di Claudio Riccardi

 

Anche le più solide amicizie maschili a volte possono andare a rotoli. Può accadere nella maniera più impensabile, più imprevedibile. Ma basta affrontare una medesima situazione con approcci opposti per generare il crack. E improvvisamente, giù il sipario, giù i teli di nylon sui tavoli dello “Spankies”, public house che Sonny e Vargas da anni avevano scelto come porto franco per confidarsi, ridere e scherzare della vita quotidiana, per staccare dai pensieri di lavoro e famiglia, davanti a una pinta di rossa, a un goccio di Scotch. “The Spank” è il nomignolo con cui questi due professionisti di mezza età chiamavano questo angolo di mondo tutto per loro. “The Spank” nella traduzione dall’inglese serve per indicare un colpo forte, “una tranvata” per usare un italiano gergale. Che rende efficacemente l’idea dell’effetto devastante di un episodio di rottura per l’armonia di un rapporto consolidato.

“The Spank” dà anche il titolo allo spettacolo in calendario fino a quest’oggi domenica 6 febbraio al Teatro Parioli , che sin’ora ha registrato 5 serate da tutto esaurito. Tanta l’attesa per il una produzione firmata Teatro Stabile di Torino e costruita sull’ultimo testo scritto da Hanif Kureishi, romanziere, drammaturgo, sceneggiatore di fama planetaria. Inglese ma di sangue anche pakistano, figlio di immigrati come lo sono i protagonisti sul palco, i convincenti Valerio Binasco (Sonny) e Filippo Dini (Vargas), che dirige anche la messa in scena.

E’ proprio Vargas, da solo e in una sera di pioggia, a dare il via alla drammaturgia. Che inizia dalla fine, dai teli trasparenti che coprono un locale in ristrutturazione. Con un colpo ad effetto improvvisamente si sollevano e scoprono gli interni dello Spank. Si sbloccano episodi e ricordi, si va all’inizio della storia.
La scenografia firmata da Laura Benzi e le luci e gli specchi di Pasquale Mari sono orchestrati sull’alternanza luce-buio, a rimarcare il casus belli e le involuzioni di un rapporto. Sonny e Vargas, personalità agli antipodi, ma complementari e in grado di intendersi all’istante. Si fidano ciecamente uno dell’altro, le rispettive famiglie viaggiano a braccetto, diventano soci in affari. Due uomini che però danno un peso diverso alle istanze sociali e agli equilibri personali. Succede che Sonny tradisce la moglie, Vargas lo coglie in flagrante e si fa raccontare dall’amico i dettagli. L’amico si apre e ammette, con fare buffo e sconclusionato. In sala il pubblico sorride.

Sonny vive la classica crisi esistenziale dell’uomo che ha scollinato gli anta. La routine degli impegni a casa e in studio lo hanno svuotato, e trova rinnovato brio tra le braccia di una giovane ragazza. Torna a vibrare, si sente invincibile e non immagina le conseguenze. Che inevitabili però arrivano e travolgono tutto.

Vargas, il suo amico, dentro di sé fa una scelta. Ascolta ma non tiene per sé la confessione. Racconta tutto alla moglie, sua spalla e confidente, sostegno necessario per la comfort-zone che è pilastro della sua esistenza. Compromesso fa il paio con armonia. Sonny si sente tradito e spiazzato. La situazione a casa per lui diviene insostenibile. E’ anche poco lucido e inanella una serie di epic fail compromettenti.

I due amici tornano a vedersi allo Spank. Anzi si frequentano ancora più spesso, ma i dialoghi da ironici virano verso la tensione, i silenzi si fanno più lunghi, la complicità lascia lo spazio ai rimorsi e alle incomprensioni. Hanno visioni diverse del presente e del futuro: in Sonny prevalgono gli impeti dell’Io, Vargas invece è razionale e legge la vita come progresso di tappe e obiettivi. A suo modo di vedere determinati principi della vita familiare e sociale non si possono mettere in discussione. Vargas, come Sonny e come Kureishi, è figlio di una coppia mista, in una fase di ascesa sociale che va consolidata per il futuro dei figli.

E così, pian piano, il tempo suggerisce le risposte e le scelte. Divergenti. L’amicizia che fallisce.

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