Il nuovo lavoro degli ELLE esplora la crescita, il cambiamento e la delicatezza attraverso un linguaggio musicale fluido e profondo.
Ci sono dischi che non cercano di imporsi, ma preferiscono insinuarsi lentamente, come una presenza discreta che si rivela soltanto a chi ha la pazienza di restare in ascolto. Silent Search of Spring degli ELLE appartiene a questa dimensione: un lavoro che si apre poco alla volta, stratificando sensazioni più che dichiarazioni, e costruendo un dialogo profondo con chi lo attraversa.

La restituzione dal vivo, avvenuta il 28 marzo scorso, nella sala dello Studio Miriam di Roma, ha amplificato questa natura intima. Più che un semplice live, si è trattato di un momento di condivisione, in cui pubblico e musicisti si sono trovati immersi nello stesso spazio emotivo. La disposizione circolare, quasi un abbraccio, la vicinanza fisica agli strumenti, la sensazione di assistere a qualcosa di intimo e irripetibile, quasi a cancellare ogni distanza: tutto ha contribuito a creare un’atmosfera sospesa. A guidare questo rito sonoro, i quattro elementi della band – Marco Calderano, Miriam Fornari, Danilo Ramon Giannini e Giovanni Lafavia – capaci di costruire un dialogo continuo tra suono e narrazione.
La pubblicazione del disco, fissata simbolicamente il 20 marzo scorso sotto l’etichetta Urtovox Rec, dialoga apertamente con l’idea di passaggio e trasformazione. L’equinozio diventa così un riferimento non solo temporale ma anche concettuale: un equilibrio fragile tra due stati, tra ciò che è stato e ciò che ancora deve manifestarsi.
Dal punto di vista sonoro, il gruppo mostra una variazione evidente dai precedenti lavori, legata anche alla nuova configurazione a quattro elementi. L’ingresso di Giovanni Lafavia ha aperto sonorità nuove, permettendo alle composizioni di respirare con maggiore ampiezza. Le strutture si fanno più articolate, ma senza perdere quella sobrietà che aveva caratterizzato gli esordi. Le componenti elettroniche si intrecciano con gli strumenti acustici in modo naturale, evitando contrasti forzati e privilegiando una continuità fluida.
Tra gli aspetti di forte impatto emotivo, c’è l’equilibrio tra le voci. Danilo Ramon Giannini mantiene una funzione narrativa, quasi confidenziale, accompagnando spesso il pubblico nella comprensione dei brani, mentre Miriam Fornari emerge con una presenza più definita, dando vita a un intreccio vocale che non punta alla sovrapposizione, ma alla fusione: Danilo e Miriam si cercano, si completano, si fondono, giocano sulle timbriche e sulle specifiche sonorità individuali, in una dimensione espressiva condivisa che diventa cifra stilistica.
Le coordinate stilistiche si muovono in un territorio ibrido, dove il folk si lascia contaminare da suggestioni più aperte e sperimentali. Le chitarre costruiscono paesaggi mobili, capaci di passare da una dimensione rarefatta a momenti più densi e materici. Alcune progressioni si dilatano fino a sfiorare territori post-rock, ma senza mai perdere il legame con una dimensione emotiva raccolta, quasi domestica.
I testi accompagnano questo percorso con coerenza, attraversando immagini e temi che rimandano a fragilità, resistenza e desiderio di superamento. In Another Water, ad esempio, il senso di vuoto viene trasformato in spinta verso nuove direzioni, mentre Babylon prova a scardinare i limiti del linguaggio, affidandosi a una comunicazione più istintiva. Freedom Symphony suggerisce invece un’idea di liberazione che passa attraverso il movimento, evocando una dimensione quasi cinematografica.
Altrove, il racconto si fa più crudo. Ravine affronta scenari segnati da tensioni e conflitti, restituendo un senso di precarietà che sfocia in immagini di forte impatto. In Truth, emergono le contraddizioni dei sentimenti, con uno sguardo che non cerca consolazioni facili. Più raccolta, ma non meno incisiva, Pillows si muove su un piano intimo, dove il sogno diventa uno spazio di sopravvivenza emotiva.
Durante l’esibizione gli ELLE hanno regalato al pubblico anche l’esecuzione dei brani Night of us e Sleep, che appartengono al loro precedente percorso discografico.
La traccia che dà il titolo al disco rappresenta il punto di convergenza di tutte queste traiettorie. Qui la crescita personale viene raccontata attraverso una metamorfosi che unisce corpo e natura: un processo lento, quasi impercettibile, in cui ogni cambiamento contribuisce alla costruzione di una nuova consapevolezza. Non c’è retorica, ma una delicatezza che lascia spazio all’interpretazione.

In chiusura, Meeting of Skins introduce una variazione più diretta, riportando l’attenzione sulla dimensione fisica e sull’urgenza del contatto. È un momento che spezza la sospensione precedente, ricordando quanto sia inevitabile confrontarsi con la concretezza delle emozioni. L’impressione che resta è quella di un lavoro costruito con cura, in cui ogni elemento trova il proprio posto senza sovrastare gli altri. La scrittura condivisa restituisce un equilibrio capace di trasformare esperienze individuali in una narrazione collettiva. Durante la serata romana, questa sintonia è stata percepita chiaramente: gli applausi insistiti e la richiesta di un’ulteriore esecuzione, con Pillows riproposta, hanno suggellato un incontro autentico.
Scaletta della serata:
Ravine
Pillows
Truth
Another Water
Sleep
Night of us
Babylon
Freedom Symphony
Silent Search of spring
Meeting of Skin
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Silent Search of Spring – concerto dal vivo degli ELLE, di e con Marco Calderano Guitars, Danilo Ramon Giannini Voice & Lyrics, Miriam Fornari Synths & Voice, Giovanni Lafavia Drums, cover/artwork Iacopo Callisti, label Urtovox Records, Ufficio Stampa Paolo Tocco, Studio Miriam 28 marzo 2026
Foto ©Grazia Menna





