“Escursione artistica al Museo Madre di Napoli; in mostra opere di vita vissuta”

Una melodia armoniosa e aristocratica accompagna questa giornata alla scoperta del Museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli, un luogo mistico ed elegantissimo dove il barocchismo dell’immagine sovrasta lo spettatore portandolo per mano alla scoperta di cantieri aperti colmi di storia e poesia.Il “Museo Madre”, come viene chiamato, si trova nel cuore storico di Napoli a pochi metri dal Duomo, dal Museo Archeologico Nazionale e dall’Accademia di Belle Arti, lì dove si sviluppa l’antico quartiere di San Lorenzo.  Risalente al XIX secolo, l’edificio è uno splendido esempio di stratificazione storica, tipica di tutto il centro antico della città. Originariamente il corpo di fabbrica del palazzo occupava quasi interamente una delle insulae prodotte dall’intersezione di cardi e decumani dell’impianto viario greco-romano. A metà dell’Ottocento l’edificio è stato acquistato dal Banco di Napoli che lo trasformò per adibirlo a sede del Banco dei Pegni.

E’ proprio in questo luogo, dove il tempo sembra essersi fermato, che sono esposte quattro mostre internazionali di grande impatto artistico e sociale, quattro esposizioni semi-permanenti che si impossessano, prepotenti e maestose, dell’antico palazzo. Al terzo piano è situata l’opera a cura di Kathryn Weir dal titolo Clément Cogitore Ferdinandea (che sarà esposta dal 24 giugno 2022 al 19 settembre 2022). La mostra si apre con una selezione di illustrazioni, mappe e lettere del XIX secolo prodotte da geologi e cartografi, inviati dalle nazioni concorrenti e con l’intenzione di documentare la formazione dell’isola Ferdinandea e di stabilire la propria sovranità. Lungo i corridoi sono esposte tele sommerse dal colore blu oltremare, che travolgono lo spettatore nella bufera del proprio animo. La mostra si conclude con l’immersione in una sala video che proietta le riprese suggestive delle spedizioni e mentre la telecamera riprende gli spostamenti della tecnologia subacquea nel paesaggio sottomarino, i blocchi di basalto e gli antichi vertici di Ferdinandea si rivelano a poco a poco nella crescente oscurità e le vibrazioni registrate dal sismografo suscitano aspettative sul suo risveglio.

A cura di Kathryn Weir è anche l’esposizione Bellezza e Terrore: opere di colonialismo e fascismo (aperta al pubblico dal 24 giugno 2022 al 26 settembre 2022). Ad accogliere lo spettatore la maestosa tela di una chiesa abbandonata, vandalizzata, forse invecchiata dal tempo, forse implicita denuncia sociale a quei giovani troppo superficiali di fronte alla grandezza del passato. Bellezza e Terrore descrive Napoli negli anni 1940, analizzando poi, attraverso lo sguardo di artisti e pensieri critici, la storia e l’eredità contemporanea dell’interconnessione tra colonialismo e fascismo esplorando l’apparato filosofico, estetico e iconografico che sottende ad entrambi. Le opere letterarie a cui la collezione si ispira sono:  Discorso sul Colonialismo (1950) del saggista e poeta Aimé Césaire che ha denunciato il fatto che il nazionalsocialismo ha applicato in Europa una portata di violenza assoluta e Origine del totalitarismo (1951) della filosofa  Hannah Arendt.

L’opera Nulla dies sine linea di Olga Scotto di Vettimo è un omaggio al maestro napoletano Armando De Stefano, scomparso da un anno. In questa sala il profumo che impregna l’aria è quello genuino della tradizione, mentre i visi severi dei ritratti fanno sentire lo spettatore quasi nel pittoresco mondo del teatro di Raffaele Viviani, genio della maestria popolare e che come ci insegna il maestro De Stefano, era come Caravaggio da ricercare non solo nelle strade ma anche nei musei e oggi addirittura nella tecnologia; a prova del fatto che l’arte è sempre viva. L’espressione Nulla dies sine linea, attribuita ad Apelle da Plinio il Vecchio nel Naturalis historia, si riferisce all’esercizio quotidiano e costante del pittore greco del IV secolo a.C., la cui abilità nel disegno resta ancora oggi esemplificativa di un’attività che richiede metodica dedizione e rigoroso impegno. “Allo stesso modo abbiamo ritenuto importante dedicare una mostra ad un artista legato indissolubilmente alla nostra città”, dichiara Angela Tecce, Presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee.

L’esposizione Lawrence Carroll, a cura di Gianfranco Maraniello (dal 25 marzo al 5 settembre) celebra l’artista vissuto tra gli Stati Uniti e l’Italia con la prima mostra antologica dalla sua scomparsa, 80 opere che raccontano la storia, la ricerca e le inquietudini di un interprete cosmopolita della ricerca pittorica. “Mi piaceva l’idea di un quadro come fosse un luogo”, scriveva il pittore, “un luogo in cui entrare, da occupare, dove scaricare qualcosa che stavi portando con te. Una sorta di corpo”. Tra tele vuote di immagini e piene di anima e altre adornate da strane forme quasi animalesche, l’artista esprime il desiderio di dialogare con il tempo perduto ma questa sua smania nasconde in realtà il vano desiderio di cambiarlo. L’artistica inquetudine del pittore si discioglie nell’uso di colori caldi come il beige e nell’ossessione verso forme a volte astratte e terribili, a volte umane e fragili. Pezzo forte della collezione è la cosiddetta stanza sonora che fa provare allo spettatore l’emozione del palcoscenico teatrale che vive e si riproduce costantemente nei vicoli della città.

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