di Giorgia Leuratti

Un susseguirsi di domande poste per dare un volto a un vuoto senza precedenti, un’indagine a più voci tesa a circoscrivere un contesto che, nella sua stra-ordinarietà, non consente nessun riferimento con il passato: in questo trova la sua origine l’iniziativa “Schegge di Resilienza” promossa dal Teatro Tor Bella Monaca di Roma, costruita sulla successione di brevi interviste non rivolte a chi fa teatro ma al pubblico che lo abita.

Nella scelta di un format inedito che si rivolge allo spettatore rendendolo parte attiva di un processo di consapevolezza, emerge e si evidenzia l’assoluta necessità dei destinatari del teatro, di coloro che nel periodo precedente alla pandemia ne hanno occupato la platea rendendo possibile il verificarsi di un avvenimento “unico e irripetibile”.

È nell’ambito del programma di iniziative culturali “Roma Culture” che il TBM di Roma realizza in diretta streaming due nuovi appuntamenti: se il 14 aprile Claudia e Giampiero hanno espresso nostalgia nei confronti di un teatro che ad ogni sua replica rende possibile “l’abbandonarsi ad un sogno“, il giorno seguente è stata la volta di Naomi e dei suoi genitori che da sempre vivono il teatro come unico mezzo che consenta di “ridere e piangere delle stesse cose con persone che non si conoscono”.

Se i medesimi interrogativi rivolti a più persone hanno condotto a suggestioni di volta in volta diverse, irriducibile fil rougedell’intera iniziativa è il riscontro di un evento teatrale che diviene ad oggi elemento di nostalgia per coloro che erano soliti assistervi, realtà “essenziale” e “familiare”, irrinunciabile spazio di confronto.

“L’assenza del teatro è l’emblema della mancanza di libertà“- fin dalla prima intervista emerge la concezione del palcoscenico e di ciò che vi accade come unico mezzo in grado di aprire la mente, di questionare sulla realtà rappresentandola nella sua complessità: osservato nelle sue multiformi declinazioni lo spettacolo produce sulla platea un’esperienza non reiterabile in altre forme artistiche permettendo da un lato un momento di evasione, dall’altro uno spazio entro cui è possibile riconoscersi, riflettersi.

Idea trasversale che permea ognuna delle video interviste è il sentimento di “resilienza” che rappresenta nella realtà artistica attuale la tenacia, l’intramontabile speranza di fronte ai tragici eventi della pandemia in corso: il teatro sopravvive grazie a chi lo crea e a chi lo guarda e ne afferma senza riserve  l’aspetto vitale ed essenziale.

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