di Sara Formisano

 

In questi ultimi mesi, per nostra fortuna hanno ripreso a lavorare i cinema e i teatri, con loro anche le rassegne e i cineforum tanto cari a quel pubblico che ama il cinema e ama informarsi. Un pubblico attivo che non si ferma all’ultima uscita al botteghino ma che ha interesse anche verso film così detti di nicchia.
Per esempio, dopo due anni in cui ci è mancata davvero molto, è tornata a essere parte attiva della città la rassegna Astradoc – Viaggio nel cinema del reale, che offre al pubblico del centro storico di Napoli proiezioni di documentari ogni venerdì sera.

Astradoc nasce nel 2009 ed è coincisa con la riapertura serale del Cinema Academy Astra una delle sale storiche di Napoli situata in via Mezzocannone. La sala era in condizioni di disuso e abbandono e con l’iniziativa di arciMovie ha ripreso vita diventando un punto di ritrovo attivo, fino alla pandemia quando purtroppo tutto si è fermato.

Negli ultimi mesi per fortuna con Venezia a Napoli in ottobre e Astradoc adesso la sala del cinema Astra ha ripreso vita.

Lo scorso 4 marzo il documentario proposto vedeva protagonista uno dei più importanti registi del “nuovo cinema tedesco”, Werner Herzog conosciuto per film come Fitzcarraldo (1982); Cobra verde (1987); Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans (2009) e diversi documentari fra i quali, appunto Nomad – In cammino con Bruce Chatwin

Durante gli ultimi anni della vita di Bruce Chatwin, Werner Herzog ha collaborato con lo scrittore inglese ad alcuni progetti e fra i due è nata un’amicizia istintiva e profonda. Con Nomad Herzog ripercorre le tracce dei pellegrinaggi che Chatwin ha compiuto alla ricerca dell’anima del mondo, attraversando continenti con l’inseparabile zaino di pelle sulle spalle: quello zaino che ora appartiene a Herzog, e che diventa il terzo protagonista del film.

Il documentario procede per capitoli, come se fosse un libro o per meglio dire come se Herzog stia sfogliando, e in realtà lo fa, gli appunti di Chatwin. Avete presente le tanto amate Moleskine? Ebbene questo marchio è l’erede e successore del taccuino che solevano usare diversi famosi scrittori che se lo portavano sempre dietro, fra questo più di tutti Bruce Chatwin è inscindibile dal taccuino e dallo zaino di pelle. Questo perché lo scrittore era un viaggiatore e per citare un altro autore, Paul Bowles, il viaggiatore è colui che abita il luogo in cui si trova e potenzialmente potrebbe non tornare mai a casa. Chatwin era cittadino del mondo e sostenitore del nomadismo.

Nel documentario Herzog racconta l’anima dinamica e sempre viva dello scrittore, anche negli ultimi momenti della sua vita, quando l’AIDS lo stava letteralmente consumando eppure la sua fame di vita era ancora forte.

Un elemento che colpisce della narrazione è il fatto che Herzog va a sottolineare quanto il modo di vivere di Chatwin fosse aperto al mondo mai sedentario, tanto da definirlo “internet”. Il regista, infatti, in una delle conversazioni con chi lo ha frequentato e conosciuto dice che era lui internet in un tempo in cui in un certo senso internet non c’era.
Ciò non dipendeva solo dal fatto che Chatwin girava in lungo e in largo con il suo zaino ma anche dal suo modo di scrivere che univa cose apparentemente scollegate tra loro.

Con queste parole Werner Herzog ha definito il suo film:

Nomad ci porta con sé alla ricerca del brontosauro, in Patagonia, davanti al relitto di una nave “fitzcarraldiana” a Punta Arenas, a Silbury Hill, nell’entroterra australiano e dentro caverne preistoriche o cimiteri indigeni: “luoghi in cui i nostri percorsi si sono incrociati, o che avevamo esplorato indipendentemente l’uno dall’altro”

Il pretesto narrativo per ogni capitolo è sempre un oggetto, un luogo, o lo zaino che compare alla fine, tutte cose he fanno da avvio del racconto per collegare uomini, mondi e emozioni anche attraverso la testimonianza di chi ha conosciuto lo scrittore inglese. Ci sono diversi momenti commoventi soprattutto quelli che fanno riferimento alla fase finale del percorso di Chatwin su questa terra.
L’impressione è che questo film in qualche modo si presenti come un “taccuino per immagini” o un diario se vogliamo in cui Herzog vuole ricordare un amico e non raccontare semplicemente una storia.
Le due anime, quella per immagini del regista e quella della parola di Chatwin si uniscono per mettere insieme un viaggio che ci conduce in mondi lontanissimi e ci porta a riflettere sulla nostra sedentarietà.

 

 

 

Condividi su: