Sogno di una notte di mezza estate al Globe Theatre: la recensione

 di Federica Ranocchia

 

Le ultime luci del tramonto si perdono tra i rami degli alberi di Villa Borghese, il pubblico si è radunato numeroso attorno alla biglietteria del Silvano Toti Globe Theatre  per la consueta messa in scena di “Sogno di una notte di mezza estate” per la regia di Riccardo Cavallo.

Lo spettacolo è uno dei cavalli di battaglia della programmazione del Globe, quella di quest’anno è la quattordicesima volta che il meraviglioso tempio shakespeariano ospita la compagnia, onorando elegantemente il teatro elisabettiano, l’onirica commedia, oltre che la memoria di Riccardo Cavallo, scomparso nel 2013.

Sotto il cielo stellato, la vicenda si compie inesorabile: nella notte di calendimaggio quello che accadrà sarà in grado di confondere la realtà con la fantasia, in un crescendo capace di raccontare una fiaba con le parole della vita concreta.

La familiarità tra la rappresentazione e lo spazio è palpabile. La musica e la scenografia si fondono con il luogo, i personaggi si muovono sul palcoscenico solenni e al contempo leggiadri. Come in un sogno ricorrente, come in una coreografia eterna, non c’è la minima incertezza, ma solo la perentorietà dei fatti che si raccontano in un ritmo perfetto e privo di tempi morti.

La celebre storia che si svela nella notte magica è in grado di toccare i più grandi temi dell’uomo con leggerezza. La narrazione si intreccia su tre livelli: l’amore tra Ermia (Valentina Marziali) e Lisandro (Marco Paparella), quest’ultimo osteggiato dal favorito pretendente Demetrio (Sebastiano Colla) a sua volta oggetto dell’amore della povera Elena (Federica Bern); la buffa preparazione dei teatranti (Gerolamo Alchieri, Andrea Pirolli, Raffaele Proietti, Marco Simeoli, Roberto Stocchi), chiamati a corte per deliziare gli ospiti con l’interpretazione di Piramo e Tisbe; il mondo fatato di Oberon (Carlo Ragone) e Titania (Claudia Balboni), ai quali il fedele Puck (Fabio Grossi) cerca di prestare aiuto giocando con il mondo dei mortali e provocando la fatale confusione degli equilibri.

E’ a quel punto che il susseguirsi degli incidenti crea un “tempo da dimenticare” o meglio “da ricordare come un sogno”. Eppure qualcosa è cambiato, nella malinconica atmosfera provocata dal brusco risveglio, tutti trovano il loro posto. L’intorpidimento generale fa sì che divenga quello giusto da occupare, senza lasciare spazio a troppe domande quanto all’entusiasmo del risveglio.

L’interpretazione eccellente è scandita da ironia e tempi compici propri di Shakespeare e accentuati dalla regia di Cavallo che esalta la versatilità e allo stesso tempo il rigore della commedia.

Sicuramente uno spettacolo superbo nella composizione (la regia è di…) e nei registri interpretativi. Un allestimento che aggiunge pregio  alla struttura del magnifico Globe; un valore aggiunto che dona al tutto un’aura fuori dal tempo. Forse propria di un sogno, o sicuramente di qualcosa che ci somiglia.

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