di Tonino Pinto*

 

È un omaggio al mondo del giornalismo”, così il regista texano al Festival del Cinema di Cannes dove ha presentato in concorso l’attesissimo film The French Dispatch, accolto dalla critica con pareri discordi e diretto da Wes Anderson, ieri sera sul red carpet con un cast “allucinante” di star internazionali e premi Oscar come Tilda Swinton, Francis McDormand, Benicio Del Toro, Adrian Brody e candidati alla preziosa statuetta come Owen Wilson, Timothee Chalamet e Bill Murray. Assente alla première poiché in quarantena a Parigi dopo un covid-test positivo la bellissima Lea Seydoux. Il film che si avvale dei costumi firmati dalla stilista italiana, il premio Oscar Milena Canonero è una vera lettera d’amore nei confronti del giornalismo indipendente.

La storia si svolge in una fantasiosa città d’oltralpe degli anni sessanta e ruota attorno alle vicende di una redazione di una rivista inglese stampata in Francia, dove dopo la morte improvvisa del suo editore e direttore (Bill Murray) e l’inevitabile chiusura della redazione, i giornalisti decidono di ristampare ed editare alcuni casi eclatanti realizzati in passato. Il più divertente è il viaggio di un cronista spericolato in bicicletta(Owen Wilson), quello della critica d’arte(Tilda Swinton) che racconta la scoperta attraverso un noto gallerista (Adrian Brody  di un famoso pittore psicopatico finito in carcere(Benicio Del Toro), che è in realtà un truffatore incallito la cui musa e una guardia carceraria del penitenziario(Lea Seydoux) e per finire la ricostruzione delle rivolte studentesche guidate da un’improbabile leader che si chiama Zeffirelli (Timothee Chalamet) da parte di una reporter(Francis McDormand), il tutto condito dalle visioni anche animate e in parte in bianco e nero del regista di Budapest Hotel che offre sublimi fotogrammi composti come quadri, una vera delizia per gli occhi.

Diciamo subito che la critica a Cannes è discorde nei giudizi: ”C’è materiale per tre o quattro film” ha scritto il bravo Paolo Mereghetti sul Corriere. Ogni inquadratura con un cast “chilometrico” vuole essere una citazione, una prodezza tecnica e come sempre alla fine il giudizio finale lo darà il pubblico e quello di ieri sera presente nella sala del palazzo del Festival ha applaudito.

Ma il Festival che sabato chiude ufficialmente il suo percorso, accende i riflettori del concorso su un regista pellicole di spessore come Asghar Farhadi, autore del film Un eroe, un intenso percorso nella memoria di una Teheran che non c’è più dove l’eroe è Rahim (Amir Jadidi), imprigionato a causa di un debito che non è stato in grado di onorare. La sua compagna che crede in lui lo convincerà a restituire una borsa carica di soldi che nel frattempo ha  trovato. Questa inaspettata decisione provocherà un colpo di scena che trasformeranno il protagonista in un eroe.

Fra i film fuori concorso abbiamo visto Aline diretto e interpretato da Valèrie Lemercier, dedicato alla figura umana ed artistica della grande cantante Celine Dion e poi un bel film d’animazione Where is Anna Frank di Ari Folman, dedicato alle giovani generazioni perché ricordino l’Olocausto.

Il mondo del cinema a Cannes festeggia anche le settantanove primavere portate con estrema disinvoltura da Harrison Ford, attore e uomo che ha caratterizzato con i suoi film un’epoca d’oro per il cinema che ci auguriamo tutti ritrovi anche da un festival condizionato dal covid nuova vitalità.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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