Al Circolo “Concetto Marchesi” va in scena un concerto, un manifesto politico che sfida il tempo e incita alla “resistenza culturale
Roma, 11 luglio 2026. Esistono geografie urbane che, per una manciata di giorni, si trasformano in enclave temporali, zone franche dove il tempo sembra aver sospeso la sua corsa verso la smaterializzazione digitale della politica. Il Parco del Circolo ARCI “Concetto Marchesi” è diventato lo scenario di “Avanguardia – La Festa”, il festival nazionale del Fronte della Gioventù Comunista e del Fronte Comunista. La collocazione non è solo logistica, ma profondamente simbolica: un lembo di periferia romana che accoglie un’estetica e una prassi partecipativa che rimandano, con una fiera e consapevole nostalgia, ai fasti delle storiche Feste dell’Unità.

In questo contesto di “resistenza logistica”, l’esibizione dei Modena City Ramblers (MCR) , con la loro unica data romana, non è stata un semplice concerto, ma un atto di riaffermazione identitaria durato oltre due ore. La band, che dal 1991 percorre le strade del folk-rock militante, ha schierato la sua formazione attuale e affiatata: Davide “Dudu” Morandi alla voce, Massimo “Ice” Ghiacci al basso, Franco D’Aniello ai fiati, Francesco “Fry” Moneti al violino e chitarre, Leonardo “Leo” Sgavetti alle tastiere, il nuovo innesto Riccardo Sgavetti ai plettri ed Enrico Torreggiani alla batteria. L’esibizione ha dimostrato una forza espressiva intatta, capace di trasformare la polvere sollevata dal pubblico danzante in una sorta di nebbia epica, evocando quel “combat folk” che li ha resi unici nel panorama italiano.
Il vigore dell’interpretazione è emerso sin dall’apertura con Grande famiglia, svelando una forza espressiva intatta che non accenna a una museificazione dei propri brani. La scaletta, densa e senza pause, ha alternato classici come Morte di un poeta e Viva la vida a brani più recenti come Mediterranea ed Ebano, quest’ultimo centrale per ribadire il messaggio di solidarietà verso i migranti. Un momento di alta densità politica è stato rappresentato da Contessa, il celebre brano di Paolo Pietrangeli del 1966. I Ramblers, mantenendo il ritornello originale come un dogma, ne hanno offerto una versione rivisitata che attinge alle sonorità dei Pogues, trasformando il brano in un grido contro lo sfruttamento e a favore della lotta di classe. Le strofe, che narrano di scioperi e contrasti sociali, risuonano oggi con una puntualità quasi dolorosa, ricordando che “nessuno al mondo deve essere sfruttato”.
La forza del concerto risiede anche nella capacità di collegare il passato partigiano alle urgenze del presente. In occasione dell’80° anniversario della Liberazione, brani come Una storia partigiana e Bella Ciao (eseguita come inno universale di libertà assieme a tutto il pubblico presente e agli amici di Radici del Cemento invitati a salire sul palco) hanno trasformato il parco in una “rossa primavera” collettiva. La band ha sottolineato come la Costituzione italiana sia intrinsecamente antifascista, invitando a una “resistenza culturale” contro l’impoverimento dei valori moderni. Questo impegno si è tradotto anche in un sostegno concreto al Rifugio Fraternità Massi della Val di Susa, evidenziando una coerenza che lega le lotte in montagna di ieri a quelle di oggi.
Gli spettatori, accorsi in massa, sembrano vivere una condizione di spaesamento rispetto alle attuali derive della sinistra istituzionale italiana. Sotto il palco del Tiburtino Terzo, tra la polvere sollevata dai balli “senza eleganza” e i pugni alzati, si percepisce il desiderio di un’appartenenza che non trova più casa altrove. Il rituale del conteggio durante I Cento Passi non è solo un omaggio alla lotta contro la mafia, ma un esercizio di memoria attiva per una comunità che si sente orfana di riferimenti politici solidi.
I Modena City Ramblers hanno saputo intercettare questa solitudine, invitando a un ritorno all’umanità fisica: “abbracci che non hanno bisogno di Wi-Fi” e sguardi diretti, lontano dalla mediazione degli smartphone.

La chiusura affidata a Ninnananna e Great song ha suggellato una serata in cui la musica è tornata a essere un collante sociale primordiale. In un’epoca di politica liquida e post-ideologica, mentre il panorama politico muta e spesso si frammenta, esistono piazze dove le modalità del vivere la militanza restano immutate. Tra ritmi folk incendiari e richiami alla Costituzione, l’evento è stato la dimostrazione di come la musica possa ancora fungere da collante per una comunità che, pur sentendosi orfana di rappresentanza, non ha alcuna intenzione di rinunciare alla propria voce.
Scaletta della serata:
Grande famiglia
Morte poeta
Viva la vida
Perfecta Excusa
Che Botta
La guerra del Barot
Mediterranea
Ebano
Una storia partigiana
Figli del Vento
Riaccolti
La strada
Olke
Canzone dalla fine del mondo
Banda sogno interrotto
Transamerika
Contessa
Mia dolce rivoluzionaria
In un giorno di pioggia
Resistenza globale
100 passi
Bella ciao
Ninnananna
Great song
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Modena City Ramblers – concerto a “Avanguardie – Festa”, in copertina Davide “Dudu” Morandi , Circolo ARCI “Concetto Marchesi” 11 luglio 2026
Foto ©Grazia Menna





