di Tiziana Bagatella

 

Una rappresentazione teatrale è, forse, anche un invito implicito a intraprendere un viaggio nei meandri del proprio inconscio. Vi soggiorna per un po’, si prende i suoi tempi, per poi riaffiorare attraverso pensieri, suggestioni, emozioni e qualche volta anche sollevando domande che chiedono risposte o approfondimenti. Non c’è da meravigliarsi: è questa, da sempre, la funzione ontologica del teatro, metafora della vita.

Metaforica, eppure quanto mai reale agli occhi dello spettatore, è la partenza dei nostri migranti diretti verso l’America con valigie di cartone tenute insieme dalla speranza e qualche ricordo della propria terra: questa l’immagine che apre la messa in scena di Spaghetti a cui abbiamo assistito il 1° dicembre al Teatro Furio Camillo.

Il pubblico prende posto in sala nella penombra ed è subito avvolto dai vapori che dal palcoscenico invadono la platea, catapultato sul ponte di terza classe di una nave a carbone che, in una notte oscura degli anni Venti del secolo scorso, lascia le coste italiane per affrontare l’Atlantico. Se tutto andrà bene – se non affonderemo, se non ci ammaleremo – giungeremo a Ellis Island, l’Isola delle lacrime ma anche della speranza, la nostra nuova terra promessa.

Indagando sul legame fra quelle vite e gli odierni sbarchi dei migranti sulle nostre coste, Roberta Catelluzzo e la Compagnia Materiaviva nella loro rappresentazione di circo-teatro, grazie al loro linguaggio simbolico ci inducono a riflettere sugli attuali fatti di cronaca, sui viaggi improbabili a bordo di scafi sovraccarichi di persone costrette a fuggire dal loro paese – a causa di guerre insensate, di conflitti religiosi, della progressiva desertificazione che ha reso inospitali le loro terre— ma troppo spesso destinati al naufragio, e al tempo stesso a interrogarci sulla nostra presunta umanità.

I nostri piroscafi partivano stracarichi e in condizioni pietose dal lato delle comodità e dell’igiene”, si legge nel terzo volume dell’opera “Trasporti Marittimi italiani” (Cavallotti Editore). “Gli emigranti erano trattati a bordo nel peggiore dei modi (…). Costretti a trascorrere le ore diurne in coperta erano esposti alle piogge, al sole, alle temperature più calde o più fredde (…). L’alimentazione era ridotta al minimo indispensabile e su alcune navi la distribuzione dell’acqua potabile erano veri agenti trasmettitori di malattie”.

Attraverso questo mare di sofferenze, la lettura della Compagnia dei Materiaviva non manca di rappresentare i rituali ancestrali che offrono la possibilità di salvezza da ciò che può mettere in pericolo la propria esistenza, l’esserci nel mondo. E lo fa con una rutilante sequenza di tecniche circensi che includono acrobazie, esibizioni sul palo cinese, volteggi ai trapezi, movimenti coreografici aerei e sul palco, il tutto accompagnato da un evocativo sottofondo di musiche popolari dell’epoca. Una suggestione rafforzata dalla sapiente illuminazione di Giovanni Modonesi, capace di sottolineare lo scorrere del tempo e l’alternarsi degli stati d’animo dei passeggeri, e dai costumi di scena di Lucia Rizzo.

La forte impronta al femminile del racconto (quasi tutti i componenti della compagnia sono donne) si manifesta anche nei tre monologhi che intervallano le azioni collettive improntate alla fisicità: piccoli flashback anticipatori delle dure prove che gli emigranti saranno chiamati ad affrontare dopo lo sbarco.

Una variegata comunità, quella in viaggio verso l’America, che si ritrova a risolvere gli inevitabili conflitti legati alla convivenza forzata in un’apoteosi finale, un rito catartico che ruota attorno a una gigantesca spaghettata, metafora di riconciliazione, di unione e appagamento.

“Spaghetti” è uno spettacolo che, tra l’altro, ci ricorda un vuoto di rappresentazione letteraria della emigrazione italiana: non abbiamo libri di narrativa importanti sulla vicenda-pur epicamente grandiosa-dei nostri emigranti (solo un raccontino di De Amicis, “Dagli Appennini alle Ande”)…

“Spaghetti”

Spettacolo di Circo Teatro sulle migrazioni italiane di inizio secolo

Regia: Roberta Castelluzzo

Aiuto regia: Lucia Rizzo

Fonica e luci: Giovanni Modonesi

Costumi: Leonide Russo

Con: Alessandra Lanciotti, Alice Foglia, Biagia Elisabetta Perrucci, Fiamma di Giamberardino, Francesca Gavaruzzi, Aurora Tiberi, Leonardo Varriale, Linda Arduini, Lisa di Cerruti, Luciano Capasso,Maria Bianca Muneghina, Marta Farace, Teresa del Vecchio, Rossella Caruso, Silvana Zaccardi, Sofia Canzona, Sofia Zaninotto, Vasili Zafiropoulos, Viola Alessandrini, Virdiana Tiberi

 

Condividi su: