Cerca

Tà-kài-tà: dove il teatro dialoga con i fantasmi

Biografia impossibile tra Eduardo De Filippo ed Enzo Moscato, nel teatro come spazio di frizione e memoria

Ogni anno la Casa del Contemporaneo dedica i suoi spazi alla rassegna We Love Enzo, un progetto che restituisce fisicità scenica ai testi di Enzo Moscato, scomparso ormai da due anni. Drammaturgo capace di attraversare Napoli – città figlia di Partenope – cogliendone la magia e l’oscurità, Moscato ha raccontato una realtà concreta e pulsante attraverso un linguaggio visionario, fatto di luci e ombre, mistero e profondità.

Tà-kài-tà di Enzo Moscato: l'eco dei fantasmi
Eduardo De Filippo (Michelangelo Dalisi) e Luisella De Filippo (Giorgia De Simone)

Come spiega il curatore Claudio AffinitoWe Love Enzo è «un progetto-dedica» giunto alla sua IV edizione, nato per dare corpo alla scrittura di Moscato attraverso mise en espace dei suoi testi, affidate ad amici e compagni di percorso artistico, in un dialogo continuo tra scena e memoria.

All’interno della rassegna va in scena alla Sala Assoli di Napoli Tà-kài-tà di Enzo Moscato, con la regia di Fabio Faldero – supervisionata da Arturo Cirillo – e le interpretazioni di Michelangelo Dalisi e Giorgia De Simone

Tà-kài-tà, dal greco antico, può essere tradotto come “questo e quello”. L’espressione rimanda anche al titolo di un progetto cinematografico mai realizzato di Pier Paolo Pasolini, interrotto dalla sua morte violenta, che avrebbe dovuto avere Eduardo De Filippo come protagonista. Da questo frammento incompiuto Enzo Moscato trae un’opera difficilmente classificabile.

Non si tratta di un elogio a due figure eminenti della scena culturale, né di una biografia tradizionale incentrata su De Filippo, pur centrale nel testo. Allo stesso tempo, Tà-kài-tà non è una drammaturgia completamente inventata: è piuttosto una scrittura ibrida e visionaria, che si muove tra realtà e immaginazione, memoria e proiezione.

Moscato mette in scena l’irrisolvibile dissidio tra l’uomo e l’artista, due dimensioni in perenne conflitto che accomunano tanto lui quanto Eduardo De Filippo, entrambi profondamente legati a quelle tavole di legno come luogo di vita e di necessità. Ne emerge il ritratto di un artista burbero e rigoroso, fedele a una misura teatrale inflessibile, ma anche di un uomo attraversato da pensieri ed emozioni intime, costretto a confrontarsi con il tempo che avanza.

Allora, sulla scena Michelangelo Dalisi interpreta l’immagine di un Eduardo De Filippo contrastante tra l’austerità ostentata, la percezione esterna e l’intimità scoperta. Si immerge in una resa nervosa, ansiosa di ricercare quella sua idea di teatro, mentre dall’altro lato rallenta in pause riflessive, squarci profondi di un dolore umano mai uscito fuori. Al suo fianco, Giorgia De Simone si prodiga nel dare corpo e voce a Luisella De Filippo, la figlia di Eduardo, morta troppo giovane per un incidente. Ella ascolta con infantile interesse ai discorsi del padre, guardando con occhi curiosi al dietro le quinte in cui si trova e, forse, completa il senso di un uomo il cui unico modo per esorcizzare quell’interiorità era proprio il teatro. Così, Tà-kài-tà immagina, usa il linguaggio inesauribile della fantasia per ricreare visioni sorprendentemente tangibili, si frantuma in forme evocative, in fantasmi che abitano memorie di ferite mai risanate. La regia di Fabio Faldero diminuisce la misura poetica e allucinata della parola di Moscato e ne accentua la narratività, consolidando al contempo uno spazio introspettivo commovente.

Questo e quello, ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere: Tà-kài-tà si colloca in queste zone incerte, in quelle crepe che conducono alla voragine. È, come lo definisce lo stesso Moscato, una «biografia impossibile che un fingitore di vita e di idee fa a un altro fingitore di vita e di idee».

Nella sua forma indefinita e sfuggente, il teatro di Enzo Moscato prende posto in uno spazio visionario e poetico, abitato dall’abisso, dal non detto, da un buio attraversato da un alone di mistero e sacralità. È un teatro che dialoga con i fantasmi, attraversa la memoria e la frantuma in frammenti di vita, senza mai ricomporla in un racconto pacificato.

Tà-kài-tà di Enzo Moscato: l'eco dei fantasmi
Michelangelo Dalisi nel ruolo di Eduardo De Filippo

Tà-kài-tà ha senso proprio in questo continuo incontro-scontro. Il teatro si rivela proprio in quanto luogo di tensione, eco di una voce che evoca le tracce di un mondo che è stato interrogando quello presente: non è uno spazio di risposte, bensì di domande, di rischio, di umana contraddizione. Qui si abita la frizione, la si espone, la si trasforma in vertigine inquieta e per questo materia viva. È un’azione artistica ben precisa, che soltanto all’apparenza pare abbandonarsi al caos, mentre è esattamente in quest’ultimo che ritrova la sua essenza; ovvero, in quell’azione per la quale il teatro è resistenza di memoria, è restituire la complessità di un’eredità che non può essere musealizzata. Perciò, infine, l’immaginazione è una cifra non soltanto banalmente stilistica, ma che diventa contatto con l’altrove, con l’oltre l’apparenza del reale.

______________________

Tà-kài-tà – di Enzo Moscato – regia e costumi Fabio Faldero – supervisione artistica Arturo Cirillo – con Michelangelo Dalisi, Giorgia De Simone – scene Dario Gessati – light design Gianni Staropoli – progetto sonoro Laurence Mazzoni – direttore di scena Alessio Pascale – sarta di scena Maria Giovanna Spedicati – video di scena Carlo Fabiano- produzione Accademia Nazionale d’Arte Drammatica – Sala Assoli di Napoli, 23 e 24 gennaio 2026

Foto di scena  ©Manuela Giusto

error: Content is protected !!