Venezia, la carne e il verso: l’eterna passione di D’Annunzio e della Duse in scena
Sullo sfondo di una Venezia ambigua e magnetica, protettiva e al tempo stesso soffocante, dal 23 al 25 ottobre la Sala Assoli Moscato di Napoli ha ospitato Il fuoco della compagnia Teatro delle Bambole. Adattata e diretta da Andrea Cramarossa, questa riscrittura scenica trae vita dal romanzo dannunziano per farsi materia palpitante, paesaggio dell’anima e tumultuoso inno al sublime, rinnovando il fantasma e la ferita di quel sodalizio, artistico e sentimentale, condiviso con Eleonora Duse. Si manifesta qui la spinta verso un’espressione totale, sorretta dal superomismo di Nietzsche e dal “sogno d’arte” come unico fine dell’esistenza, trasformando la parola scritta in un presidio estetico e civile, baluardo contro il logoramento dei giorni.
Un sentimento tormentato, quello tra il poeta e la Divina, che in quest’opera emerge con forza dirompente: una passione viscerale che si fa strazio, tortura e morte, ma di cui l’autore sa infine edificare un monumento eterno. I protagonisti di questo adattamento, Rossella Giugliano e Federico Gobbi, interpretano e scompongono tale complessità. La scena non racconta una storia, ma la evoca attraverso la voce, il corpo e le vibrazioni dei due attori, restituendone le lacerazioni e diventando immagine e poesia, dove il testo originario non viene semplicemente illustrato, bensì interrogato radicalmente e messo in feconda tensione con il presente. Tutto nello spazio – dalle foto alle opere d’arte, fino agli oggetti che lo popolano – corre e si manifesta con il preciso scopo di celare e svelare il tormento di un amore assoluto, una passione intrisa di bellezza e rovina in cui i due amanti continuamente si cercano e si annientano. Una complessità dolorosa che la coppia d’interpreti porta a compimento con incisiva presenza.
Un ulteriore livello di lettura si sprigiona dal confronto diretto con il romanzo del 1900, un monumentale caso letterario che trasfigura in estetica la vertigine di un vissuto bruciato in prima persona. Al centro della narrazione si muove Stelio Effrena, giovane e ambizioso assertore del superuomo, il quale vaga tra le lagune veneziane alla ricerca di un verbo nuovo capace di fondere la tragedia classica con la modernità. Accanto a lui risplende Foscarina, grande attrice tragica ormai provata dall’inesorabile tramonto della giovinezza, la cui vocazione si consuma in un eterno sacrificio. In questo capolavoro del decadentismo italiano, Venezia non è soltanto uno scenario geografico, ma un organismo pulsante e corrotto, un teatro d’ombre in cui la fusione tra eros e thanatos celebra il trionfo e, insieme, l’immolazione suprema.
_______________
Il fuoco di Gabriele D’Annunzio – Adattamento per il teatro e regia: Andrea Cramarossa; con: Rossella Giugliano e Federico Gobbi; disegno luci: Roberta De Bellis; costumi: Elob Mabby Colucci; montaggio video: Vincenzo Ardito; riprese video: Zerottanta Produzioni; organizzazione: Maria Panza; produzione: Teatro delle Bambole, col sostegno del Comune di Bitonto; progetto di ricerca: “Dalla Letteratura al Teatro”. Sala Assoli Moscato di Napoli, dal 23 al 25 ottobre 2026.





