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Il silenzio degli innocenti torna in sala dopo 35 anni

Dal 13 al 15 aprile l’evento speciale per tornare a godere di un cult senza tempo sul grande schermo.

Il silenzio degli innocenti, dopo trentacinque anni, continua a esercitare un fascino oscuro e irresistibile. Diretto da Jonathan Demme e tratto dal romanzo di Thomas Harris, si confermacome una delle opere più influenti nella storia del thriller psicologico. Il film non è soltanto un racconto di caccia a un serial killer, ma un viaggio disturbante nella mente umana, nei suoi abissi e nelle sue contraddizioni.

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Al centro della narrazione troviamo l’incontro-scontro tra Clarice Starling e il dottor Hannibal Lecter, interpretati magistralmente da Jodie Foster e Anthony Hopkins. Tra di loro si instaura un rapporto legato da una tensione costante, da dialoghi taglienti e sguardi rumorosi. Proprio questo tipo di rapporto rappresenta uno degli elementi più memorabili del film. Lecter poi, non è definibile come, semplicemente, un antagonista. Si tratta di un personaggio complesso, capace di sedurre e terrorizzare con la sola forza delle parole. Uno dei personaggi più complessi e incisivi della storia del cinema, nonostante la sua presenza corrisponda a soli 24 minuti sul totale di 118.

Uno degli aspetti più interessanti dell’opera è il modo in cui attinge, seppur indirettamente, alla realtà. La figura del serial killer avvolto da un fascino manipolatore richiama inevitabilmente casi realmente esistiti, tra cui quello di Ted Bundy. Noto per il suo carisma e la capacità di apparire affabile e attraente, Bundy è stato spesso citato come esempio di quanto il male possa nascondersi dietro un volto insospettabile. Questa ambiguità è parte integrante anche del personaggio di Lecter, che incarna la paura più sottile: quella di non riuscire a riconoscere il pericolo.

A questo proposito, è interessante confrontare il film con opere più recenti dedicate proprio alla figura di Bundy, come Ted Bundy – Fascino criminale, interpretato da Zac Efron. A differenza de Il silenzio degli innocenti, questo film non punta a inquietare lo spettatore attraverso atmosfere cupe o tensione psicologica, ma ad analizzare il potere del fascino criminale. La scelta di un attore noto per il suo aspetto attraente non è casuale: serve a mostrare quanto facilmente il pubblico — così come le persone nella vita reale — possa essere ingannato dall’apparenza.

La bellezza, in questo contesto, diventa uno degli strumenti più incisivi. Tendiamo istintivamente ad associare l’aspetto gradevole a qualità positive, abbassando le difese critiche. Questo meccanismo è sfruttato sia nella realtà sia nella finzione cinematografica, e spiega perché figure come Bundy continuino a suscitare un interesse quasi morboso.

Qui emerge un tema cruciale: l’empatia verso personaggi negativi. Il cinema, per sua natura, invita lo spettatore a entrare nei panni dei protagonisti, anche quando questi incarnano il male, come Hannibal Lecter. Nel caso di Bundy, la narrazione sottolinea come il suo carisma e la sua avvenenza abbiano contribuito a distorcere la percezione delle sue azioni, rendendolo, almeno superficialmente, affascinante.Il silenzio degli innocenti sceglie una strada diversa: non cerca di rendere rassicurante il male, ma lo espone nella sua forma più disturbante e intellettualmente pericolosa. Hannibal Lecter affascina, sì, ma inquieta profondamente proprio per la sua intelligenza e il suo lucido autocontrollo.

Clarice Starling risulta, anch’ella, un unicum. Un’agente dell’FBI, giovane e donna. In un tripudio di stereotipi che la vedono come una debole ragazza che dovrebbe cercare di far breccia nella mente di uno spietato cannibale psicopatico, per risolvere un altrettanto complicato caso di omicidi di un serial killer femminicida, Jodie Foster da vita a una delle eroine cinematografiche più iconiche della storia del cinema.

A distanza di trentacinque anni, il film resta quindi un punto di riferimento. In un periodo di blocco della creatività il cinema sembra che stia cercando di ripartire proprio dai suoi punti forti. E Il silenzio degli innocenti è un ottima proposta non solo per la sua qualità cinematografica, ma anche per la sua capacità di interrogare lo spettatore su temi complessi e attuali. Il confine tra bene e male. Il potere dello sguardo, della manipolazione. Ma, soprattutto, la pericolosa attrazione che può nascere anche nei confronti dell’oscurità. Il film di Jonathan Demme, dopo la conquista delle Big Five agli Oscar ha mantenuto intatta la sua rilevanza nel panorama cinematografico mondiale fino a oggi. In sala dal 13 al 15 aprile, andare per la prima o tornare a vederlo sarà sempre un’ottima scelta.

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Il silenzio degli innocenti – Regia: Jonathan Demme. Sceneggiatura: Ted Tally (basato sul romanzo di Thomas Harris). Con: Jodie Foster, Anthony Hopkins; Scott Glenn; Ted Levine; Anthony Heald. Musiche: Howard Shore – Scenografia: Kristi Zea, Tim Galvin, Karen O’Hara – Costumi: Colleen Atwood – . Trucco: Allan Weisinger, Carl Fullerton, Neal Martz – Effetti speciali: Dwight Benjamin-Creel Prodotto da: Orion Pictures – Anno 1991

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