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Intervista al futuro: cronache dal 2051 dalla compagnia Sotterraneo

In scena all’India, Fahrenheit 451 tra corpi, voce e metateatro, la distopia di Bradbury diventa un rito contemporaneo sulla sopravvivenza dei libri e del pensiero critico

Cinque attori, Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo, entrano in scena con un libro in mano. Tentano di memorizzarlo, ma restano bloccati alla prima pagina. È un’immagine significativa: la memoria inceppata, la parola che non riesce a farsi carne. Portano cinque sedie, si siedono ciascuno a modo proprio, tentano di memorizzare. Lo spazio è quasi nudo, ma la scena è tutt’altro che vuota.

Un grande proiettore sul fondo diffonde una luce arancione e calda che diventa fuoco, presenza costante e simbolica. Intorno a quella luce gli attori si muovono, in alcuni momenti, in coreografie precise, sincroniche, che ricordano antichi rituali d’iniziazione. In alto, due grandi schermi proiettano frasi, didascalie, titoli musicali, informazioni sulla genesi del romanzo, compresa la celebre, e in parte leggendaria, temperatura di combustione della carta: 451 gradi Fahrenheit. Le frasi sugli schermi spesso si contraddicono, come a suggerire la complessità del reale e la possibilità di sguardi diversi.

Nel mondo immaginato da Bradbury, i vigili del fuoco non spengono incendi: li appiccano. Bruciano libri e case, talvolta anche i loro proprietari, per impedire alle persone di leggere e, dunque, di pensare. Perché leggere rende inquieti, non docili. Sotterraneo trasporta questa distopia in un futuro ancora più estremo: il 2051, dove è vietata ogni forma di cultura, teatro compreso. Gli attori in questo futuro, con un raffinato gioco metateatrale, si lasciano intervistare da voci immaginarie. Nella loro realtà, possono solo interpretare “clown bianchi” in format interattivi continuamente fruiti dal pubblico: un’unica, impoverita forma di spettacolo. Il teatro, come i libri, nel 2051 è scomparso.

L’uso del microfono nella scena diventa drammaturgia: quando lo impugnano, i performer narrano il racconto; quando lo abbassano, agiscono e dialogano. È come attraversare due piani della realtà, entrare e uscire da due spazi diversi. La voce amplificata costruisce la storia, quella nuda restituisce l’interazione dei corpi. E proprio il corpo è uno dei punti di forza dello spettacolo: nei movimenti compatti, nei blocchi improvvisi, nella precisione quasi matematica delle azioni corali si avverte il rigore di una partitura fisica capace di evocare roghi e situazioni senza mostrarli davvero.

La drammaturgia sonora è altrettanto incisiva: le musiche, legate metaforicamente ai libri e ai loro universi, dialogano con la scena, mentre in un momento particolarmente suggestivo risuonano le voci del film di Truffaut – un adattamento del romanzo del 1966 – riprodotte in playback dagli attori. Un cortocircuito temporale che unisce romanzo, cinema e teatro, ricordandoci che ogni opera vive se continua a essere attraversata, anche da diversi linguaggi.

Dietro questa precisione c’è un processo lungo e stratificato. La compagnia Sotterraneo lavorava già da circa un anno sul progetto quando ha scelto di coinvolgere cinque nuovi interpreti, selezionati appositamente per questa produzione. La drammaturgia scritta da Daniele Villa, ha trovato forma definitiva durante le residenze creative di dieci, quindici giorni, con improvvisazioni guidate, task precisi e domande dirette agli attori. Il testo si è così intrecciato alle loro risposte, ai loro corpi, alle loro riflessioni e sensibilità. Un processo di scrittura scenica che ha trasformato Fahrenheit 451 in materia viva, filtrata attraverso ricettività e linguaggi contemporanei.

C’è una battuta che colpisce più di altre durante lo spettacolo: “I libri muoiono”. Non “bruciano”: muoiono. Perché i libri sono vivi. Alimentano immaginazione e pensiero critico, sopravvivono ai loro autori, ci mettono in discussione. Se muoiono, muore una parte di noi, dell’umanità.

Lo spettacolo dura novanta minuti senza interruzione, sostenuti con grande tenuta e qualità interpretativa. La sala, gremita anche nei giorni feriali, alla fine esplode in un applauso lungo, caloroso e grato.

In un’epoca in cui gli schermi sembrano sostituire la carta e l’attenzione si consuma in fretta, questo Fahrenheit 451 teatrale accende un fuoco diverso: quello della consapevolezza. E ci ricorda che la cura non è spegnere le fiamme, ma difendere ciò che in noi continua a pensare, a dubitare, a immaginare.

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Il fuoco era la cura, liberamente ispirato a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury – creazione Sotterraneo – ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa – con Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo – scrittura Daniele Villa – luci Marco Santambrogio – abiti di scena Ettore Lombardi – suoni Simone Arganini – coreografie Giulio Santolini – oggetti di scena Eva Sgrò – foto Masiar Pasquali – produzione Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale – Teatro India di Roma dal 25 febbraio al 1° marzo 2026

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