“DIVORZIO ALL’ITALIANA” 2021

 di Mario Claudio Cesario

 

Quarta Parete non rimane indifferente alla ricorrenza dell’8 marzo, giorno in cui ricorre la Giornata internazionale dei diritti della donna, e a modo suo, partendo dal film, capolavoro di Pietro Germi del 1961, “Divorzio all’italiana,” prova ad interrogarsi sul delicato tema della violenza di genere. La nostra società è davvero cambiata cosi come appare? Il simbolo rosso di ferita sul viso è solo un modo per prendere parte a una campagna pubblicitaria collettiva? Veramente si conosce il dolore di quella ferita portata per il solo tempo di una foto? Se si guarda ai numeri si rimane sbigottiti, nel 2020 il 78%delle donne viene ancora uccisa dai propri partner, il 70% delle violenze avviene in famiglia.

In questo periodo di chiusura i dati di violenze sono vertiginosamente saliti. Quarta Parete ha incontrato D’Aquino, avvocato matrimonialista, che come tale ha il polso della situazione ed è drammatico ciò che è emerso. Aumentano le violenze ma diminuiscono le denunce, quindi c’è qualcosa che non torna, ma cosa?

Probabilmente il deleterio imprinting della trama di “Divorzio all’italiana”, dove il protagonista interpretato da Marcello Mastroianni che spende la sua vita provando a farsi andar bene una donna che non ama (frame 1), esercitando sulla stessa il potere di marito padrone che induce la sua donna a comportamenti fedifraghi per poter poi liberarsi di lei nel peggiore dei modi ma facendo passare il tutto come difesa del suo diritto all’onore è ancora vivo.

Perché è cosi, in Italia nel 1930 il Codice Rocco all’art. 587 (frame 2) sanciva una pena più attenuata per chi difendeva l’onore offeso da una illegittima relazione carnale riguardante una delle donne di famiglia. La società di oggi purtroppo vive un problema radicato che si trova anche nella terminologia giuridica, quindi non è più giusto parlare di emergenza ma è opportuno parlare di fallimento delle istituzioni, poiché nonostante dal 1981 il diritto all’onore non sia più contemplato, ci si trova comunque davanti a scenari di guerra impari tra i sessi. Il fallimento istituzionale lo si riconosce quando si assiste impotenti alla chiusura dei centri anti violenza, primo baluardo sul territorio, quando un operatore di polizia non è formato per poter riportare in denuncia quanto una donna confusa e spaventata va a raccontare, quando manca la circolare comunicazione tra i tribunali civili, penali e per i minori, poiché la donna vittima di violenza necessita di una tutela a 360°.

Una svolta importante si è avuta nel 2019 con il “Codice Rosso” (L. 19 luglio 2020 a tutela della donna e dei soggetti deboli) che ha colmato dei vuoti istituzionali e in particolare ha consentito tempi rapidi di tutela, sottraendo alla discrezionalità delle forze dell’ordine la trasmissione della denuncia raccolta. Dunque in primis si auspica a una nuova cultura, dove questo fenomeno ben strutturato viene combattuto ogni giorno, ognuno con le proprie competenze, i tribunali con i propri dispositivi di legge e la società con la solidarietà, il sostegno e l’indignazione verso questo scempio umano messo in scena magistralmente da Pietro Germi in cui il protagonista, all’uscita del carcere, viene accolto dagli uomini come un eroe, poiché ha rivendicato il proprio onore uccidendo sua moglie, e dalle stesse donne come quell’uomo a cui ci si può affidare e di cui ci si può fidare. (frame 3)

 

 Frame 1. Divorzio all’italiana.

Qui è palese che il protagonista, interpretato da Marcello Mastroianni, ha nei confronti di sua moglie un atteggiamento di distacco e superiorità. Dal suo sguardo emerge che non è coinvolto sentimentalmente né tantomeno attento a non ferire questa donna che invece appare sottomessa. Il dialogo tra i due ci da conferma di tutto questo.

 

 Frame 2. Divorzio all’italiana.

In questa inquadratura il protagonista ha in volto un’espressione di fierezza, perché ha già premeditato un piano diabolico che farà cadere sua moglie in una trappola che si rivelerà per lei mortale. Sta controllando con distacco glaciale quanto pagherà in termini di legge per il suo operato. È un uomo che non ha dubbi, il suo onore vale più della vita di sua moglie.

 

 Frame 3. Divorzio all’italiana.

il ritorno “vittorioso” del Conte Fefè. Reduce dai pochi anni di carcere, valsi a rivendicare il suo onore.

Copyright © 2020 All rights reserved.