di Mario Claudio Cesario

 

Tanto, troppo il tempo trascorso senza la spumeggiante arte di Vincenzo Salemme sulle tavole del proscenio… Lui che ha calcato quei legni con chi il teatro l’ha inventato, lui allievo di Eduardo De Filippo. Dopo aver tenuto compagnia ai suoi fans sui social, nel periodo di lockdown, dopo un divertentissimo libro dal titolo omonimo: Napoletano?… ‘e famm na pizza in cui prende in prestito una famosa battuta dello strepitoso spettacolo  E fuori nevica; dopo l’aver  sconfitto con il sorriso l’odioso virus del Covid, il petulante Pericle Caruso di A ruota libera torna a Roma, re del Teatro Olimpico dal 29 Marzo al 24 Aprile, con uno spettacolo che racchiude momenti di due commedie allegre ed esilaranti, quali: Una festa esagerata e Con tutto il cuore.

La meravigliosa e suggestiva scenografia che raffigura una elegante terrazza di Napoli, si presta a questa “crasi” di storie, dividendo l’imponente palco in due: a sinistra l’appartamento di Gennaro Parascandolo, personaggio creato per rendere omaggio al maestro De Filippo, un mite interprete di un uomo innamorato della cultura napoletana della secolare tradizione che però viene sopraffatto dal cinismo generale di cui sua moglie e sua figlia si nutrono; e a destra l’appartamento di Ottavio Camaldoli professore di lettere antiche, uomo rispettoso delle regole, uomo per bene a cui viene trapiantato il cuore di un boss che potrebbe far emergere quella voglia di reagire anche ad un fesso come lui. Tutto questo incornicia uno spazio centrale in cui Vincenzo Salemme rompe e irrompe nella “quarta parete” interagendo con il pubblico con divertenti e spassosi monologhi sugli usi e costumi, sfatando e confermando luoghi comuni, elencando vizi e virtù dei napoletani.

Coinvolta da continue risate, la platea ammira e forse sdogana i soliti stereotipi su Napoli, grazie ad un napoletano doc come Salemme, figlio di Bacoli, che dopo un’ora e mezza di spettacolo, senza intervallo, ha guadagnato una pioggia di applausi da mani non tutte napoletane. “Napoletano non è quello che nasce a Napoli”

Questi racconti si intrecciano con le storie delle commedie messe in scena che non solo evidenziano l’indiscussa genialità e simpatia di Vincenzo Salemme, ma anche degli altri attori: l’immancabile Antonio Guerriero, che sia con i panni di quello che “fa l’infermiere” e il “secondino, quasi portiere” guadagna applausi divertiti. La strepitosa attrice partenopea, Teresa Del Vecchio, tra le migliori nel panorama italiano, interpreta un’ambiziosa moglie di un piccolo imprenditore che pur di risalire i gradini sociali addirittura fitta camerieri indiani per far colpo sugli ospiti intervenuti per una “festa esagerata” di compleanno della diciottenne figlia interpretata da Fernanda Pinto, volto noto del web, a suo agio nei panni della figlia del protagonista. Vincenzo Borrino che con il suo puteolano e la sua etnia “capadondola” ha scolpito l’addome del pubblico. Sergio D’Auria, “la zeppola” più spassosa del teatro.

Tra i caffè in piazza, le corse con le pizze bollenti nei cartocci, le tradizioni familiari, gli odori, i profumi, il calcio, “‘o rraù” , Salemme riesce a sfiorare l’animo di ogni spettatore, invitandolo a riflettere sul cos’è il mondo di oggi, su cosa si ha di più ma quanto questo avere di più ha tolto, sul “si stava meglio quando si stava peggio”… che poi tanto peggio non era.

Questo spettacolo in giro per l’Italia insegnerà che il napoletano è tanto, è oltre ogni tipo di stereotipo e che non vi sarà mai nessuna etichetta per un popolo che: ti insegna il sorriso e l’abbraccio, che non ti lascia solo, che non entra in nessuna statistica perché troppo esagerata (cit. Erri De Luca), che non è vittima dell’inumana indifferenza, di un popolo che sulla sua storia ha impresso il valore della solidarietà, quella lontana dai riflettori che si sperimenta ogni giorno nel suo stesso substrato. Salemme insegnerà  a modo suo, con il sorriso, che il pregiudizio è figlio di una superficialità che vorrebbe raccontare Napoli, quella città, che fa perdere il senno.

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