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Sissi, lo spettacolo di Roberto Cavosi che svela la donna dietro la leggenda

Al Teatro India, la principessa austriaca rivive con tutto il suo dolore e le sue contraddizioni

Forse tra le regine più famose della storia, l’Imperatrice Sissi appartiene all’immaginario collettivo quasi in modo mitico, a metà tra la donna che è stata e la principessa di qualche fiaba.

In realtà, dietro alle leggende e ai dettagli da racconto, c’è una donna complessa, per alcuni versi fragilissima, per altro prova di forza della sua epoca.  Lo ha raccontato bene Sissi l’Imperatrice, lo spettacolo che Roberto Cavosiha portato in scena al Teatro india dal 27 gennaio al 1° febbraio.

A interpretare questa Sissi finalmente complessa e completa, davvero tridimensionale, è stata Federica Luna Vincenti. La regia di Cavosi ha reso l’Imperatrice quasi pop, aggiungendo qualche elemento moderno grazie a musica e luci. Un’aggiunta capace di non stridere con la contestualizzazione storica, ben resa invece dai costumi di Paola Marchesin, adeguati al tempo e al luogo e centrali nel sottolineare il difficile rapporto di Sissi col suo corpo. 

L’Imperatrice che si è scelta di portare sul palco è un’imperatrice intima, chiusa per lo più nelle sue stanze con le due cameriere (Miana Merisi Francesca Bruni Ercole). Servitrici che potrebbero essere quasi amiche, per questa donna tanto sola quanto bisognosa di avere qualcuno accanto. Dentro a questa Sissi vivono diverse anime: la donna sofferente, madre che ha perso i suoi figli, la donna politica, interessata alle nascenti idee comuniste e alle disuguaglianze, l’Imperatrice stretta nei suoi doveri, la donna fragile attaccata dalla malattia che la porta a non mangiare. Federica Luna Vincenti riesce a trasmettere al pubblico la complessa personalità di una donna vissuta quando la psicologia era ai suoi albori, prima di poter ricevere cure o supporto, lasciato sola con la sua mente. 

Il ruolo di Imperatrice le permette di esprimersi liberamente nei suoi ambienti, di dar sfogo a pensieri che altri terrebbero per sé anche davanti alle persone più care. Lo può fare con le cameriere, che non possono contraddirla, e lo può fare con un’attrice (portata sul palco da un’ottima Maria Giulia Scarcella) alla quale si sente libera di confidare anche della sua vita più intima.

Ascoltata ma forse mai compresa davvero, capace di sfogarsi senza però aver davanti qualcuno che possa fattualmente aiutarla, Sissi è sola in mezzo a un sacco di gente. Nella solitudine la malattia, il dolore e la fragilità proliferano, aggravandosi e contaminandosi le une con le altre. Da un lato una Sissi senza filtri, lontana dall’immagine eterea della principessa, finalmente analizzata come donna. Dall’altro un mondo che si ripete nei suoi dolori e nella sua sofferenza. Le guerre, le disuguaglianze, le malattie che Sissi vede nel suo tempo sono quelle che rivediamo nel nostro, un ripetersi schematico del male del mondo che le persone soffrono, a volte anche se non lo vivono indirettamente. 

Lo stesso mondo che colpirà Sissi fino a ucciderla, una morte che viene romanzata rispetto alla realtà grazie all’intervento di Marco Manca, che nel ruolo del medico personale dell’Imperatrice ne raccoglie le ultime volontà e ne prepara l’eredità. Pochi minuti per accompagnare il corpo di Sissi nell’aldilà ancorandone per sempre l’anima a questo mondo, finalmente non come simbolo di Stato ma come donna e basta, quella che lo spettacolo ha rimesso in scena.

Capace di ridare all’Imperatrice il suo valore umano, profondo e forse troppo ignorato nella sua epoca, l’opera di Cavosi è un bel ritratto di donna. Mai pretenzioso, in linea con la drammaturgia contemporanea e la sua necessità di inserire sempre il moderno nello storico, Sissi l’Imperatrice riesce nell’intento senza risultare forzato.

Il lavoro storico e quello psicologico sono curati, attenti a ricostruire quel che poteva significare esser la Principessa Sissi. Un’icona, certo.  Ma in modo più profondo di quel che credevamo. 

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Sissi l’Imperatrice – scritto e diretto da Roberto Cavosi – con Federica Luna Vincenti, Marco Manca, Miana Merisi, Maria Giulia Scarcella, Francesca Bruni Ercole – costumi Paola Marchesin – light designer Gerardo Buzzanca – musiche Oragravity – foto Gianmarco Chieregato – produzione Goldenart Production, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Il Rossetti – Teatro India dal 27 gennaio al 1 febbraio 2026

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