di Tonino Pinto*

 

Il regista premio Oscar Spike Lee vestito in smoking rosa fucsia, con occhiali da sole con montatura abbinata e ai piedi un paio di sneakers Nike con i colori della bandiera francese, omaggio del suo amico Michael Jordan, primo regista di colore a presiedere la giuria dei Palmares che sul tappeto rosso del Palais du Festivals affollato di fotografi e cineoperatori di ottanta paesi ha accennato anche alcuni passi di danza alla John Travolta; rappresenta sicuramente al meglio la fotografia di questa prima giornata del Festival caratterizzata anche dalla polemica innescata del regista di Atlanta sulle politiche di Trump, Bolsonaro e Putin con la tagliente battuta: “Questo mondo è governato dai gangsters“.

 L’elegantissima  Jodie Foster in lungo lamé perla che a 14 anni proprio qui trovò il successo interpretando Taxi driver di Scorsese, accolta da una standing ovation  e premiata con una Palma d’oro alla carriera consegnatagli dal regista spagnolo Pedro Almodovar, l’attrice britannica Helen Mirren in rosa come Spike Lee, arrivata direttamente dalla sua masseria in Puglia, il cast al completo di Annette, film che ha inaugurato la mostra con la bellissima Marion Cotillard vestita di bianco, interprete del dark musical diretto dal visionario francese Leos Carax, film che abbiamo visto solo stamattina accolto “tiepidamente” dalla critica e dal pubblico, perduto in un giallo pop rap.

Così in sintesi l’apertura a Cannes della 74a edizione di un festival del cinema come abbiamo già scritto per Quarta Parete, “obbligato” dal Covid in strette misure di sicurezza, soprattutto per i quattromila giornalisti accreditati, costretti malgrado l’accredito ufficiale a prenotare con un biglietto elettronico la visione dei film; quando poi nella sala stipata in ogni ordine dei posti consentiti, tutti si sono accomodati senza rispettare le le necessarie distanze .

Caos ed emozioni all’ombra del virus che ha costretto Cannes a spostare a luglio a soli quaranta giorni dalla Mostra del cinema di Venezia, un festival ricco di star e soprattutto di pubblico, stipato oltre le transenne “naturalmente” senza mascherine e con i vip incuranti di qualsiasi precauzione per  i face to face e  selfie di rito.

Oggi il concorso presenta Tout s’est bien passé di Françoise Ozon, uno dei registi cult del cinema francese che propone un’intensa e commovente storia di affetti e di dolore; quella fra una figlia e suo padre colpito da un ictus che decide, impossibilitato ad un’esistenza dignitosa, di ricorrere all’eutanasia chiedendo a sua figlia di aiutarlo a morire. Protagonista di questo adattamento sul grande schermo del libro omonimo pubblicato da Emmanuèle Bernheim nel 2013 una sempre splendida Sophie Marceau (ricordate Il tempo delle mele?) affiancata da Charlotte Rampling e Hanna Schygulla.

Un Festival di kolossal e di film di nicchia che vuole tornare all’antica grandeur con un occhio attento al mondo virtuale, stasera con il cast del film di Ozon, la regina sarà Chiara Ferragni.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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