di Edoardo Vezzi

 

Walter White in Breaking Bad ad un certo punto della sua ascesa avrebbe capito che tutto ciò che aveva costruito era impossibile da abbandonare in quattro e quattr’otto. Così avrebbe creato uno dei momenti televisivi più cult di sempre sussurrando alla moglie, arrabbiato ma in parte compiaciuto, che lui è “the one who knocks”.

di Guy Ritchie, “The gentlemen”, il più grande spacciatore illegale di marijuana della Gran Bretagna, l’americano trapiantato a Londra Mickey Pearson (Matthew McConaughey), decide di farsi da parte, vuole andare in pensione molto giovane e cerca di uscire dai giochi, ma come ci insegna il buon Walter non è certo così semplice.

La storia viene raccontata da Fletcher (Hugh Grant), un eccentrico investigatore privato, che si ritrova nella bellissima dimora di Raymond Smith (Charlie Hunnam) per spiegargli, attraverso ambigue minacce, come Big Dave (Eddie Marsan), grande editore del tabloid Daily Print specializzato in gigantesche storie di gossip, lo abbia assoldato per indagare proprio sui rapporti personali di Mickey, capo di Raymond. Fletcher narra tutto ciò che ha scoperto sul barone della droga attraverso una sceneggiatura – dal titolo “Bush” – assicurando però che avrebbe venduto a loro tutte le informazioni in cambio di 20 milioni di sterline. Da qui la narrazione prende piede e compaiono i più disparati personaggi, da ricchi, cattivi russi a mafiosi cinesi, da imprenditori miliardari a giovani boxer/rapper allenati dal loro redento coach Colin Farrel.

Il timbro del regista di “The snatch” appare evidente, come è chiaro il fatto che si trovi tanto a suo agio a portare sugli schermi ironici gangster britannici, interpretati da un cast corale di prim’ordine. Ritchie ha sfornato dei cult in passato, come il già citato film con Jason Statham, “Lock e Stock” e i più famosi “Sherlock Holmes” interpretati da Robert Downey Jr. e Jude Law. Il suo stile dinamico, grottesco, condito da un imprescindibile British humour, è stato apprezzato dalla critica e dal pubblico soprattutto nei primi film e sulle orme del cinema di tarantiniana memoria ha saputo creare una sua firma, innescando grandi aspettative sul suo cinema. Negli ultimi anni ha forse mancato quel guizzo, sfornando film interessanti ma facilmente dimenticabili e purtroppo, anche con un cast brillante come questo, “The gentlemen” sembra non lasciare il segno.

La pellicola è catchy, per rimanere in tema inglese; tiene comunque incollati allo schermo sia per le interpretazioni degli attori sia per la regia di Ritchie che fa sempre entrare nel vivo dell’azione. Ciò che non convince appieno è la storia. Il regista britannico rimescola in una nuova salsa qualcosa che sembra abbia già portato al cinema, rispolverando vecchi stratagemmi con nuovi attori.

Il film aveva incassato 120 milioni di dollari in tutto il mondo, su un budget di 20, prima della pandemia da Covid-19, confermando che il cinema di Ritchie sa ancora attirare un pubblico ampio. Il film è comunque godibilissimo e la sua funzione di intrattenimento (più qualche sana risata) la svolge benissimo, rimane forse il fatto che manca qualcosa, quel quid in più, che ci si aspetta da lui da anni.

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