Troppe pallottole per Sonny: Addio a James Caan

É scomparso a ottantadue anni dopo una lunga malattia il grande attore americano James Caan, una nomination agli Oscar per il ruolo di Santino (Sonny) il figlio primogenito del boss Vito Corleone interpretato sullo schermo da un’impareggiabile Marlon Brando in quel Padrino di Francis Ford Coppola, recentemente restaurato. Un film cult che cinquant’anni fa ha dato a James Caan il successo internazionale che tanti film girati successivamente, avrebbero confermato. Ma negli occhi del pubblico di diverse generazioni restano impresse nella memoria le immagini de Il Padrino quando “Sonny” viene crivellato dalle pallottole di un clan rivale; e pensare che Coppola all’inizio voleva scritturare il suo amico di università James per la parte di Michael Corleone il terzogenito di Vito, eroe di guerra destinato dalla famiglia all’avvocatura, ruolo che successivamente fu assegnato all’emergente Al Pacino. Nel corso della sua lunga carriera James Caan ha interpretato tanti film di successo: come non ricordare Misery non deve morire del 1990, film tratto dal romanzo di Stephen King con la regia di Rob Reiner, un’horror centrato sulla storia di un popolarissimo scrittore di romanzi, che finisce dopo un’incidente stradale nelle mani di una sua accanita lettrice, un’infermiera killer interpretata da Kathy Bates.

Figlio di genitori ebrei immigrati dalla Germania, James Caan  ha conosciuto Coppola fin dai tempi dell’Università, periodo che coincise con le prime esperienze di Caan come attore a Broadway accanto a Peter Fonda, sollecitato proprio dal suo amico Francis.

L’affermazione arriverà con una serie televisiva Gli Intoccabili, proprio con il giovanissimo Coppola, serie che ispirò anni dopo Brian De Palma che ne fece uno dei capolavori della cinematografia mondiale. Nel 1969 interpreta Non torno a casa stasera nel ruolo di un giocatore di football, nel 1965 Doringo accanto all’affascinante Senta Berger ed El Dorado,un western girato al fianco di due mostri sacri come John Wayne e Robert Mitchium. Nel 1974 Una strana coppia di sbirri, nel 1975 il distopico Rollerball diretto da Norman Jewinson, nel 1977 Quell’ultimo ponte, ambientato all’indomani dello sbarco in Normandiain un cast stellare che riuniva insieme Sean Connery, Michael Caine, Robert Redford e Gene Hackman, “Strade Violente e Dougville di Lars Von Triers. L’ultima apparizione sullo schermo è del 2021 con il film Quentin Bees di Michael Lembeck.

Sconvolto dalla improvvisa morte della sorella Barbara stroncata dalla leucemia, agli inizi degli anni ottanta James precipita in una profonda depressione tuffandosi anche nel consumo di cocaina complice il trasgressivo set del film Killer Élite diretto dal pazzoide e geniale Sam Peckinpah e sarà ancora il suo amico Francis Coppola a tirarlo fuori offrendogli il ruolo di un sergente dei Marines reduce dal Vietnam nel film Giardini di pietra del 1987, un film verità’ sulle conseguenze di quella guerra atroce sui soldati americani. Un film che ebbe la “sfortuna” di uscire nello stesso anno di Full Metal Jacket di Stanely Kubrick che andò in nomination agli Oscar e vinse anche un David di Donatello.

Fra gli ultimi ruoli di un attore che ha lasciato un segno del suo passaggio in quella Hollywood con volti immortali come Humphrey Bogart Robert Mitchum è stato quello del celebre detective Philippe Marlowe creato da Raymond Chandler per il film Marlowe omicidio a Poodle Springs.

Una volta a Los Angeles gli ho chiesto come mai aveva rifiutato tanti film di grande successo come Qualcuno volo sul nido del cuculo o Il braccio violento della legge, Incontri ravvicinati di Spielberg, Love Story di Hiller ma anche Kramer contro KramerBlade Runner e perfino Apocalypse Now

Mi rispose che quella Hollywood realizzava film di grande qualità prevalentemente figlia di grandi scrittori e sceneggiatori: «Impossibile farli tutti ma ancora oggi il mio “Sonny” miete consensi ed è rimasto nella memoria del pubblico. Qualche giorno fa mentre uscivo da un locale un tizio mi ha involontariamente urtato, si è fermato e andandosene mi ha detto: Scusa Sonny!».

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