoom su quel che a occhio nudo non vedremmo, sottolineando così l’interpretazione. Accanto a lei un Ivan Magrì capace di dare a Radamès una forte caratterizzazione emotiva, soprattutto nel momento della scelta. Onore e dolore si accompagnano senza trovare pace, perché nessuna pace gli è data. Molto apprezzati anche Ernesto Pitti nel ruolo di Amonasro e Adriano Gramigni in quello del Re, ma è stata la Amneris di Valentina Pernozzoli a colpire più di tutti. 

Un mix di voce e interpretazione che hanno portato la sua antieroina oltre il banale “cattivo della situazione”, riuscendo a descriverne tutte le dimensioni. Aida, dopotutto, è un’opera in cui non vi può essere una rigida scelta di parte. I concetti di morale e immorale, giusto e sbagliato si fanno quantomai elastici, richiedendo un’interpretazione che sia scevra da giudizi e ricolma di umani sentimenti, di qualsivoglia risma. In questo Pernozzoli riesce particolarmente bene, alla prova con un personaggio che non ricerca la simpatia del pubblico e che, allora, può permettersi di estremizzare ogni emozione.

Un’opera sola nel cartellone estivo, alla prova di un contesto nuovo, con tutti i dubbi che la novità si porta dietro. L’Aida di Livermore non ha avuto paura del Circo Massimo, di questa nuova “casa” temporanea della lirica romana. Restano i dubbi sull’allestimento, forse non il migliore nel contesto, ma per il resto riesce a funzionare e regala ad appassionati e curiosi la serata estiva a lungo bramata.

Il caldo che non dà tregua neanche la sera non scoraggia, Aida richiama il suo pubblico e lo soddisfa. Dopo gli applausi si è ormai superata la mezzanotte, e ancora un vento caldo raggiunge gli spettatori all’uscita. Il ritorno alla vita normale, lasciando indietro Aida e Radamès, chiusi nell’eterno abbraccio della morte. Dove l’amore val più dell’onore.

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Aida di Giuseppe Verdi – Direttore Daniele Callegari – Regia e movimenti coreografici Davide Livermore – Personaggi e Interpreti: Aida (Yolanda Auyanet) – Amneris (Valentina Pernozzoli) – Radamés (Ivan Magrì) – Amonasro (Ernesto Petti) – Ramfis (Alex Esposito) – Il re (Adriano Gramigni) – La sacerdotessa (Veronica Marini) – Il messaggero (Andrea Schifaudo) – Maestro del coro: Ciro Visco – Regista collaboratrice: Chiara Osella – Scene: Giò Forma – Costumi: Gianluca Falaschi – Luci: Fiammetta Baldiserri – Video: D-WOK – Coreografo associato: Carlo Massari – Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma Allestimento: Teatro dell’Opera di Roma – Circo Massimo – Prima 12 luglio – repliche 15,18, 22, 26 e 28 luglio 2026

Foto: ©F. Sansoni

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