Al Torlonia un racconto folkloristico e sensoriale che esplora, attraverso la figura della strega, l’identità e la memoria femminile.
Halloween, con il suo immaginario fatto di streghe, filastrocche e suggestioni gotiche, diventa la cornice ideale per portare in scena, al Teatro Torlonia di Roma, Witch Is, spettacolo diretto da Virginia Landi e interpretato da Giorgia Iolanda Barsotti, Eleonora Paris e Cristiana Tramparulo. Finalista al bando Regist* Under 35 della Biennale Teatro di Venezia 2022, il progetto esplora la figura della strega, assunta a sineddoche del mondo femminile, in un dialogo tra memoria storica e identità contemporanea.

L’opera si sviluppa attraverso tre prospettive eterogenee e convergenti sul piano concettuale: quella degli inquisitori, delle donne perseguitate e accusate di stregoneria e, infine, quella delle figure femminili contemporanee, chiamate a interrogarsi sul proprio corpo e sul significato del proprio essere donna. Witch is si apre con un invito simbolico rivolto al pubblico, che si configura come una vera e propria dichiarazione d’intenti: accogliere lo spettacolo, abbandonare le proprie prospettive abituali e lasciarsi guidare all’interno del suo perturbante universo scenico; difatti i costumi di Rossana Gea Cavallo, le musiche e il sound di Andrea Centonza e il light design di Laura De Bernardis concorrono a delineare un immaginario visivo e sonoro, conferendo allo spettacolo un’identità estetica precisa e originale.
Le tre attrici – numero tutt’altro che casuale, ricorrente nella tradizione mitologica, dalle Erinni alle Moire, fino alle Grazie – intrecciano filastrocche e litanie, danze e rituali, accompagnandosi con chitarra elettrica e tastiera. Ne scaturisce uno spettacolo che, prima ancora di essere compreso sul piano concettuale, si offre allo spettatore come un’esperienza da attraversare e assorbire attraverso i sensi. La riflessione proposta, tuttavia, scivola, a tratti, nel didascalico e nella retorica, facendo paradossalmente risaltare ancora di più la forza della dimensione scenica. Costumi, musiche e luci concorrono infatti a costruire un’atmosfera visiva sospesa tra allucinazione e folklore, in cui una palette cromatica rossa e intensa, che richiama le campiture di colore di Mark Rothko, si combina con un’estetica decadente ed espressionista. Ne emerge uno scenario straniante, quasi onirico, capace di avvolgere lo spettatore e restituire tutta la suggestione dell’iconografia stregonesca.
Particolarmente significativo è il ruolo dei costumi, integrati a tutti gli effetti nel tessuto drammaturgico dello spettacolo. Le interpreti si presentano inizialmente avvolte in abiti d’epoca vistosi e ingombranti, gonne voluminose, occhiali da sole scuri e capelli raccolti. Con il procedere della rappresentazione, tuttavia, questi elementi vengono progressivamente abbandonati, fino a lasciare spazio a una graduale spoliazione scenica. Questa metamorfosi sembra suggerire una riflessione sulla possibilità di guardare alla figura femminile al di là del corpo come oggetto di osservazione e del suo mero apparire.
Non è casuale, del resto, che l’ultimo segmento dello spettacolo si confronti proprio con le dinamiche dell’immagine e dell’apparenza nella contemporaneità. Il gesto di spogliarsi – sciogliendosi i capelli – assume quindi un significato simbolico: un ritorno a una dimensione ancestrale, che si riallaccia alla figura mitologica di Eva evocata all’inizio della rappresentazione. Si configura, in questo senso, il tentativo di recuperare una condizione originaria, sottraendosi alle convenzioni sociali e ai modelli estetici imposti. Abbandonare gli abiti diventa allora un atto di emancipazione dalle sovrastrutture culturali che definiscono e condizionano l’identità femminile, in un gesto di progressiva riappropriazione del proprio corpo e della propria immagine.

In definitiva, Witch is si rivela una rappresentazione audace e originale, che, pur mostrando qualche limite nella costruzione drammaturgica, trova la propria forza nella dimensione estetico-artistica. Un progetto ibrido, che intreccia musica, dialogo e movimento, affidando alle tre convincenti interpreti il compito di mettere corpo, voce e gestualità al servizio di una messa in scena dal carattere folkloristico, che attinge all’immaginario horror senza rimanerne imbrigliata. Si compone così un universo scenico affascinante e coerente, capace di coniugare atmosfere gotiche, richiami ancestrali e riflessioni sulla soggettività femminile.
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Witch Is di Landi/Mignemi/Paris – Drammaturgia, Francesca Mignemi – Regia, Virginia Landi – Con Giorgia Iolanda Barsotti, Eleonora Paris e Cristiana Tramparulo – Costumi, Rossana Gea Cavallo – Musiche e sound design, Andrea Centonza – Light design, Laura De Bernardis – Foto, Alessandro Botticelli – Produzione, Teatro della Caduta e Z.I.A. – Zona Indipendente Artistica. Con il supporto di Centro di Residenza Toscana Armunia-CapoTrave/Kilowatt – Teatro Torlonia dal 29 ottobre al 1 novembre 2026





