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“Wind & Wuthering”, l’ultimo incanto progressive dei Genesis

A mezzo secolo dalla sua uscita, il capolavoro dei Genesis resta il punto di svolta tra l’epopea progressive e il nuovo corso della band, l’ultimo capitolo con Steve Hackett e un’eredità sonora che continua a vibrare nel tempo.

Per chi, come me, è cresciuto fin dall’adolescenza con il mito dei Genesis, raccontare Wind & Wuthering – ottavo lavoro in studio, pubblicato nel dicembre del 1976 – significa compiere un viaggio a ritroso di cinquant’anni esatti. Un disco che segna una svolta cruciale nella storia del gruppo, l’ultimo grande affresco dell’epoca più autenticamente progressive prima dell’approdo a sonorità più essenziali e contemporanee.

P. Collins, M. Rutheford, S. Hackett e T. Banks

È anche l’album che sancì la conclusione della collaborazione con Steve Hackett, figura determinante nel definire l’identità sonora dei Genesis negli anni d’oro, prima del suo percorso solista. Un passaggio delicato, quasi silenzioso, ma decisivo: la fine di un equilibrio creativo che aveva contribuito a scrivere alcune delle pagine più raffinate e visionarie del rock britannico.

A pochi anni dall’esordio del 1969 con From Genesis to the Revelation – quando la formazione, nata tra i banchi della Charterhouse di Londra, comprendeva Peter GabrielTony Banks, Mike Rutherford, Anthony Phillips e Chris Stewart – Wind & Wuthering si pone come un ponte tra due epoche. Da un lato la maestosità sinfonica che aveva trovato piena espressione in Foxtrot; dall’altro l’apertura verso un linguaggio più diretto e contemporaneo che si compirà in …And Then There Were Three… e, successivamente, in Duke.

È un’opera dal carattere unico, che occupa un posto speciale negli anni di Phil Collins alla guida del gruppo, proprio come The Lamb Lies Down on Broadway aveva rappresentato l’apice visionario dell’era Gabriel. Sebbene fossero trascorsi meno di cinque anni da Foxtrot, il mondo sembrava già cambiato. A Trick of the Tail aveva dimostrato che i Genesis potevano non solo sopravvivere, ma affermarsi con forza anche come quartetto, smentendo chi li considerava semplicemente la band di accompagnamento di Gabriel.

Con Wind & Wuthering, il gruppo consolidò quel successo attraverso un lavoro compositivo intenso e meticoloso, avviato dopo la conclusione del tour di A Trick of the Tail nel luglio 1976 e culminato l’anno seguente in uno dei live più sontuosi della storia del rock: Seconds Out. Un disco che immortala esecuzioni impeccabili, impreziosite dal contributo alla seconda batteria prima di Bill Bruford – già negli Yes – e poi di Chester Thompson, storico collaboratore di Frank Zappa, che avrebbe accompagnato i Genesis dal vivo per oltre trent’anni, fino al tour del 2007.

Wind & Wuthering resta così il crocevia tra eleganza sinfonica e nuove prospettive, con la firma inconfondibile di Tony Banks, autentico cesellatore di armonie, già protagonista di suite leggendarie come Supper’s Ready e Firth of Fifth.

L’album alterna pagine di grande lirismo a momenti strumentali di raffinata complessità. Si apre con Eleventh Earl of Mar, uno degli incipit più potenti dell’intera produzione dei Genesis, ispirato al romanzo storico The Flight of the Heron di D.K. Broster: Steve Hackett ne compose il ritornello e l’impianto armonico, mentre Rutherford firmò gran parte del testo. Un brano epico e avvolgente, che dal vivo sprigionava tutta la sua imponenza.

Seguono composizioni di ampio respiro come One for the Vine e la malinconica, intensa Blood on the Rooftops, capaci di fondere introspezione e ricercatezza melodica. Non mancano gli strumentali, nel solco più tipico dei primi Genesis, dove tecnica e atmosfera si intrecciano con naturalezza.

Persino un titolo spiazzante come Wot Gorilla? cela in realtà un brano sorprendente: una sofisticata jam strumentale che mette in luce la straordinaria batteria di Phil Collins e la compattezza dell’intera band, in un dialogo musicale dinamico e inedito per l’epoca.

In All in a Mouse’s Night è ancora Collins a brillare: il lavoro sui piatti nelle battute iniziali avvolge la linea vocale con eleganza, accompagnando senza sovrastare il crescendo di questa bizzarra ma coinvolgente narrazione. La composizione di Banks avrebbe potuto sostenere un tema più solenne, ma la leggerezza narrativa non ne attenua la qualità: il brano si muove con disinvoltura tra cambi di atmosfera e sfumature emotive.

A chiudere l’album, una suite articolata in tre movimenti consecutivi – due strumentali e il climax finale di Afterglow – che si eleva in un trionfo melodico e luminoso, suggellando un disco capace di fondere potenza, eleganza e profondità espressiva.

Relight Studios di Hilvarenbeek (NL)

In definitiva, Wind & Wuthering  con la sua copertina in stile retrò e antiquato è un album attraversato da passaggi di rara bellezza, da strutture musicali che sembrano fluttuare in una nebbia delicata e sognante. È musica che respira, che si espande lenta come il vapore che sale dai campi nelle mattine fredde, perfetta da ascoltare in queste giornate invernali sospese, quando l’aria è ancora pungente ma già si avverte, lontano, il profumo della primavera. Un disco che non appartiene solo a un’epoca, ma a uno stato d’animo: quello in cui il passato e il futuro si sfiorano, e per un attimo restano in perfetto equilibrio.

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Wind & Wuthering: Lato A: Eleventh Earl of Mar – One for the Vine – Your Own Special Way – Wot Gorilla?  – Lato B: Afterglow  – All in a Mouse’s Night  – Blood on the Rooftops – Unquiet Slumbers for the Sleepers… – …In That Quiet Earth’ – Afterglow – Prodotto: David Hentschel e Genesis – Registazione: Settembre–ottobre 1976 – Pubblicazione: 20 Dicembre 1976

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