di Miriam Bocchino

 

Fino al 10 ottobre è in scena al Teatro Quirino lo spettacolo “Tutto sua madre”, tratto da “Les garçons et Guillaume, à table!” di Guillaume Gallienne con Gianluca Ferrato.

Il monologo è l’occasione per mettere alla prova il talento dell’interprete che, sul palco, dà vita alle molteplici donne che hanno ispirato il protagonista lungo il cammino.

La penombra di una stanza illumina il volto di Guillaume, un giovane dalla voce sottile che dialoga con la madre. La famiglia da sempre lo considera un diverso, un omosessuale per via dei suoi modi delicati e del suo bisogno di cambiare pelle e aspetto.

Il giovane si racconta, dialogando e divenendo i tanti personaggi della sua vita: tra tutti emerge la figura della genitrice. Guillaume vuole essere lei, proclama la sua somiglianza con la donna, cerca di raccontarle i timori e le speranze eppure resta sempre un incompreso.

La madre, tanto amata ma con un pessimo carattere, influenza il protagonista che insegue la sua accettazione: l’eccentricità di un ragazzo che si sta scoprendo, tuttavia, diviene incomprensione.

Guillaume esplora la sessualità  e si scopre affascinato dei tanti piccoli dettagli che rendono la femminilità cosi misteriosa e attraente. La sua ricerca costante viene, tuttavia, scambiata per assenza di mascolinità.

“Non abbastanza maschio”: così viene definito dalla famiglia e dalla società. Entrambi troppo impauriti da ciò che di fatto non corrisponde ai canoni predefiniti.

Al termine di “Tutto sua madre”, dopo aver vissuto con Guillaume la sua evoluzione, si scopre come la paura si travesta spesso in asserzioni sull’esistenza.

La prima parte dell’opera è confusionaria, poco “capibile” per uno spettatore incosciente di ciò che sta per vedere. Il regista, infatti, ci presenta Guillaume così come appare agli altri e a se stesso ma la poca comprensione suscita sgomento. “Tutto sua madre” si apprezza con l’evoluzione della narrazione, quando i tanti dettagli dell’aspetto del protagonista iniziano ad acquistare senso e a divenire sapere.

Lo spaesamento iniziale, tuttavia, può non essere un difetto giacché, probabilmente, è il medesimo che prova chiunque conosca Guillaume: qual è la sua natura? È così importante conoscerla?

Lo spettacolo, andato in scena in una sala gremita nel giorno di apertura, è spiazzante e originale. Gianluca Ferrato fa una buona prova d’attore, seppure la narrazione spesso prenda il sopravvento sull’interprete. Il testo, scritto e rappresentato per la prima volta in Francia nel 2012 dal suo autore, ha, infatti, una potenza intrinseca così forte da divenire elemento predominante su qualsiasi messa in scena o prova attoriale.

Traduzione dal francese Anna D’Elia

Adattamento drammaturgico Tobia Rossi

Scene Yasmin Pochat

Costumi Agostino Porchietto

Light designer Marco Boccalero

Regia Roberto Piana

Condividi su: