Strike ai Servi: La recensione

di Laura Dotta Rosso

“Sono convenevoli e a me i convenevoli fanno schifo”. Non c’è nulla di scontato, nulla di convenevole in “Strike”, spettacolo in scena al Teatro dè Servi fino al 3 novembre, scritto e interpretato da Gabriele Berti, Giovanni Nasta, Diego Tricarico, tre interpreti competenti, centrati, che ci trasportano nella realtà quotidiana, ci pongono interrogativi sull’amore, sulla difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo, di crescere, di trovare obiettivi, sull’apatia che trasuda dalle persone, dalla strumentalizzazione dei sentimenti.

In questo testo ci sono tutti i sapori della romanità positiva, tutta l’individualità della generazione dei “millenials” ma anche la solidarietà che hanno quando davvero credono in un rapporto. Il linguaggio giovanile non è indice di superficialità, di pochi valori, ma anzi diventa un punto di coesione e il “quando a uno gliè voi bene non lo lasci solo” diventa reale e palpabile.

Questa generazione ci spiega il sentimento di frustrazione e di impotenza in maniera schietta, semplice ma chiara: una palla che corre e scivola, inarrestabile che non si può fermare. Tutto questo viene spiegato all’interno del cortile di un SERT, dove tutto sembra grigio e insulso, dove solo un fiore potrebbe far credere che il reinserimento nella società sarebbe davvero possibile. 

Tre ragazzi, Dante, Pietro e Tiziano si ritrovano in quel contesto per ragioni differenti : un tirocinio per l’università, possesso di marijuana e un presunto  percorso di riabilitazione.

Le interpretazioni canore degli attori sono attraenti, ma sembrano un piccolo episodio di egocentrismo degli attori, seppur svolte in maniera elegante e divertente. La narrazione viene accompagnata da scelte musicali coerenti, intuitive, costanti, connesse con il testo.

Quindi “Bella regà” come dicono loro, prendetevi una serata per provare a fare STRIKE !